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Resoconto Viaggio 2008-2009

Viaggi > Algeria

ALGERIA 20 dicembre 2008 - 6 gennaio 2009

Equipaggi:
" Fabio e Lucia
con Arturo, Land Rover Discovery TDI200;
" Franco e Martine
con il solito anonimo Patrol TR;
" Maurizio, Gabriella, Marta e July
con Pigra, Land Rover Defender 110 TD5;
" Carlo, Fabiola, Erica, Irene e Kira
con Granpasso, Land Rover Defender 110 TD5.

Premessa
L'idea di questo viaggio era da tempo in cantiere ed aspettava di essere realizzata. Purtroppo la distanza ed i costi connessi ad un viaggio in Algeria sono elevati, in quanto le agenzie algerine seguono tutte la prassi di far pagare oltre ai giorni di scorta effettiva al gruppo anche i giorni necessari per il trasferimento della guida dalla sua sede alla frontiera e viceversa. Visto che spostarsi dal sud (che sia Djanet o Tamanrasset) alla frontiera di Taleb Larbi occorrono 3 giorni ad andare ed altrettanti a tornare, ne segue che per il costo della guida, bisogna conteggiare 6 giorni in più, facendo così lievitare i costi di ben 780 euro.
Inizialmente il percorso individuato da Carlo era l'anello che porta a sud da Ghardaia, In Salah, Tamanrasset, Assekrem, Hoggar, Djanet, Illizi, In Salah, Ouargla e uscita in Tunisia. Ma questo giro richiederebbe almeno 4 settimane.
Contattiamo l'agenzia di Oriana Del Bosco, la quale ci dice che con il tempo a nostra disposizione (18 giorni) è possibile fare il percorso Ouargla, Hassi Messaoud, In Salah, Illizi, Djanet, Erg d'Admer, Tadrart e ritorno sulla stessa strada dell'andata..
Col senno di poi, ci sarebbero volute 3 settimane piene almeno e anche così l'Erg d'Admer sarebbe stato toccato solo di striscio.
Il Tadrart, la regione che abbiamo visitato in questo viaggio, richiederebbe già da sola più tempo di quanto abbiamo potuto dedicarle in questo giro pur tralasciando di fatto l'Erg.
Rivedendo l'itinerario, le foto e ripensando al viaggio, l'impressione è comunque positiva: il giro è stato intenso e condotto a ritmi serrati ma ci ha permesso di visitare il Tadrart in modo abbastanza approfondito. L'impressione di aver sbagliato le quote che avevamo accumulato i primi giorni è svanita all'arrivo a Djanet e con l'ingresso nel pianeta Tadrart tutta l'attenzione ed i bei ricordi del viaggio si concentrano e si fissano sulle bellezze in esso contenute.

20.12.08
Finalmente arriva il grande giorno.
Ci svegliamo di buon ora per completare i preparativi e partiamo verso le 11,30 alla volta del porto di Genova, dove alle 17,00 dovrebbe partire la nostra nave. Questa volta ci siamo rivolti alla compagnia CoTuNav (la compagnia tunisina) e abbiamo i posti prenotati sulla Carthage.
Incontriamo alla prima area di servizio, dopo la deviazione di Alessandria, Maurizio, Gabriella e Marta con la loro cagnolina July. Arrivano da Agra e sono alla prima esperienza "africana".
Arrivati al porto ci attende Eugenio di Desertica l'associazione con cui facciamo gruppo per ottenere le agevolazioni gruppi sul traghetto.
Le operazioni d'imbarco sono iniziate da un po' quando terminiamo i controlli di polizia e il traghetto parte con circa due ore di ritardo, mentre siamo comodamente seduti al ristorante per la cena (compresa con la colazione e il pranzo del giorno dopo nel biglietto).

21.12.08
Arriviamo a Tunisi che sono le 16,00 e c'è il sole e la temperatura è di 16°C. Grazie alle procedure di sbarco effettuate sulla nave nel giro di un'ora siamo fuori dal porto, ma dobbiamo aspettare quasi un'altra ora l'arrivo di Fabio e Lucia rimasti bloccati in una file da macchine tunisine che venivano "smontate" dai doganieri. Partiamo subito diretti a Nefta, dove dobbiamo assolutamente arrivare in nottata: la guida algerina ci aspetterà all'indomani in frontiera alle 10 del mattino e la distanza da percorrere è di più di 750 km. Ci accorgiamo subito che questo sarà un viaggio da vivere (ahi noi...) a ritmi serrati... Da subito ci tocca rinunciare a malincuore al kebab del solito chiosco in Avenue Habib Bourghiba.
Ci dirigiamo verso Kayrouan, poi verso Gafsa, Tozeur ed infine a Nefta.

22.12.08
Arriviamo a Nefta alle 3,30 del mattino. Decidiamo di andare in albergo e troviamo alloggio all'Hotel Marhola (30 dinari a testa gli adulti, 20 dinari a testa le bambine) e ci permettono anche di portare il cane in stanza. Non è molto ben tenuto ma nel complesso e pulito.
Sveglia alle 8,00 e arrivo ad Hazoua, la frontiera tunisina alle 9,45. In meno di mezzora facciamo le necessarie pratiche e ci ritroviamo a percorrere i 4-5 Km di terra di nessuno che ci separano da Taleb Larbi, la frontiera algerina. Sono le 10,30 e troviamo ad attenderci la nostra guida. Si chiama Lamine, subito ci colpiscono due cose di lui: la voce pacata dal tono basso, quasi un sussurro, e... un mitico giaccone che ha un disegno "natalizio", fiocchi di neve e renne.
La frontiera è quasi deserta, ma nonostante tutto le cose vanno avanti a rilento e quando comincia ad arrivare i pulmini-bus e le auto di abitanti locali, tutti ci passano davanti come se fosse cosa del tutto scontata, senza che nessuno dei funzionari dica niente. Alla fine, Lamine prende i nostri passaporti e si mette in coda lui, anche la pazienza degli africani ha un limite.
Intanto in frontiera accadono le cose più impensabili per la nostra cultura: i gruppi di gente locale approfittano della pausa per l'attesa dell'ispezione bagagli per far salotto. Un gruppo di donne chiacchiera rumorosamente e apre festeggiare qualcosa che non capiamo, poi fanno picnic. Irene e Marta si mettono a giocare a biglie scavando la pista in un aiuola di sabbia: i locali guardano incuriositi facendo capannello attorno a loro che continuano a giocare imperturbabili. Sgranocchiamo anche noi qualcosa, un po' di nascosto.
Sono le 15,30 quando finalmente riusciamo a passare. Lamine recupera la macchina e due compagni di viaggio, Tayeb che ci accompagnerà per tutto il viaggio e un altro, il proprietario della macchina (un Toyota Hilux doppia cabina recente e ben tenuto).
Il paesaggio che si presenta ai nostri occhi è subito sabbioso con dune non molto alte. Da subito, si sfila accanto ad impianti di estrazione petrolifera o a segnalazioni che ne indicano la prossimità.
Non facciamo molta strada, attraversiamo El Oued e ci fermiamo verso e 18,00 ci fermiamo a fare campo a una ventina di chilometri da Touggourt, (circa 170 km dalla frontiera di Taleb Larbi).
Primo campo nella sabbia e prima sabbia per Maurizio, il battesimo! Niente di impegnativo, un piccolo aperitivo: dieci minuti di guida per allontanarsi dalla strada N3 per imboscarsi tra le basse dune.
Qui le nostre guide ci preparano la "soup Tuareg" con la farina e le verdure acquistate a El Oued. Si tratta, ci dicono, del tipico piatto Tuareg e consiste nel pane cotto nella sabbia, fatto a pezzi e bagnato con un brodo preparato con verdure e spezie.

23.12.08
Ci svegliamo tardi per recuperare un po' del sonno perduto per l'attraversamento della Tunisia e troviamo le tende tutte bagnate a causa dell'umidità per cui tardiamo a disfare il campo per dare il tempo alle tende di asciugarsi. Ci rallenta anche la necessità di riorganizzare il carico, tipico della prima sosta.
Ancora non ci rendiamo esattamente conto di ciò che ci aspetta e della lentezza del lunghissimo trasferimento che abbiamo davanti, circa 1700 km dal confine a Djanet, questo è noto, ma non sappiamo ancora che tipo di strade saranno ne' delle lungaggini delle pratiche di polizia e dei controlli.
Partiamo che sono le 9,50, ci fermiamo a Hassi Messaoud dove acquistiamo il necessario per fare il couscous e la farina per il pane da cuocere nella sabbia, anche questa sera Lamine ci preparerà la cena.
Mentre facciamo compere al mercato, i ragazzini si divertono a tormentare Kira: giocano al "gioco dell'adrenalina", che consiste nell'avvicinarsi al cane fino a quando questo non si allarma, abbaia e fa cenno di rincorrerli, momento che fa scattare il fuggi fuggi totale. Sono noiosi ed insistenti, ma è così quasi ovunque in nord Africa. Gli adulti invece spesso si avvicinano tentando il contatto ed il dialogo.
Siamo già in ritardo sulla tabella di marcia e sappiamo già che questa sera sarà obbligatorio fermarci entro le 17,30 perché ai turisti è vietato viaggiare con il buio.
Attraversiamo Ouargla, e Hassi Messaoud, percorriamo circa 350 km, troppo pochi.
Anche il percorso di oggi è bello, dune, alcune rocce affioranti, la strada è buona ma ci sono diversi posti di controllo militari che fanno perdere tempo e rallentano il viaggio.
Campo notturno nelle dune. La sera gustiamo il couscus fatto da Lamine, ottimo.


24.12.08
Riusciamo a partire alle 8,00 con l'íntento di recuperare almeno in parte il tempo perso. I chilometri da fare sono tanti, le strade peggiorano, costeggiando l'Erg: a volte piccoli lembi di sabbia invadono la carreggiata colorando il nero asfalto di arancione. Oggi riusciamo a percorrere 700 km, superiamo In Amenas e ci fermiamo in un magnifico Erg sulle dune circa 20 km dopo.
Restiamo letteralmente ammaliati dal paesaggio e dai colori che si presentano al tramonto, con la luce del sole che colora di un color ocra intenso ogni cosa. I bambini e cani possono scatenarsi in salite e discese dalle dune come fossero sulla neve in montagna.
È la sera di Natale, e Maurizio tira fuori dal cilindro dei regalini per tutti. Si festeggia al meglio delle nostre limitate risorse. Siamo rincuorati dal fatto di essere finalmente riusciti ad avvicinarci a Djanet, anche se la lunga tappa è stata faticosa e ci ha costretti ad una lunga giornata di guida.

25.12.08
Partenza ore 8,00 alla volta di Illizi che raggiungiamo alle ore 10,30. Ancora una volta perdiamo molto tempo in attesa che Lamine faccia le pratiche con la polizia. Qui colpo di scena, un avvicendamento di auto e guidatore delle guide che senza spiegazioni trasferiscono i bagagli dall'Hilux ad un'altra macchina, un vetusto Toyota 61 diesel aspirato che non promette niente di buono. La guida della vettura passa ad Abdallah, che noi in un primo momento non conoscendone il nome, soprannominiamo "topino" visto la sua somiglianza con i topini del deserto. Non afferriamo il senso di questo cambio d'auto ma ci adeguiamo.
Facciamo la spesa al mercato e quando ripartiamo Fabio e Lucia vengono fatti oggetto di lanci di sassi da parte di alcuni bambini. Non ci sono conseguenze per nessuno, anche se l'episodio è sicuramente spiacevole. Sono le 12,30 quando riusciamo a partire dopo esserci mangiati un panino in macchina mentre aspettiamo che Lamine sbrighi l'ennesima pratica con la polizia.
Ci separano da Djanet ancora 350 Km, ma almeno da qui in poi pare non ci saranno ulteriori posti presidiati dei militari. La strada che da Illizi porta Djanet passa in una scenario bellissimo, ma definirla strada è sicuramente un azzardo. Il pessimo asfalto ci costringe a continui cambi di traiettoria per evitare i crateri sabbiosi che lo costellano. Al passaggio di un camion in senso opposto, il parabrezza di Maurizio viene colpito e quindi bucato, da un sassoCampo a circa 120 Km da Djanet. La nostra meta si avvicina…

26.12.08
Arriviamo a Djanet alle 11,00. Facciamo gasolio (altra praticha che da queste parti richiede il suo tempo) e Lamine si attiva per ottenere i visti per il Tadrart che è Parco Nazionale. Alle 12,30, otteniamo il primo "permessino": possiamo girare liberamente senza guida. Ne approfittiamo per sperimentare la cucina algerina trovando posto in un modesto localino dove mangeremo pollo arrosto e couscous. L'appuntamento con Lamine è per le 14,30. Terminato il pranzo, cerchiamo di reperire le provviste per i 5 successivi giorni di deserto. Trovare qualcosa di aperto è un'impresa, è venerdì, giorno di festa e il muezzin sta chiamando i fedeli alla preghiera. Facciamo quattro passi e veniamo agganciati da due Tuareg che ci portano al mercato-souk dove ancora è tutto chiuso. Al nostro arrivo, i commercianti aprono la loro bancarella per noi, ma nessuno riuscirà a fare affari. L'artigianato tuareg da queste parti è decisamente caro e con loro non c'è margine di contrattazione, prezzi europei e tutti uniformati, inutile visitare altri negozi.
Torniamo al nostro appuntamento ma quando torna la nostra guida dobbiamo ancora ripassare dal distributore per riempire le loro taniche. Sono le 15,30 quando riusciamo a partire lungo la strada ancora asfaltata che porta verso il confine con il Niger. Sappiamo bene che abbiamo solo due ore davanti prima di doverci fermare per fare campo, ma non importa ormai siamo nel Tadrart, la nostra meta.
A poche decine di km da Djanet, ecco la prima sorpresa: un breve percorso fuoristrada ci porta a visitare una scultura naturale che raffigura un elefante. Impressionante la somiglianza con l'animale. Riattraversiamo l'asfalto che lasceremo per i prossimi giorni inoltrandoci nel deserto ancora in marcia verso il sud.

27.12.08
La temperatura è una favola, si sta in maniche corte anche se poi di notte la temperatura scende fino a sfiorare lo zero.
Grazie ai GPS, riusciamo a realizzare il sogno di Maurizio, quello di oltrepassare il Tropico del Cancro. Appena il cursore degli strumenti oltrepassa la linea rossa sulla mappa, ci fermiamo a festeggiare fotografando l'evento. Gli algerini che ci accompagnano non capiscono ma si adeguano. Ripartiamo contenti ma dopo pochi chilometri ci imbattiamo nel corpo senza vita di quello che sembra essere un ragazzino di colore già essiccato dal sole. Ci dicono che probabilmente si tratta di un clandestino nigerino, la cui frontiera è a pochi chilometri. Sfortunatamente, dicono le guide, è una cosa che non capita raramente. Si fermano per seppellirlo coprendolo con un cumulo di sassi, mentre noi proseguiamo, abbiamo dei bambini e non sembra il caso di insistere anche perché nessuna delle bambine l'ha visto intente com'erano a giocare tra di loro.
È comunque una cosa che tocca tutti e la bellezza del luogo viene in qualche modo offuscata da questa evento e dalla tragedia di tutti gli uomini che per sfuggire la miseria preferiscono rischiare la vita in cerca di un futuro migliore attraversando deserti che possono uccidere anche in inverno.
Durante il percorso visitiamo bellezze naturali incredibili, archi grandi e piccoli, pinnacoli rocciosi, dune e sabbia che ricopre le scure rocce del Tadrart.
Per chi conosce l'Acacus libico o il Wadi Rum giordano questi spettacoli non sono nuovi, ma qui il deserto è più selvaggio e severo.
Non mancano neanche qui pitture rupestri che testimoniano l'antica presenza umana ed il fatto che migliaia di anni fa qui c'era savana, lo dimostrano le pitture e i graffiti che raffigurano giraffe, mufloni, scene di caccia, elefanti.



28.12.08
Giornata di deserto, graffiti e pitture rupestri. Percorriamo piste di ogni tipo: dalla sabbia alla pietraia, dalla spianata di fango solidificato a tratti coperti da diversi centimetri di polvere finissima. Attraversiamo ampi valloni e ci spostiamo da una zona all'altra attraversando passaggi a volte stretti. Il percorso è vario, il paesaggio alterna tratti aridi con zone dove crescono bassi cespugli che d'inverno appaiono quasi tutti morti, pronti a germogliare al momento opportuno. Le acacie africane non sono rare come in Libia e le loro caratteristiche chiome caratterizzano fortemente il paesaggio, come anche le loro dolorosissime spine.
Attraversiamo un alto cordone di dune divertendoci un sacco, l'auto delle guide non si dimostra all'altezza e riesce a fatica a scollinare. "Eppur si muove" ha stroncato la vita degli ultimi asini rimasti nel motore per fare questo passaggio...
La lunga discesa che segue è emozionante.
La sera facciamo campo sulle sabbie che lambiscono le rocce. Finalmente qui non ha senso contare i chilometri percorsi e ci i può rilassare e sgranchire visitando le tante bellezze naturali che si incontrano sul percorso.

29.12.09
Ancora deserto e graffiti. Oggi "Eppur si Muove" accusa la stanchezza del viaggio. Fora ripetutamente e riesce a proseguire solo grazie ad una camera d'aria regalatagli da Carlo. Ma al pomeriggio cede pure quella. Da sotto al rott... ohps, al Toy, esce però una ulteriore ruota di scorta che permette di riprendere il viaggio. La misura della ruota è diversa dalle altre ma... pazienza, gira e tanto basta!
Oltre ai graffiti, oggi è la giornata in cui possiamo ammirare "La Cathédrale", una imponente struttura naturale a più archi connessi che ricorda appunto una chiesa. Stupenda.
Nel pomeriggio una roccia raffigurante un cinghiale.
In serata arriviamo al campo tendato "Adman" di Oriana, la persona che abbiamo conosciuto a casa e che ci ha fornito l'invito per entrare in Algeria e la guida.
Facciamo campo... vicino al campo, ceniamo per conto nostro. Dopo cena però, veniamo invitati intorno al grande fuoco del campo per il the. Ci sono ospiti nel campo, una dozzina di turisti, tutti davanti al fuoco. Il personale algerino di Oriana festeggia l'arrivo dell'ultimo gruppo e del nostro cantando una filastrocca demenziale, mezza in Tamashek (lingua Tuareg), mezza in italiano, con qualche parola in inglese e francese. Si accompagnano con tamburi improvvisati con bidoni di plastica vuoti e la filastrocca coinvolge ad uno ad uno tutti i presenti.
La serata è rilassante e divertente, i lavoratori di Oriana sono bravi, cordiali e il loro amichevole atteggiamento favorisce la socializzazione.

30.12.08
Visitati ancora alcuni siti con graffiti, usciamo dal Tadrart. Percorriamo una pista dal fondo duro e molto sconnesso. Ci fermiamo su alcuni dossi sabbiosi (dunette) caratteristici: la sabbia chiara è "sporcata" in superficie da un leggerissimo strato di riporto nero che conferisce un aspetto molto particolare al paesaggio, con striature sfumate molto belle. Un momento di relax dove camminare a piedi nudi sulla sabbia finissima regala sensazioni di tranquillità indimenticabili. Anche per le guide il relax è completo, offriamo l'ennesimo caffè a Lamine, che ha dimostrato di apprezzarlo molto. Le bambine ed i cani giocano, July ruba le scarpe di Marta e si fa rincorrere. Si riparte, e sulla pista Abdallah ci stupisce con una performance corsaiola mai vista: la sua guida sul tole ondulè è sciolta e velocissima, fatichiamo a stargli dietro! Lasciata la pista, si torna sull'asfato che congiunge Djanet al confine di Ghat con la Libia (frontiera chiusa per noi "occidentali")
A pochi chilometri da Djanet, una deviazione ad ovest ci porta su una pista su dunette sabbiose che porta al sito archeologico de "La vache qui pleure", una roccia isolata sulla quale si può ammirare una splendida incisione rupestre raffigurante delle mucche. Ci spiegano che la roccia è nel mezzo del corso di un antico wadi (torrente pluviale) e che la tradizione racconta che gli animali raffigurati nella roccia venivano lambiti dalle acqua del corso fiume come per abbeverarsi, mentre quando il corso d'acqua è vuoto restano raffigurati gli animali che sembrano piangere per la siccità.
Pranziamo davanti a questo sito e ripartiamo, ma percorsi pochi metri la macchina di Franco si ferma due volte. Pare entri aria nel circuito di alimentazione. Franco risolve rapidamente il problema eliminando un prefiltro decantatore del gasolio.
Arriviamo a Djanet alle 15,00. Lamine, Abdallah e Tayeb vanno agli uffici del parco del Tadrart per comunicare il nostro ritorno, noi invece facciamo la spesa. Questa volta senza la loro supervisione.
Per una serie di piccoli ritardi e disguidi ripartiamo solo al tramonto. Il viaggio di rientro è iniziato, ripercorriamo a ritroso la strada che ci ha condotto a sud.
A circa 20 chilometri dal paese Lamine esce dalla strada asfaltata, punta alle dune sulla nostra sinistra e ci porta senza esitazioni verso un catino riparato dal vento. Siamo sulle prime dune dell'Erg Admer.
Scopriamo che "Eppur si Muove" ha un grosso problema, un manicotto dell'acqua è rotto e perde molto. Il guasto viene riparato da Lamine grazie ad un vergognoso trapianto di un manicotto Land Rover di Fabio sul vecchio Toyota. Il pezzo alieno viene accettato dal mezzo nipponico, forse perché in trent'anni e più di servizio in Algeria pure l'auto si è dimenticata le sue origini...
Lamine lascia il campo al buio, pensiamo voglia sperimentare il mezzo ma il tempo passa e non torna. Il Silenzioso e Topino aspettano davanti ad un misero fuocherello: scopriamo che non hanno legna ne' viveri, pare che il vero scopo della partenza di Lamine sia per questo motivo. Non sembrano preoccupati, ma accettano di buon grado la pasta che gli offriamo. Lamine rientrerà solo a tarda notte, quando tutti dormono già.

31.12.09
Lasciato il campo, facciamo qualche duna, ma le salite delle dune si dimostrano troppo ardue per la provata macchina di Abdallah... Non ce la fa proprio, per cui lasciamo la sabbia e ci dirigiamo verso l'asfalto. Troppo presto per i nostri gusti.
Poco dopo, sull'asfalto, veniamo superati da un Toyota che corre come un matto, si affianca alla macchina delle nostre guide, la supera e si ferma subito dopo. Abdallah scende e sale sulla macchina che sparisce a tutta velocità in direzione di Illizi. Le nostre guide ripartono senza spiegazioni, restiamo perplessi, ma ancora una volta ci adeguiamo.
Dopo pochi chilometri deviamo nuovamente su pista con fondo prima duro, poi sabbioso e puntiamo verso le montagne alla volta di Hessendilene, altro sito protetto che abbisogna di autorizzazione per essere visitato.
Procediamo per diversi chilometri in una specie di fondovalle con la sabbia, con torrioni rocciosi severi ai lati. Dove la valle si restringe diventando una stretta gola, crescono alberi di acacia e oleandri e sorge un piccolissimo villaggio di capanne di paglia e legno. Qualche dromedario, gruppi di capre, qualche bambino che ci osserva da distante.
Da qui si può proseguire solo a piedi e ci incamminiamo guidati da Tayeb. Prendiamo un sentiero che si snoda in mezzo a due pareti rocciose, il fondo è sabbioso e qui gli oleandri, oltre ad essere rigogliosi sono anche fioriti. Camminiamo per circa 40 minuti in mezzo alla gola che cambia aspetto di continuo, passiamo in mezzo ad una jungla fatta di canneti e alti cespugli di oleandri per arrivare ad una magnifica "guelta" (sorgente) di acqua limpidissima circondata da alte rocce a strapiombo. Dal fondo del profondo specchio d'acqua assolutamente limpida risalgono in verticale rami di piante acquatiche: uno spettacolo bellissimo che ci affascina. Ci sediamo qualche minuto in contemplazione.
Tornati alle macchine pranziamo al volo e riprendiamo la strada verso Illizi. Proseguiamo senza pausa fino a tarda ora e ci fermiamo circa 15 chilometri prima per fare campo ormai al buio. Nel frattempo abbiamo scoperto che Abdallah è dovuto andare via a causa dei problemi di salute della moglie.
Montando il campo, July la cagnetta di Maurizio sparisce. Tutti si allarmano, chiamano a lungo ma niente, pare essersi allontanata troppo per sentire i richiami. Maurizio parte alla sua ricerca con la macchina e trova la dispersa poco distante dal campo. Allarme rientrato, possiamo dedicarci alla cena.
Ci apprestiamo pertanto alla preparazione del "cenone di capodanno" nel luogo che ci sembra di gran lunga il peggiore a memoria di tutti.
La serata è freddina, siamo a 1200 metri e come se non bastasse, tira un fastidioso venticello.
Ma bene o male ce la caviamo lo stesso, grazie anche a Lemine che ci prepara ancora una volta la "soupe tuareg". Noi gli offriamo le lenticchie spiegandogli il significato che hanno per noi quando vengono mangiate a fine anno. Lui sorride e ci dice che se fosse vero si impegnerà a mangiarle ogni giorno e per tutto l'anno...
Il vantaggio di non essere mussulmani è evidente, noi le lenticchie le possiamo accompagnare con il cotechino!
Carlo ha scordato i fuochi d'artificio e non ci sono bottiglie da... "stroppare" come tradizione vorrebbe, Maurizio promette un torrone che non arriva e se lo riporterà a casa, prima di accorgersene. Come sempre alle 22.30 circa si sbaracca tutto e si va a nanna, in barba alle tradizioni dell'occidente.

01.01.09
Arriviamo a Illizi alle 11,00 e andiamo a mangiare al ristorante. È un po' presto, ma dobbiamo approfittarne quando si può. Invitiamo anche Lamine e Tayeb.
Carlo sperimenta l'emozione di viaggiare su "Eppur si Muove" a caccia del pane che però non troviamo: ci aggiustiamo chiedendone al ristorante, in Africa "No problema" è il motto giusto per ogni occasione .
Dopo pranzo, ancora un ritardo: aspettiamo per più di mezzora Lamine che ci dice deve recuperare Abdallah, ma quando torna è senza di lui. Ancora una volta non abbiamo il tempo di chiedere spiegazioni e partiamo diretti al distributore di benzina per fare gasolio. Usciamo dal paese e Lamine di ferma bruscamente sul ciglio della strada che costeggia le dune. Fabio e Franco si insabbiano sul bordo di sabbia molle a causa delle gomme gonfie in assetto stradale. Lamine ci dice che dobbiamo aspettare Abdallah, che arriverà dopo circa mezzora con un'altra macchina. Impieghiamo gran parte del tempo a liberare le due auto inchiodate... Poi arriva Abdallah, su una "nuova"... Toy 61!!! Trasbordo dei bagagli. Abdallah è nuovamente con noi e ci spiega che la moglie soffre di diabete e che in quei giorni non sta bene.
Per la notte ci fermiamo tra le dune, 20 Km prima di In Amenas.

02.01.09
Questa mattina Abdallah continua a fare telefonate, sembra continui ad avere problemi a casa. E infatti arrivati ad In Amenas ci saluta scusandosi, dice che deve tornare a casa per via della moglie. Al suo posto prende la guida del Toy un nuovo personaggio, che scopriremo poi essere suo fratello Mohamed.
Da qui in poi non si può fare altro che viaggiare, fermandosi il meno possibile. Solo i controlli dei militari ai posti di blocco e le soste ai distributori interrompono la guida.
Poco dopo le 17,00 passiamo un posto di blocco militare all'altezza del bivio con El Borma (una frontiera con la Tunisia non aperta al turismo) e pochi chilometri dopo ne troviamo un altro che però non riusciamo a superare: siamo circa a 100 Km da Hassi Mensour, è tardi ed i militari voglio a tutti i costi che ci fermiamo lì non sentendo ragioni. Dicono che è per una questione di sicurezza, pare che due giorni prima abbiano sparato ad una macchina di turisti in quella zona. Il problema è che voglio farci mettere sul piazzare davanti alla guardiola, all'incrocio di due strade con i fari del loro campo puntati su di noi. Inizia una lunghissima ed accesa contrattazione tenuta da un Lamine molto agguerrito: prova a discutere cercando di convincerli a permetterci di fare campo alle spalle del posto di controllo militare spiegando che la sua intenzione era proprio di sostare a poche centinaia di metri ai piedi di una grande duna. Niente da fare, come tutti i bravi militari di tutto il mondo anche questi non sentiranno ragioni. Ritirano i nostri passaporti e ci obbligano a sistemarci nel piazzale antistante. Lamine viene a comunicarci la decisione del comandante: "Militaire algeniens!", dice scrollando la testa...
La cosa innervosisce tutto il gruppo anche perché questa è la nostra ultima notte in Algeria e avremmo voluto passarla in mezzo alle dune. Ma così è e non ci si può fare niente.

03.01.09
Sveglia alle 6,30 per partire alle prime luci dell'alba, dopo aver recuperato i passaporti che i militari ci avevano preso la sera precedente. Il motivo di tanta fretta è non farsi superare da un grosso gruppo di auto dell'organizzazione italiana Latitudini per evitare di restare bloccati in frontiera ore ed ore...
Arriviamo alla frontiera di Taleb Larbi alle 15,15. salutiamo Tayeb e Mohamed, mentre Lamine ci segue fino a dentro dove aspetta che terminiamo tutte le pratiche prima di salutarci con un "à l'année prochaine" al quale noi rispondiamo
pronti "Inshallah". Protocollo arabo rispettato, ci separiamo con tristezza, come sempre accade in questi casi, dopo esserci scambiati i numeri di telefono.
Siamo stati bene con loro, Lamine ci è parso professionale e preparato, una guida di grande esperienza: simpatico, disposto allo scherzo, riservato e molto pacato nei modi di fare. A Carlo ricorda Jack Sparrow (il capitano di "la maledizione della sesta luna ") per alcuni atteggiamenti e pose tipiche.
Alle 16,00 siamo alla frontiera tunisina e alle 20,00 arriviamo a Douz, dove andiamo Al Mehari Hotel (60 dinari a testa colazione e cena compresi, 50% a testa le bambine e ci permettono anche di portare i cani in camera). Non sappiamo se aneliamo di più al cibo o alla doccia. Vincerà il cibo perché arriviamo appena in tempo prima della chiusura del ristorante.

04.12.09
Giro in dromedario per le bambine e shopping in centro. Finalmente possiamo comprare qualche souvenir metre Carlo e Gabriella portano le bambine a fare un giro in dromedario sulle dunette (squallidine ad onor del vero...) che iniziano a comporre il Grand'Erg Occidentale tunisino a partire dalla periferia di Douz "La porte du Desert".
Ricomposto il gruppo, Carlo viene riconosciuto grazie a Kira da una vecchia conoscenza, Brahim. Ci si era conosciuti a Douz in occasione del primo viaggio in terra africana nel 2003. Il personaggio si accozza fino alla nostra partenza.
Pranziamo al solito posto dove fanno le brick e partiamo alle 15,00 diretti ad Hammamet dove arriviamo a mezzanotte dopo aver attraversato mezza Tunisia allagata dalla pioggia che ancora a tratti continua a cadere.
Andiamo a prendere le stanze al Marina Palace Hotel (40 dinari a testa con la colazione).

05.01.09
Avevamo chiesto la sveglia alle 6,30, ma non veniamo svegliati. Lo fa Fabio alle 7,30 (ora in cui avremmo dovuto partire) per cui ci precipitiamo a fare colazione in fretta furia e non possiamo abbuffarci come al solito.
Arriviamo a LaGoulette alle 9,00 in orario con il noto appuntamento con il gentilissimo Eugenio di Desertica che ha già fatto il check in e ci consegnai i biglietti.
Entriamo in posto e facciamo le varie pratiche, l'Habib, la nostra nave è già arrivata e la stanno caricando. La partenza sarebbe per le 11,00 ma avviene con la solita ora di ritardo.
La traversata è tranquilla anche se a tratti il mare è mosso. Arriviamo a Genova che sono circa le 11,30. il tempo è brutto e soffia un vento gelido. Tutto introno le montagne sono spruzzate di neve, che va via via aumentando ma mano che procediamo verso il Turchino fino all'arrivo a casa sotto la neve,

In conclusione abbiamo percorso circa 6200 Km. Il giro è stato bello, ma i giorni decisamente troppo pochi per i chilometri che dovevamo fare, per cui non ci è stato possibile godere appena di alcune belle cose incontrare lungo il nostro tragitto per mancanza di tempo.
Il monta-smonta affrettato, le poche e brevi pause dei tragitti di avvicinamento stancano assai. Ma la bellezza e la maestosità del Tadrart, la permanenza nel deserto, i cieli africani, i tramonti e la volta celeste ci hanno sicuramente ripagato della grande fatica fatta in questo viaggio, per non parlare della conoscenze fatte.

Fabiola


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