Gule Gule


Vai ai contenuti

Resoconto viaggio 2008

Viaggi > Turchia

Siamo partiti alle 7,30 del 28 luglio per raggiungere Ancona, da dove abbiamo preso il traghetto diretti a Igoumenitia. Per risparmiare abbiamo scelto la formula camping on-board e non ce ne siamo pentiti, visto che la stiva aperta dove veniamo imbarcati è decisamente più tranquilla del resto della nave. Arriviamo a Igoumenitia all2 9,15 circa (ora locale, +1 ora rispetto l’Italia) e ci dirigiamo subito verso il confine con la Turchia.
Arriviamo a Kavala che sono le 17,00 dopo esserci fermati lungo la strada a mangiare un panino con suvlakia e pomodori veramente ottimo.
Troviamo campeggio a pochi chilometri dalla città, è un po caro (32,50 euro x 4 persone) ma è carino e in riva al mare, per cui dopo aver aperto le tende riusciamo anche a fare un bagno in mare.
Arriviamo alla frontiera alle 14,00. Ci sono solo cinque macchine, ma la sbarra è chiusa. Dobbiamo aspettare circa mezzora prima di passare e arrivati alla frontiera turca non c’è nessuno in giro e da quando hanno abolito il visto da pagare, ci mettiamo un attimo a passare e a cambiare i soldi.
A Gelibolu prendiamo il traghetto per attraversare i Dardanelli (21,50 YLT a macchina) e in meno di mezzora approdiamo sulla sponda asiatica della Turchia. Prendiamo la strada per Bursa che risulta essere malandata e molto trafficata, soprattutto dai camion.
Verso sera ci mettiamo alla ricerca di un posto per la notte e guardando la cartina vediamo il lago di Bandirma, intorno al quale è indicato un parco naturale. Seguiamo le indicazioni e arriviamo a Kuscenneti Milli Parki. La strada finisce davanti l’ingresso del parco dove c’è un parcheggio. Il tempo di girare le macchine e arriva il guardiano, al quale chiediamo se è possibile campeggiare nel piazzale. In un primo momento ci risponde di si, poi ci ripensa e ci fa capire che è meglio se entriamo nel parco. Così apre una sbarra e ci fa segno di entrare e di mettere le macchine sotto gli alberi, ci dice anche che ci sono i bagni. Torna a vedere come ci siamo sistemati e noi gli offriamo da bere, lui accetta e sparisce per poi ritornare poco dopo con un carpa cucinata in modo spettacolare.
La mattina ci sentiamo in obbligo a fare il giro del parco, visitiamo il museo e la sala da dove è possibile vedere gli uccelli che sono sul lago tramite schermi televisivi. Proseguiamo poi verso la torre di avvistamento dalla quale, con un cannocchiale è possibile vedere gli uccelli.
Riusciamo a partire verso le 10,30 per arrivare ad Ankara all’ Essenboga Airport Hotel, dove chiediamo di campeggiare nel parcheggio (posto decisamente caro visto che ci chiedono 17 euro).
Partenza alle 9,45 dopo aver sfruttato il collegamento Wi Fi dell’albergo a in serata arriviamo a Sivas dive, secondo la guida è possibile visitare i palazzi selcichidi, ma ci attende una brutta sorpresa. Tutto il sito è transennato per restauri, quindi non ci resta che fare un giretto per sgranchirci le gambe e ripartire per cercare un posto dove dormire. Il posto lo troviamo dopo poche decine di chilometri seguendo un’indicazione per una sorgente fredda. Arriviamo in quello che sembra un villaggio vacanze per turchi. Come ci vedono ci circondano per chiederci di cosa abbiamo bisogno e ci fanno entrare. Ci portano al parcheggio e ci dicono che oltre ai bagni c’è anche una piscina al coperto. Ci lasciano a preparare il campo, ma poco dopo ritornano incuriositi per vedere le nostre tende sul tetto delle macchine. Intanto ha cominciato a tirare il vento e fa freddo.
Ripartiamo declinando l’invito a fare un bagno in piscina e percorrendo una strada che si snoda tra i 1000 e i 2000 m arriviamo a Erzican per poi proseguire verso Erzerum dove imbocchiamo la bellissima valle che porta a Kars.
Arriviamo a Kars la mattina dopo. La città è situata su di un altipiano ed ha un aspetto sinistro. Eccetto poche vie centrali, le strade sono sterrate e gli edifici grigi e tristi. Proseguiamo verso Ani dove arriviamo verso le 11,30 dopo aver percorso un alti piano di una ventina di chilometri, quasi interamente coltivato a grano con metodi antichi. A parte qualche raro trattore il mezzo utilizzato per la trebbia sono dei cavalli di piccola statura ma dalla corporatura snella che trainano un calesse con un enorme rastrello posto sul retro. La sensazione è quella di aver attraversato la porta del tempo e di essere stati catapultati indietro di cento anni. Siamo intorno ai 1700 m l’aria è fresca, ma il sole picchia come in alta montagna e ci sono circa 30°C. C’è rimasto poco in piedi, ma il posto è affascinante. Le rovine degli edifici praticamente rasi al suolo e i profili di quelli che sono rimasti in piedi me fanno pensare alle rovine di Hiroshima dopo il lancio della bomba.
Torniamo verso Kars e proseguiamo per Dogubayazit, ma prima di arrivarci dobbiamo girare intorno al Monte Ararat. A avremmo voluto fare una strada che la Lonely Placet indica come molto panoramica, ma un posto di blocco di militari e un cararmato messo di traverso all’inizio della strada ci fanno intendere che non è possibile, così dobbiamo accontentarci di girargli intorno da basso ma siamo fortunati perché il cappuccio di nubi che dicono oscuri quasi sempre la vetta non c’è, consentendoci di ammirare il ghiacciaio.
Arrivati a Dogubayazit ci districhiamo in mezzo al traffico che ricorda molto quello siriano e prendiamo la strada che porta a Ishak Pasa Saray. Arrivati in vista del castello troviamo una specie di campeggio tenuto da un olandese che è pieno di curdi intenti a fare pic-nic. Tira un vento fortissimo tanto che risulta impossibile metterci a cucinare per cui approfittiamo del ristorante che c’è nel campeggio e ceniamo a base di ottima carne alla brace e insalata mista con la foto di Ochalan che ci “sbircia” dalla credenza.
La mattina dopo visitiamo Ishak Pasha Saray e scopriamo che a differenza di quanto segnalato dalla Lonely Planet il castello è in restauro per cui non possiamo vedere l’harem, ma non importa, il fatto che lo stiano restaurando conta di più, perché sarebbe un vero peccato perdere una meraviglia come quella.
Finita la visita proseguiamo per Van fiancheggiando per parecchi chilometri la frontiera con l’Iran. La strada passa talmente vicina che a tratti si vedono le torrette di guardia iraniane dietro le recinzioni di filo spinato che fiancheggiano la strada. Qui ci imbattiamo in un posto di blocco con carri armati e cannoni, senza cintare i militari nascosti in mezzo una colata lavica che si trova a destra della strada.



Torna ai contenuti | Torna al menu