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Turchia 2005
Siamo partiti da Torino nella mattinata del 2 agosto. La prma notte la passiamo a Otocec in Slovenia in un piccolo campeggio sulle rive di un laghetto.
Durante la notte piove e continua a farlo anche nella matinata. Arriviamo alla frontiera con al Croazia che sono le 10,15 circa. Continua a piovere a dirotto.
Ci fermiamo a mangiare in autostrada e arriviamo alla frontiera con la Serbia che sono le 15,00 circa. Ci fermiamo a mangiare pochi chilometri dopo Nis in un posto da camionisti dove mangiamo bene e abbondantemente.
Proseguiamo e decidiamo di accamparci deviando dalla strada principale che sono le 23,00 passate. E' buio e continua a piovere, non si vede molto ma troviamo un posto che ci sebra appartato sulle rive di un torrentello. Veniamo svegliati alle 5,30 del mattino da un violento temporale. Smontiamo a precipizio il campo per paura di non riuscire a tornare sulla strada dallo spiazzo in cui ci troviamo a causa del fango. Alee 7,00 arriviamo alla frontiera con la Bulgaria, dopo un fallito tentativo di fare colazione in un area di servizio, dove a causa di un computer rotto non funzionava niente. Ci mettiamo pazientemente in coda. Le cose vanno a rilento, ma è inutile agitarsi. Varchiamo il confine con la Grecia a Kulata e proseguiamo per Thessaloniki con l'intenzione di fermarci qualche giorno in Calcidica per fare mare, ma arrivati lì cambiamo idea a causa di neri nuvoloni che continuano a seguirci e decidiamo di preseguire per la Turchia. Ci fermiamo a dormire a pochi chilometri da Kavala, nell'entroterra, nei pressi di un agriturismo molto carino.Il 5 agosto passiamo la frontiera con la Turchia nelle prime ore del pomeriggio e alle 21,00 (ora locale) attraversiamo i Dardanelli a Gelibolu e troviamo un posto per dormire oltre Cannakale presso un ristorante sulla spiaggia dove ceniamo.Il giorno dopo visitiamo Assos, ma visto le condzioni della strada per arrivarci, il posto non ne vale la pena. La sera arrivamo a Bergama dove riusciamo a visitare l'acropoli prima di accamparci in un uliveto in mezzo un mare di fango, dato che a tratti ha contiuato a piovere. Il mattino dopo visitiamo l'asclepeio e ci dirigiamo alla volta di Efes, dove arriviamo verso ora di pranzo.Dopo la visita all'acropoli ci dirigiamo a Pamukkale dove ci aspetta una delusione. E' l'unico posto dove veniamo assaliti dai locali che vogliono portarci a tuti i costi o nel loro ristorante o nel loro campeggio e fatichiamo a liberarcene.
Il posto è completamente stravolto rispetto a come l'avevo visto 25 anni fa e la delusione è grande. Anche Carlo e Stefano che non l'avevano mai visto, rimangono delusi. Unica aggiunta positiva rispetto alla mia precedente visita, la scoperta delle rovine di Hierapolis che all'epoca non era ancora stata riportata alla luce. Ripartiamo delusi diretti in Cappadocia dove arriviamo la sera del giorno dopo a Goreme, per andare a dormire alla Kelebek Pension, un albergo molto bello con le stanze una diversa dall'altra e una vista spettacolare su Goreme. Il giorno dopo vistiamo Avanos, la città sotterranea di Derjnkuyu e la Valle Rosa. Passiamo anche a salutare Faruk, il proprietario del negozio di tappeti che si trova nella piazza di Uchisar, ai piedi del castello.
Faruk è una vecchia conoscenza di Stefano e Federica e ci accoglie come vecchi amici. Qui conosciamo anche Enrico, un italiano che da anni passa le sue estati nel negozio di Faruk a spiegare tutto sui tappeti orientali a chi entra in negozio. Il giono dopo proseguiamo la visita della Cappadocia, visitando la valle si Soganli, dove pranziamo al ristorante che c'è all'ingresso della valle.
Il posto ci è stato indicato da Enrico, mangiamo bene in mezzo al verde, all'ombra degli albicocchi. Visitiamo anche gli inizi degli scavi di Sobesos e parliamo con l'archeologo che sovraintende i lavori. Al momento poco è stato riportato alla luce, ma si aspettano di trovare un sito di dimensioni maggiori di Efes. Proseguiamo per il monastero di Keslik e dopo una doccia in albergo andiamo a cena da Faruk, dove conosciamo un'altra persona interessante di nome Veli che di mestiere fa la guida turistica. E' il 12 agosto, quando partiamo dalla Cappadocia diretti verso il Nemrut Dagi.
Prendiamo la strada per Malatya, ma ad un certo punto deviamo per strade sterrate (sentiamo la mancanza dello sterrato e la tentazione è forte), ma non siamo ben attrezzati, nè con le cartine (ne abbiamo due poco dettagliate), ne con le mappe del gps, per cui nel giro di poco ci perdiamo in mezzo alle montagne del massiccio del Tauro. Lo spettacolo che si presenta ai nostri occhi, vale sicuramente la pena di esserci persi in mezzo a queste montagne brulle, ma con i fondovalle verdissimi, coltivati da gente che vive fuori dal tempo. Ritroviamo l'asfalto che è buio pesto e arriviamo a Adiyamad che sono le 23,30. Ci fermiamo a dormire lungo la strada, nel parcheggio di un distributore, dove i gentilissimi gestori, ci offrono un the mentre apriamo le tende. Fa un caldo incredibile nonostante l'ora ci sono quasi 30°C ed è terribilmente umido. Il mattino dopo arriviamo sul Nemrut Dagi a metà mattinata. Lasciamo le macchine e dopo una preve caminata, arriviamo ai piedi del tumulo. Dal posto si gode di una visuale stupenda e vediamo molto bene una parte del lago generata dalla diga di Ataturk sul fiume Eufrate. Proseguiamo la visita della zona, visitando le rovine di Eski Kale e di Yeni Kale e il ponte romano di Septimius Severus.
A questo punto comincia il viaggio di ritorno che ci riporta a Goreme dove visitamo ancora la Valle Bianca. Il giorno dopo partiamo alla volta di Istambul. Arriviamo a circa 10 chilomentri da Istambul e ci fermiamo a dormire su di una piazzola dell'autostrada dove conosciamo una famiglia italiana in camper che ci parla dell'isola di Bozcaada, per cui decidiamo di andare li a fare qualche giono di mare prima di tornare il Italia.
Facciamo il ponte sul Bosforo e rifacciamo il traghetto sui Dardanelli per andare a prendere il traghetto che in circa 35 minuti ci porta a Bozcaada, un isoletta turca famosa (tra gli amanti del vino) per la produzione del cabernet.
Infatti al porto conosciamo un enologo di Asti che da anni va sull'isola per lavoro e si meraviglia vedendo degli taliani, visto che il posto è fuori dal circuito turistico italiano. L'isola somigla molto a un isola greca ed molto piccola (meno di 20 Km il lato più lungo) ed è la meta dei ricchi di Istambul.
Qui passiamo due giorni accmpati sulla spiaggia. Il 19 agosto torniamo sulla terra ferma e riprende il viaggio di ritorno in compagnia di centianaia di immigrati turchi che come noi stanno per finire le ferie e devono tornare in Germania. Durante il viaggio dormiamo in Bulgaria (in un parcheggio per camion) e in Serbia, vicino al confine con la Bosnia. Posti che danno i brividi, ma non ci sono alternative.
Arriviamo a casa nella notte tra il 21 e il 22 agosto, sotto una pioggia torrenziale che ci ha accompagnato per tutto il tragitto attraverso i Balcani.