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Resoconto viaggio 2003-2004

Viaggi > Tunisia

"Pupette nel deserto"finale della gruppo torinese di BnD
Il gruppo di Torino di BnD coordinato da Federica era composto da 5 vetture:
il Pajero verde del '94 di Federica e Stefano, Discovery TDI200 bianco di Fabio (fgiuliani) e Lucia, Discovery TDI300 grigio scuro di Igor, Daniela e la piccola Katia (15 mesi), Discovery TD5 blu del sottoscritto e di Fabiola con a bordo le due bimbe Erica (10 anni) ed Irene (5 anni), Freelander di Licio, Fabrizia ed Ilaria.
Il nostro viaggio è iniziato con imbarco a Genova il 24/12 e si è concluso con il rientro il 7/01. mia partecipazione al gruppo è stata possibile (e ci tengo a netterlo in evidenza) grazie alla solidarietá ed all'aiuto dell'amico Riccardo [Kaneda03] che ha ospitato in mia assenza la mia canessa Kira: senza questo aiuto non mi sarebbe stato possibile allontanarmi da casa. missione per BnD era di consegnare vestiti e materiale didattico nei pressi di Douz tramite il contatto locale Brahim amico di Federica e, se possibile, raggiungere e consegnare scarpe e vestiti ai bambini nomadi che si sarebbero incontrati nelle escursioni all'interno delle zone desertiche. mezzi e le attrezzature sono stati preparati con cura, il carico è stato stivato sul grande portapacchi del mio Discovery, ed all'interno delle altre auto meno cariche. Per evitare problemi di frontiera riscontrati da spedizioni precedenti, abbiamo evitato di renderci visibili attaccando gli adesivi di BnD e mascherando il carico esterno della mia macchina con un teli di plastica. Cosí facendo i controlli doganali sono passati senza discussioni. La rassicurante presenza dei nostri bambini ha fatto il resto. , la burocrazia, la disorganizzazione italiana (GNV) e tunisina (dogana) e l'enorme folla di migranti in rientro per le festivitá ha reso estenuanti le fasi di imbarco, sbarco e controlli doganali. Tre ore di attesa al gelo della tramontana di Genova, partenza con due ore di ritardo, altre tre ore perse a Tunisi... Risultato: le 22 ore nominali del viaggio si sono tradotte in una catena infinita di attesa e ritardi che alla fine ci ha fatto uscire dal porto di Tunisi alle 3.30 di notte del 26! una breve dormita ad Hammamet, siamo ripartiti alla volta di Douz, giungendovi ormai al buio. Da evidenziare in particolare il bellissimo itinerario collinare che porta a sbucare sul Chot El Jerid nei pressi di Kebili. consegna del materiale di BnD è andata bene, senza intoppi. La guida Brahim ha fatto in modo che i materiali fossero consegnati ai capi delle comunitá di Douz, Sabria, Zaafrane, El Faouar. Tutto si è svolto con estremo ordine e cordialitá. piccolo momento di tensione si è verificato solo durante una distribuzione di occhiali da sole ai bambini di El Faouar. L'assedio dei ragazzini e la corsa all'accaparramento sono stati particolarmente pressanti. L'intervento di alcuni adulti locali ci ha tolto d'impaccio. localitá dove abbiamo consegnato il materiale erano estremamene povere e qualunque cosa gli si offra viene accettato con grande gratitudine. Sono stati momenti indimenticabili per tutti, cose che lasciano molto da meditare sul nostro stile e tenore di vita. il grosso delle consegne per BnD, ci siamo dedicati alla realizzazione del nostro programma di viaggio, che prevedeva la visita al sito di Tembaine, raggiungere Ksar Ghilane intercettando al rientro la direttissima da Douz, riprendere la Pipeline e dirigerci (tempo permettendo) verso Matmata oppure rientrare passando da El Faouar, Nefta, e da lí percorrere la pista di Rommel da Chebica verso Tamerza e rientrare infine ad Hammamet. realtá il programma, come spesso accade, è stato stravolto dagli eventi, dagli imprevisti e dagli errori dovuti alla nostra scarsa esperienza. parte la prima notte trsascorsa in albergo a Douz, ci siamo accampati per due giorni presso il "campeggio" di Sabria. Si tratta di un ex-forte della Legione Straniera ora utilizzato come struttura di appoggio per una tendopoli fissa ed un area di campeggio. Pajero "Giuditta" di Federica e Stefano ed il Discovery 300 "Teo" di Igor e Daniela erano attrezzati con una Maggiolina ed un Air Camping. Fabio e Lucia dormivano dentro al loro Discovery 200 "Arturo", la mia famiglia e gli altri in tenda. Va detto che la stagione è stata particolarmente rigida: il tempo è stato variabile, di giorno l'aria fredda raramente era superiore ai 14 gradi, (piú spesso sotto...) mentre di notte la temperatura scendeva a 2 gradi sopra zero. del carico di Bnd, prima variazione di programma: partenza alla volta di Tembaine ma passando dalla Valle delle Rose partendo da Sabria e non da Douz. Il percorso iniziava subito su sabbia, la pista si è ben presto persa nelle dune, la giornata era ventosa e fredda. percorso si è rivelato subito piuttosto difficile. I punti GPS che avevamo ci giudavano su un percoso complesso poco adatto alla nostra prima esperienza. piantamenti del Freelander erano scontati, ma il mio TD5 con ETC mi ha davvero deluso perché si comportava poco meglio. Solo nei giorni successivi sono risucito a capire come l'elettronica voleva che il mezzo fosse condotto per essere sufficientemente efficace. Superioritá dell'uomio rispetto alla stupida logica elettronica... numerose incertezze ed insabbiamenti, ci siamo accorti che il 300 di Igor perdeva parecchio gasolio. Diagnosi: una incrinature sulla saldatura del beccuccio del tubo carburante sul corpo della pompa a membrana. Questa pompa, pesca il gasolio dal serbatoio per inviarlo al filtro. Abbiamo tentato una riparazione in loco con resine epossidiche ma con scarso successo perché il vento e la sabbia non consentivano lo smontaggio e non era possibile tenere pulito il pezzo dal gasolio perché trafilava anche a motore spento. inconveniente e la severitá dell'ambiente circostante ci ha fatto rinunciare alla meta e ripiegare su Douz, dove il meccanico locale ci ha fornito il suo supporto... morale e l'accesso alla sua "officina" per la nostra opera di bricolage. Acquistato del bicomponente a base metallica e smontata la pompa, la riparazione è stata abbastanza agevole e ci ha consentito di ripartire da Douz alle 12,00 del giorno dopo. Campo intermedio nella spianata con piccole dune del deserto sassoso che porta a Tembaine, poi il giorno dopo la grande sfida per la nostra inesperienza: il superamento dei cordoni di dune che si trovano di fronte a Tembaine. traccia GPS di cui disponevamo era probabilmente un po' troppo vecchia (la guida Polaris da cui sono stati recuperate le coordinate risaliva al 1996) perché ci ha guidato su un percorso difficle e piú lungo del dovuto: il primo cordone di dune sarebbe infatti stato superabile sul suo fronte piú basso e stretto, ma ce ne siamo accorti solo al ritorno. Poco male, è stata una bella palestra di pala, strop, piastre da sabbia. Alla fine della giornata il mio Discovery ("Anacleto" secondo la moglie), guidato anche da Fabiola, si era comportato finalmente in modo degno ma aveva perso il paraurti posteriore a causa delle molte botte ricevute negli insaccamenti delle dune. Il 300 di Igor aveva perso uno dei copri-spigoli del suo paraurti posteriore, il Freelander di Licio (trascurando gli arrosti di frizione dovuti all'assenza delle ridotte) aveva lo scudo incrinato ed uno dei supporti rotto. le dune erano alle nostre spalle e Tembaine ci appariva di fronte in tutta la sua bellezza, ancora lontana ma finalmente raggiungibile: due imponenti sporgenze rocciose che si ergono maestose sulle dune dell'Erg. Un panorama davvero magnifico ed unico che ci ha ripagato delle fatiche fatte. quindi raggiunto le formazioni rocciose di Tembaine nel tardo pomeriggio dell'ultimo giorno del 2003 e preparato il campo notturno in un posto che sembrava riparato dal vento, iniziando la preparazione del "cenino" di fine anno. 'inclemenza del tempo (freddissimo e ventoso) ci ha fatto "stroppare" lo spumante prima delle dieci di sera, subito prima di esaurire la scarsa legna trovata e ritirarci nelle nostre tende. Subito prima di mezzanotte ci ha pensato il tempo a "farci la festa". Diluvio di acqua, sabbia, vento teso a raffiche. primo dell'anno ci siamo rimessi in marcia presto sulle dune fradice d'acqua, ancora piú infide del giorno precedente perché scivolose e pastose. Superato il primo cordone, dopo un clamoroso impiantamento del peraltro ottimo Pajero (Giuditta) che, guidato prevalentemente da Stefano, fungeva sempre da apripista agli altri, ci siamo accorti dell'errore del giorno precedente ed abbiamo suprato il secondo cordone senza incontrare alcuna difficoltá. la fatica accumulata e lo scarso sonno dovuto alla tempesta notturna ci hanno consigliato di ripiegare su Douz senza riallacciarsi alla direttissima per Ksar Ghilane come da programma. in albergo e il giorno dopo, l'incontro con Franz (che sembrava aver risolto i problemi della sua frizione) e con il Defender 110 di mio fratello con il quale abbiamo condiviso la "gitarella" Douz-Ksar Ghilane lungo la Pipeline. 'oasi di Ksar Ghilane sarebbe incantevole, ma è ormai diventata un grande campo base per i fuoristradisri dalle due ruote in su. E come tutte le grandi concentrazioni ha i suoi limiti perché concentra anche la gente poco rispettosa della natura e degli altri. la bellezza della sorgente termale che l'oasi contiene è minata dal continuo chiasso dei motori a scarico libero dei piú scalmanati, sempre occupati a mostrare inutilmente i muscoli dei loro preparatissimi mezzi. l'oasi la mattina del 2 gennaio diretti verso Nefta con l'intenzione di percorrere la pista che si stacca dalla strada di confine con l'Algeria verso l'interno del Chot El Jerid. peró ancora una volta non valutiamo bene i tempi e giungiamo all'inizio della pista in ritardo. Percorrerla significherebbe fare campo a metà strada e visto i tempi ristretti e l'incognita sulle condizioni della pista, la maggioranza decide di rinunciare.e di prendere la strada lungo il confine. La giornata è caratterizzata dal cielo velato dalla sabbia trasportata dal vento. È una modesta tempesta di sabbia, molto coreografica ma che non crea grossi problemi. meta della giornata, raggiunta ormai di notte, era considerata irrinunciabile per i "bambini" del gruppo (non faccio nomi ma non sono quelli anagraficamene piú piccoli...), il set dismesso di "War Stars" di Lariguette, vicino a Nefta. Qui il gruppo si è diviso per la notte: i tre equipaggi dei Discovery (Arturo, Teo e Anacleto) si accampano con le tende mentre gli altri ripiegano in albergo causa freddo, raffreddori e fobia da campo. l'ultimo campo sulle dune che circondano il nostro obbiettivo turistico. Incontriamo ancora una volta un tunisino gentilissimo che ci guida al buio tra le dune in un luogo appartato, ci prepara fuoco, l'immancabile the ed il pane cotto nella sabbia e ci tiene compagnia per tutta la sera. Bruciamo per scaldarci anche due delle nostre "piastre da sabbia" in pura fibra di legno che si sono rotte durante l'uso. mattino ci svegliamo e poco dopo giungono due dromedari con i relativi conduttori per la gioia delle pupette del deserto che ci rimediano l'ultimo giretto in dromedario. Ripartiamo dopo il ricongiungimento del gruppo e la visita al set dismesso alla volta di Tozeur dove ci dividiamo nuovamente. Questa volta Igor desidera affrettare l'arrivo ad Hammamet per permettere a Katia (la pupetta piú piccola) di riposarsi in albergo ed "Arturo" con Fabio e Lucia li accompagnano anche perché hanno giá visitato in moto le oasi che ci accingiamo a visitare. quindi noi, "Giuditta" ed il Freelander. Visitiamo Chebika, una stupenda oasi costruita dentro ad una spaccatura della catena montuosa, poi Tamerza, unica oasi di montagna dove i palmeti svettano in mezzo alle rocce delle montagne. Io e Stefano vorremmo percorrere la pista di Rommel che solca le montagne vicine ma veniamo nuovamente rimessi in riga dalla maggioranza che punta severa il dito sull'orologio. í si riparte sull'asfalto alla volta di Hammamet, unica consolazione un tramonto spettacolare che, tingendo di rosso le montagne attorno a Tamerza, conclude giornata e vacanza. giorno dopo, ancora divisi, noi ci dedichiamo alla visita della medina di Tunisi, mentre gli altri preferiscono passare la giornata al mare visitando il promontorio che si trova sopra Tunisi. L'appuntamento è al porto di Tunisi alle 17,30 per fare la lunga coda per il chek-in prima d'imbarcarci sulla nave che ci riporterà a casa. considerazioni sugli aspetti piú tecnici. se alla fine il Freelander si è comportato piú che onestamente ed ha raggiunto le stesse mete degli altri mezzi piú specializzati, è bene sconsigliare questo genere di uso su di un mezzo non dotato di marce ridotte. Il rischio di bruciare la frizione è reale.
Il Pajero "Giuditta" di Federica e Stefano, pur molto carico e con la maggiolina sulla testa, si è comportato davvero in modo impeccabile, meritandosi (duro da ammettere per un Landista) il punteggio maggiore come arrampicatore delle dune. "Arturo", il 200 di Fabio e Lucia, pur praticamente senza ammortizzatori, si è comportato ottimamente. Segue lo stracarico "Teo", il 300 di Igor ed il mio TD5 "Anacleto", davvero handicappato dall'assenza del blocco differenziale centrale e dall'eccessivo sbalzo posteriore che caratterizza le ultime versioni dei Discovery. se alla fine abbiamo capito che sfruttando la grande disponibilitá del motore TD5 è possibile superare gli stessi ostacoli superati dagli altri Discovery, mi sono dovuto convincere che il TD5 cosí come mamma Land l'ha fatto non è adatto ad un uso di questo tipo. Mi sono pertanto giá attivato per valutare la possibilitá di riabilitare il blocco centrale escludendo l'elettronica e per risolvere i problemi dei paraurti. assi di legno da 30 mm per 1.5 m di lunghezza e 300 mm di larghezza che abbiamo provato ad utilizzare per risparmiare sull'acquisto delle piastre (non per avarizia ma per esaurimento tetto spese) si sono comportate onestamente: ci hanno tolto d'impaccio pur rompendosi durante l'uso. Sono quindi da considerare una valida alternativa "povera" ma occorre dimensionarle con piú generositá, arrivando a spessori di almeno 50 mm, ed abbondare con il numero: meglio averne una coppia per auto per sicurezza. Poi ci hanno scaldato molto bene l'ultima notte...




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