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Resoconto viaggio 2009-2010

Viaggi > Libia

/12/2009: autostrada Torino-Genova ed imbarco.

Il tempo è sereno ma la nevicata notturna e la successiva gelata rendono il panorama invernale, cosa che stride con la partenza per un ride africano. Chi ci vedrà passare in autostrada carichi, con le piastre da sabbia e l'attrezzatura da viaggio penserà che siamo impazziti...è bianco e gelato, il sole penetra nella nebbia, la temperatura è di parecchi gradi sotto zero., il nostro Defender 110, è carico e pronto alla partenza. Si sistemano le ultime cose in macchina ed in casa, poi si parte scortati dall'amico Giuseppe fino all'appuntamento con Marco, poi il saluto. Ci spiace dover rinunciare alla sua compagnia, sappiamo quanto ci teneva a questo viaggio, ma è andata così, non ci si può fare niente.
il ghiaccio le autostrade sono pulite ed il viaggio procede senza intoppi.si trova in un autogrill con Miko e si procede tutti assieme verso il porto di Genova.perde il bancomat probabilmente al distributore di benzina... una brutta partenza prima di un viaggio...coda all'ingresso del porto, attendiamo più di un ora per entrare. Poi le pratiche per l'imbarco, una lunga e noiosa coda al freddo, con la banchina ghiacciata. Non sarà l'ultima coda...nave parte con un paio d'ore di ritardo, tutto sommato va ancora bene così. Speriamo in un recupero.sera, mi metto in coda alle nove per la dogana a bordo, una gradita novità sui traghetti GNV, cosa che speriamo ci faccia risparmiare prezioso tempo allo sbarco a Tunisi. Occorre però fare ben 3 assurde code per sbrigare le formalità. Finisco dopo mezzanotte, avvilito e stanco ma con un peso in meno.190 km in auto.


/12/2009: navigazione e sbarco a Tunisi, arrivo a Gabes

Il traghetto arriva a Tunisi verso le 16,15, sbarchiamo, e grazie alla dogana a bordo riusciamo a sbrigare i rimanenti controlli doganali ed uscire dal porto già verso le 18,30, un buon risultato. Dopo una breve pausa per il rifornimento di gasolio, imbocchiamo l'autostrada per : questa volta la percorreremo fino in fondo senza passare da Ci si propone di arrivare almeno fino a Gabes.problemi con il ricevitore GPS: sul traghetto ho installato i driver di un adattatore seriale-USB che mi ha incasinato la configurazione delle porte. Il GPS non funziona e nei tentativi di farlo andare mi brucio anche il dongle blue tooth. Per fortuna ne ho uno di scorta.GPS non è l'unica cosa che non funziona, anche la radio di Miko fa i capricci e non riusciremo a comunicare per tutto il viaggio se non a brevissima distanza, cosa che creerà non pochi problemi. sosta per mangiare un kebab al volo in un paesino. circa 350 km e riusciamo a rispettare il programma di viaggio arrivando a in albergo alle 23,00 circa. L'albergo è il “solito”


/12/2009: da Gabes a Ras Ajdir-dogana-spostamento fino a Gariyat

Ripartiamo verso le 8,30 con l'intenzione di arrivare in dogana prima di mezzogiorno. Durante il tragitto c'è euforia, siamo tutti contenti e ci rendiamo conto di essere finalmente di nuovo in ballo. ha un po' di febbre, si è beccata un bel raffreddore.una telefonata da Laktar, il nostro amico e guida libica. Chiede a che ora arriveremo in frontiera, lui ora è a Tripoli., incocciamo in una manifestazione popolare: un corteo, di cui ovviamente non capiamo la ragione. La strada è bloccata dai manifestanti che recitano slogan ed espongono cartelli: non mi sarei immaginato una cosa simile nel sud della Tunisia, attendiamo timidamente ai bordi della strada, un poliziotto in borghese (… si riconoscono in tutto il mondo!) ci “protegge” facendo scostare la gente. Perdiamo almeno mezz'ora.a Guerdanerealizzo che ho veramente poco gasolio, cosa ben strana, davo per scontato che con il pieno sarei arrivato tranquillamente in frontiera come sempre! Non avevo controllato quando dopo Tunisi mi hanno fatto il pieno, evidentemente si sono fermati al primo scatto della pompa lasciando un bel po' di serbatoio vuoto.distrazione del viaggio mi fanno rischiare di non arrivare in frontiera, i distributori di benzina non esistono proprio da in avanti, solo contrabbando... Ma vedo solo taniche di benzina, niente gasolio.l'andatura e riusciamo ad arrivare con l'indicatore carburante... ormai senza lavoro. Fortunatamente scopro che Marco ha un residuo di gasolio nelle taniche, pochissimo ma ci sono i pochi litri necessari ad arrivare al primo distributore che dista qualche decina di km dal posto di frontiera.lato tunisino ce la sbrighiamo abbastanza in fretta, non c'è nessuno e Miko decide di “sbrigare” la faccenda... Tra una cosa e l'altra mangiamo qualcosa alla veloce.di arrivare alla dogana libica, ecco la novità, il temuto portale termico per misurare la temperatura corporea. Per fortuna nonostante la tecnologia siamo sempre in Africa: ci fanno fermare dopo al portale e tornare piedi. Nessuno controlla, al portale va solo Fabiola che compila il foglio per tutti: pericolo scampato, Erica con la febbre non sarebbe passata.arriviamo alla dogana libica, ecco che arriva un Laktar “in borghese”, senza il solito abbigliamento Tuareg accompagnato dall'addetto all'assistenza di frontiera dell'Agenzia. Grandi abbracci e sorrisi, Laktar come sempre dimostra di essere persona carina e riconoscente con noi: per prima cosa regala a tutti una shesh di colore diverso. È un piacere rivedere il suo sorriso e sentire il suo stentato italiano.pratiche vengono sbrigare velocemente, solito rito delle targhe libiche: questa volta sistemo quella posteriore con tre elastici da camera d'aria e l'anteriore la metto dietro al parabrezza senza sbattermi troppo. Poi segue la presentazione del nostro poliziotto AbSalam (ad ogni gruppo viene assegnato un membro della polizia turistica) e via, si parte, seguendo la vettura stradale di Laktar, un auto dell'agenzia. Ci pare strano vedere Laktar senza il suo Toyota peek-up, ma sapevamo che gli era stata rubata un anno fa.indietro di un'ora le lancette degli orologi, in Libia si va verso est ed il fuso orario non è quello di Greenwich+1. Perderemo un ora da dedicare al viaggio, ma in Libia su strada nelle poco trafficate strade interne si può viaggiare bene anche al buio.Tripoitania però Il traffico tra , Sabratha e Yafranè caotico e molto pericoloso. Corrono tutti come matti, senza nessuna regola e logica. Occorre prestare moltissima attenzione per uscirne senza danni. Sulle strade è pieno di marcati dossi rallentatori che creano ulteriore caos perché sono sfruttati dai libici per affiancare e cercare di sorpassare i veicoli più prudenti.questa prima fascia densamente abitata le cose migliorano velocemente. Più ci si allontana dalla costa meno traffico si trova, restano solo camion e pochissime auto. Laktar conosce poi una scorciatoia, una strada sterrata che taglia fuori il passaggio da si ferma a mangiare un boccone lungo la strada, un cuscus offertoci ancora da Laktar in un ristorantino da camionisti dopo speditamente e ci fermiamo solo verso le 23.30 locali a per pernottare: una bella tirata necessaria per rimanere entro la tabella di marcia prestabilita. Qui è stato costruito un nuovo... “autogrill” con distributore, albergo, moschea, bar, bagni.di dormire comunque in tenda accampandoci dietro alla struttura. L'albergo costerebbe poco, mi pare 14 dinari a testa, ma non ne abbiamo voglia.ci dice che al mattino lui partirà presto con l'auto dell'agenzia per andare a e far timbrare i passaporti: così facendo dice, risparmieremo del tempo. Il poliziotto resterà con noi e viaggerà con Marco.velocemente il nostro primo pseudo-campo e dormiamo tranquillamente.548 km in tutto, 133 fino alla frontiera ed il resto in Libia.

/12/2009: da Gariyat a Sebha-primo campo presso il relitto del jet “LLyushin”

Ci si sveglia presto, attorno alle 7.00. Il poliziotto ci aspetta. Smontiamo rapidamente il campo, fa freddo ma la temperatura è comunque di qualche grado sopra lo zero.rapida colazione e via verso e facciamo sosta nella solita affollata località sorta sul crocevia tra e , dove oltre alla stazione di servizio si trovano ristorantini, mercato e negozi vari. Prendiamo un sempre ottimo Nescafè cream libico e ci rilassiamo un po'., e prima di arrivare a ecco che arriva una telefonata di Laktar che ci aspetta. Mangiamo un panino con kebab, percorriamo gli ultimi km ed arriviamo in città verso le 13,30. Laktar che ci spiega che questa volta l'agenzia e/o la polizia (non ci è chiaro...) ci ha abbinato ad un inglese ed una “cinese” (come la definisce Laktar), due turisti che vogliono anch'essi arrivare ad AwaynatLi accompagnano due auto dell'agenzia perché hanno anche un cuoco. cosa non ci garba del tutto ma accettiamo, consapevoli delle difficoltà di Laktar che è senza auto. Al gruppo si aggiungono quindi due Toyota dell'Agenzia:
un peek-up con a bordo:
Laktar;il “terrorista”, così lo abbiamo soprannominato noi per la “simpatia” e l'aspetto fisico;
un Hdj80 bianco (o simile) con a bordo
Abdù Rakman (Adrakman), cuoco Hassan due inglesi, John ed Urtoa.
Entrambe le Toyota sono 4500 6 cilindri benzina. Il poliziotto continua a viaggiare sulla macchina di Marco. Nessuno ci presenta.... gasolio completo (taniche e serbatoi supplementari), piccola spesa (pane, frutta) e si parte sulla pista che porta a
Chiediamo a Laktar se conoscono nei pressi di il luogo dove ci risulta essere il relitto aereo di un jet quadrimotore da trasporto di fabbricazione russa, un grosso quadrireattoreda trasporto di costruzione russa precipitato nel 1986.

Le guide sanno che esiste ma non sanno dove sia, li guiderò io con il GPS, dato che ho le coordinate del punto in memoria.pista passa a sinistra del relitto ed in una conca più in basso, effettuiamo una correzione scavalcando delle collinette rocciose portandoci sull'altopiano sovrastante dove il relitto si vede a meno di un km di distanza. Aspettiamo che tutti ci raggiungano e procediamo verso il relitto.
è gran cosa ma tutto sommato siamo tutti curiosi ed interessati. anche altri due gruppi di veicoli, alcuni di agenzie libiche, altri di turisti italiani. Siamo ancora vicini alla cittadina di e questo relitto è piuttosto noto.ecco che arriva la prima sgradevole sorpresa: Laktar ci fa fretta e ci comunica che ci sposteremo dal relitto aereo solo per fare campo perché il poliziotto si vuol fermare e già si lamenta per la “deviazione” non in programma (????)... La cosa ci infastidisce non poco, sono solo le 17.00. Accettiamo ma chiediamo di concordare orari più elastici, il giro è lungo ed il tempo non abbonda.fermiamo per il campo e Marco chiede di poter ritornare al relitto aereo: vorrebbe smontare qualcosa per ricordo, iniziamo a conoscere 'la parte oscura di Marco”! :-)raccomandiamo di non far tardi e Miko gli lascia il suo GPS dato che l'aereo non è a vista. Tornerà già al buio mentre noi stiamo per iniziare la cena.
Facciamo campo un po' in disparte: non abbiamo ancora “rotto il ghiaccio” con gli aggregati. Concordiamo la partenza alle 8 del mattino: Laktar è titubante, prova a contrattare per le 9, gli diciamo che è assolutamente troppo tardi, prova a rilanciare sulle 8,30, gli ribadiamo le 8: comincio a preoccuparmi e gli chiedo come mai, la risposta è evasiva...
Percorsi 487 km, una ventina in fuoristrada.

/12/2009: pista Sebha-Tazerbu, pista per Waw an Namus
Al mattino, il nostro gruppo si dimostra veloce ed efficiente e siamo puntualmente pronti alle 8,00. Ma il campo degli altri è ancora tutto fatto e no sembrano intenzionati a farsi mettere fretta da noi... Attendiamo un po' e Maurizio e Marco dimostrano di non aver voglia di pazientare: avviano i motori e si spostano dal campo. Io chiedo a Laktar spiegazioni ma non mi muovo. Ancora risposte evasive, lo vedo in imbarazzo. Maurizio e Marco scalpitano e decidono di partire. arrabbio, li richiamo alla radio: “Deve diavolo andate???” I due si fermano, ma sono quasi le 9 e mi lamento ancora con Laktar. Approfitto della pausa per presentarmi agli inglesi: scopro così che lui è inglese DOC ma che lei non è cinese ma Mongola. Vivono a Tripoli da un anno, lui lavora per il Council(Ente britannico per le relazioni culturali con l'estero), lei è insegnate di inglese: è la loro prima esperienza di deserto in Libia ma conoscono il del Gobiin Mongolia. , apprendiamo che sono molto determinati ad arrivare alla meta ed accorgendosi degli attriti tra noi e le loro guide chiedono se abbiamo problemi. Rispondo la verità, che siamo preoccupati per i tempi e gli atteggiamenti dei loro drivers. Concordiamo di spingere da due lati in modo tale da diminuire i tempi morti ed aumentare le ore utili per il lungo viaggio.fine si riesce a partire, ma con un po' di malumore vista l'ora ed il modo di fare...ad avere problemi con il GPS, per farlo funzionare ad ogni avvio devo rimuovere i driver e riconfigurare tutto.pista è bruttina: offre un paesaggio poco vario e poco interessante ed il fondo a tratti è veramente pessimo, una tole ondule delle peggiori e tanta tanta polvere.ricordavo un percorso diverso, evidentemente non è la stessa pista fatta nel 2006 con la guida di allora, Mohamed Alì.il grosso gruppo di italiani incontrato al relitto aereo per evitarne la polvere, ma per farlo ci prendiamo qualche botta di troppo sulla pista.a attorno alle 11, cerco di telefonare alla nostra ex-guida Mohamed Alì per salutarlo ma scopro che è a peccato.di gasolio ed acqua, breve visita al vecchio borgo abbandonato costituito da case in pietra e fango e lasciamo il paese. Incocciamo subito in un pianoro sabbioso con scarsa vegetazione e sabbia molle. Non abbiamo sgonfiato, non ce lo aspettavamo. Toyota passano perché conoscendo il posto affrontano il plateau con decisione mentre noi ci piantiamo nella sabbia. Io scendo, sgonfio le gomme e riparto tranquillo, pensando che Miko e Marco possano fare altrettanto. Mi fermo “al sicuro” dove la sabbia diventa più consistente a circa un km di distanza. Arriva Marco ma non Miko, aspettiamo un po', poi Laktar parte a piedi. Lo raggiunge in auto il terrorista. Miko, che arriva stanco e decisamente alterato. Forse la è la stanchezza, ma è scontroso e negativo e vede tutto nero, lamentandosi dei paesaggi, della macchina, di tutto. Mi rendo conto di aver fatto un errore ripartendo senza aspettarlo. Ora ci si può scherzare su, ma all'inizio non si sapeva come prenderlo...stanchezza, la tensione e forse l'aspettativa mancata di vedere subito appagati i sensi da paesaggi maestosi. Ma siamo all'inizio del viaggio, il deserto libico è vasto e molto diverso da quello che abbiamo visto in Algeria lo scorso inverno, specialmente quello ad est di Sebha.di pranzare qui, sulle basse dune di Tazerbu. O meglio, sono i libici a deciderlo, perché li troviamo davanti ad un fuoco intenti a preparare il pranzo.
riparte verso le 14 dopo una lunga sosta, le cose vanno per le lunghe sempre a causa del gruppo aggregato... Si percorre meno della metà della strada che ci separa dal an NamusComincio a preoccuparmi dei ritardi, siamo piuttosto distanti dal vulcano. Inoltre la strada scelta dalle guide mi pare allungare di non poco il percorso, salta el Kebirandando decisamente più verso est senza scendere a sud. Laktar dice che la variante serve ad evitare le zone di pista più brutta e la sabbia molle: non ricordo bene il tragitto, quindi non dico niente, ma la strada si allunga.pista percorsa è abbastanza piatta, alterna tratti di sabbia molle ad altri abbastanza consistente. Non mancano neppure tratti pietrosi, il paesaggio è quello classico di queste zone, piatto e movimentato solo a tratti da bassi rilievi rocciosi.tratti di sabbia molle, il Nissan di Marco è un po' in difficoltà, rallenta e scalda parecchio, tanto che è costretto a viaggiare con il riscaldamento acceso per dissipare il calore in eccesso, cosa che renderà Marco un mio per i libici ed un deterrente per avere compagnia nella sua auto!
fermiamo a far legna ed il campo è ancora proposto poco dopo le 17.00...

Percorsi 308 km su pista, mancano circa 160 km al vulcano.

/12/2009: arrivo a Waw an Namus-inizio pista per Rebianah.

Ancora una volta i libici non rispettano l'ora per la partenza, migliorano ma li dobbiamo aspettare più di mezz'ora. Noi siamo diventati tutti efficientissimi, io che ho una sistemazione più complessa per il fatto che dormiamo in due in auto ed in due sul tetto, ma mi sono attrezzato finalmente abbastanza bene: le ultime news introdotte e collaudate in questo viaggio sono pratiche e soddisfacenti e mi hanno permesso di essere più rapido al mattino. La sera mi porto avanti rimettendo via sedie, tavolo e cucina nonostante le lamentele di moglie e figlie che al mattino non hanno posto dove far colazione... Ma in qualche modo ci si deve adeguare alle necessità del gruppo e mi ha sempre messo in agitazione dover fare le corse per non rallentare gli altri. chiede di guidare, ne approfitto per cercare di sistemare il GPS in modo definitivo. Alla fine ci riesco rimuovendo i driver della porta seriale-USB installati sul traghetto. Tiro un sospiro di sollievo, il GPS in questo viaggio ci servirà sul serio dato che nessuno dei libici è mai andato oltre si riallaccia alla pista che porta a el Kebirdopo aver fatto un ampio giro che sinceramente non capisco, ma ormai è fatta.per un caffè in un punto dove tutti i viaggiatori erigono piccole piramidi di pietre o si “firmano” con i sassi: ci eravamo passati nel 2006 e ritroviamo la nostra scritta con soddisfazione. Conosciamo un altro punto in Libia dove si usa fare questo, nel pianoro del La zona è anche ricca di fossili ed interessanti minerali.
si prosegue verso il vulcano. Sosta obbligata al posto di controllo di polizia posto sul massiccio roccioso prima del vulcano: un avamposto sperduto dove i militari sono sbragati alla grande, non indossano le divise ed i kalashnikov a tracolla su abiti civili gli danno un aria poco rassicurante. al vulcano il paesaggio cambia rapidamente: le rocce sono nere, basaltiche, così come la sabbia. Come si vede nelle foto satellitari, la pianura e le colline nei pressi dell'antico cratere è tutta coperta da uno strato di leggero pietrisco nero e sottile: una specie di sabbia di pietra pomice che si estende in un area di circa 15x20 km. Pare che la rottura dell'antica caldera, larga quasi 4 km, liberò l'acqua intrappolata negli strati rocciosi sottostanti formando una serie di piccoli laghetti al suo interno. Una successiva eruzione portò alla formazione del cono interno alla vecchia caldera ed al deposito della sottile pietra lavica nera in tutta l'area circostante.
presenza di acqua dolce permette tutt'ora la presenza di vegetazione (palme, erba e canneti) e di numerose specie di insetti in una delle aree più aride del Sahara: an Namussignifica infatti delle Zanzarelaghi contenuti nel perimetro del vecchio cono presentano diverse colorazioni, dal rosso ruggine con sfumature sulfuree al blu intenso. Questi colori, assieme al verde della vegetazione, al nero del basalto ed alle macchie di sabbia chiara, rendono il paesaggio uno spettacolo indimenticabile. Le increspature della sabbia, rinnovate dai venti, dipingono il paesaggio con sfumature stupefacenti.
ruote delle macchine avanzando scavano solchi abbastanza evidenti e mettono in vista i sottostanti strati di sabbia polvere bianche. Bisognerebbe evitare di percorrere piste alternative e procedere sulla scia dei veicoli che precedono per evitare di rovinare il paesaggio, ma procedere su questo terreno non è così agevole e come sempre le macchine si muovono meglio battendo una pista propria.
evitare almeno di scendere nel cratere grande con il mezzo: scendere i quasi 100 metri di dislivello a piedi non è agevole perché i bordi sono ripidi, ma è un tributo piccolo da pagare per non rovinare il paesaggio di uno dei posti più belli che si possano immaginare. Il contrasto tra il deserto circostante e questa oasi di colore regala al visitatore di questo vulcano uno spettacolo unico ed indimenticabile.sul bordo del cratere ci si dimentica della stanchezza, dello stress, di tutto. Si ha solo voglia di ammirare in silenzio, di spostarsi per scattare altre fotografie e cercare di portarsi a casa un ricordo che comunque deluderà. Mancherà sempre qualcosa, il silenzio, il vento, tutto ciò che consente di creare l'atmosfera del posto.Maurizio pare più ricaricato e non si lamenta più dei paesaggi noiosi e monotoni.un mezzo giro della vecchia caldera effettuato in auto, parcheggiamo, mangiamo e ci apprestiamo a scendere a piedi dalla ripida parete nera di sabbia, sassolini e basalto compatta ed a tratti scivolosa. Partiamo a piccoli gruppi, Marco è impaziente e scende per primo seguito da Irene e Marta ed i cani. Poi scendono Fabiola (poco entusiasta perché ricorda la precedente risalita con timore...) e Gabriella ed infine io. Gli altri restano su.ò non mi entusiasma, si poteva fare un giro tutti assieme ma pazienza. rapidamente, quasi di corsa, raggiungo le due donne, mentre il primo gruppo è ormai sul sentiero che porta su verso il cono centrale, la “via normale”. Fabiola e Gabriella decidono di andare a fare la conoscenza dei locali dirigendosi verso il lago più grande, io per cambiare scelgo di salire sul cono dalla “via anormale”, più ripida e diretta. Il paesaggio è fantastico e la salita non pesa. Neppure questa volta mancherà il vento ad accompagnare l'ascesa, ma questa volta non fa freddo e non da' tanto fastidio.lo spettacolo che si gode dalla cima. In realtà di cime ce ne sono diverse, ne faccio due per vedere un po' ovunque. Raccolgo qualche piccolo cristallino verde tipico di questa caldera.il rammarico di non potersi fermare abbastanza per fare un giro completo nel fondovalle della caldera grande in modo tale da avvicinarsi un po' a tutti i laghetti, ma Fabiola e Gabriella scappano inseguite dai ricordando che il posto è bello ma non proprio così ospitale!mia visita all'altro laghetto è più fortunata, non vengo aggredito da nessun insetto.indietro incontro Irene e Marta sdraiate sulla sabbia sotto ad una palma assieme ai cani. Di Marco non c'è traccia, è ancora in giro. la risalita con loro, poi incontriamo le due signore mentre le due ragazze partono avanti. Io aspetto un po' Fabiola, poi vado su e ritorno da lei che arranca con una Coca Cola ristoratrice.tutti tornano alle auto e facciamo un po' il punto della situazione consultando la mappa sul mio GPS. Concordiamo con Laktar di puntare su Rebianah come da nostro programma, anche se non lo vedo del tutto convinto, un po' perché non esiste una pista e non conoscono bene la zona, un po'perché hanno qualche dubbio sull'autonomia delle Toyota in presenza di fondo pesante come sabbia molle o fesh fesh.riparte, e subito i due Toyota partono sparati: il terreno è appunto sabbia molle e circonda tutta la zona del vulcano. Io e Miko per stargli dietro dobbiamo tirare troppo, rischiando più del dovuto: la strato di sabbia nera cela infatti alcune pericolosi dossi duri trasversali che si vedono solo all'ultimo e non danno modo di rallentare o aggirarli, con il risultato che nle macchine prendono il volo un paio di volte. Inoltre Marco con il povero Nissan annaspa e perde terreno. Decidiamo quindi di rinunciare a correre dietro a (altro nick per il terrorista) e li vediamo sparire all'orizzonte. “Prima o poi rallenteranno!”, pensiamo.l'altro, Laktar ed i driver non sanno come raggiungere Rebianah per via diretta: normalmente si passa per Tazerbu via pista. Così appena a portata di radio correggo la rotta di Laktar invitandolo a deviare più a sud. Ma così non va bene, se devo fare strada io devono lasciarmi andare avanti... Invece sento che alla radio il richiama Lacktar e mi accorgo che c'è disaccordo.piano ci lasciamo dietro la sabbia nera ed il ricordo di Waw an Namus.un po' e si avvicina l'ora fatidica del campo: tiriamo avanti fino quasi alle 18, poi lo stop, in un bel posto. Casualmente siamo incappati in un sito dove tra le rocce e la sabbia troviamo dei tronchi fossili.sera, Lacktar ci comunica che il cuoco preparerà cuscus per tutti: una buona occasione per cominciare a familiarizzare un po' di più con il gruppo esteso.cena, rivediamo con Laktar il percorso sulle mappe satellitari: calcoliamo i km, valutiamo i passaggi sulle dune. Lo vedo pensieroso e un po' perplesso, alla fine ci dice che i due Toyota dell'agenzia difficilmente avrebbero l'autonomia necessaria ad arrivare a Rebianah via dune. Probabilmente poi, l'oasi sarà priva di rifornimenti e servirebbe proseguire fino a Kufra. Cerchiamo di indagare meglio sulla cosa cercando di capire quanta benzina hanno ancora. Ci capiamo poco, ma il succo è che secondo Laktar quelle macchine consumano troppo su sabbia molle e che conviene puntare su Tazerbu.sospetto è che i driver dell'agenzia remino contro e che Laktar sia tra incudine e martello. Ma non avendo modo di verificare decidiamo di seguire il consiglio e puntare su Tazerbu. Mi rincresce perché poteva essere un bel percorso, ma mi rendo anche conto di non essermi preparato adeguatamente non avendo una traccia affidabile sufficientemente dettagliata per segnare i punti più critici del percorso da fare. Partire così sarebbe andare un po' all'avventura, fattibile se ci fosse stata la complicità e l'accordo di Laktar come mi aspettavo quando abbiamo preparato i percorsi, ma mi pare di vederlo in difficoltà.decide quindi di riallacciarsi alla pista per Tazerbu, ma siamo più a sud e li dovrò indirizzare io con il GPS. Concordiamo anche che Rebiana la visiteremo al ritorno, dopo aver raggiunto Al Awaynat, ammesso di avere abbastanza autonomia, altrimenti si passerà prima per Kufra.230 km, tutti su pista e sabbia.

/12/2009: deviazione per Tazerbu - campo nei pressi del paese.

Al mattino si parte finalmente ad un ora decente. I libici sono un po' in ritardo rispetto a noi ma di soli 20 minuti. Peccato che gli accordi presi la sera prima vengano subito disattesi: il e l'altro driver spariscono di nuovo all'orizzonte appena partiti... e per di più pure nella direzione sbagliata! “forza che non hanno autonomia” penso con rabbia, “così quelle macchine faranno 3 km/l se va bene”.ancora a rincorrerli per portarsi a distanza radio ma non riusciamo e Marco è di nuovo sparito dallo specchietto retrovisore. Mi prende una rabbia irrefrenabile, arresto la macchina accendo fari abbaglianti e lampeggianti e faccio fermare anche Miko: “che tornino indietro, io da qui non mi muovo finché non dico a quel cretino cosa ne penso di lui” dico con rabbia. Ci raggiunge anche Marco, blocco anche lui. Voglio, esigo, che quel deficiente torni indietro.un po' infatti tornano, con espressione interrogativa. Lo aggredisco dicendo a Laktar che così non va, devono RALLENTARE e seguirmi, inutile correre svuotando i serbatoi per andare anche nella direzione sbagliata. Vanno ad est mentre per riagganciarsi alla pista dovremmo tornare quasi verso nord.capisce e spiega al terrorista che è necessario seguirmi. Si riparte con me alla guida. Seguo il GPS cercando di trovare un percorso con fondo buono, il terreno non è proprio liscio, si alternano zone sabbiose piatte con altre coperte da pietrisco e si valicano serie di collinette rocciose dove occorre cercare i passaggi migliori per evitare salti e pietraie. Una buona occasione per allenarsi ad una guida in autonomia in zone desertiche insomma.si cominciano ad attraversare segni di piste, ma non sono ancora quella verso Tazerbu. Alla fine vedo all'orizzonte qualcosa di indefinito, sembra un automezzo fermo. Ci avviciniamo e vediamo che si tratta un relitto abbandonato di un vecchio camion. Ci fermiamo per fare qualche foto e per rilassarci un po'. porta smontata è ancora leggibile un insegna: “Magnetic-Gravity-Geographic Robert H. Ray, Houston”. Chissà quale strana storia ha portato questo autocarro ad essere abbandonato in mezzo al deserto libico... Marco vuole smontare qualche pezzo da aggiungere alla sua collezione di rottami-ricordo, si gioca e si scherza un po' tutti come bambini, specialmente i libici. aiuto Marco a staccare la targa anteriore araba del veicolo che è effettivamente bella, Maurizio cerca di smontare il volate ma non abbiamo una chiave idonea.
ancora una volta il punto della situazione consultando il mio GPS e mi accorgo che una breve deviazione ci permetterebbe ancora di passare per un posto che avevamo visitato nel precedente viaggio, un luogo di formazioni rocciose erose dall'acqua con innumerevoli residui di conchiglie fossili. Decidiamo di puntare la rotta su quel punto, anche perché il sito è sulla pista per Tazerbu.riparte, con me sempre alla guida del gruppo.nei pressi di un cordoncino di dune da superare e mi pianto in una zona di sabbia molle improvvisa quanto invisibile. Maurizio che mi segue a ruota vede il problema, accelera, scarta e passa la zona critica, poi però torna indietro. La mia macchina è insabbiata alla grande, cerco di sgonfiare per uscire ma arriva Laktar e mi dice di non farlo. Si va di spinta, e presto Granpasso si libera dalla morsa di sabbia. Giusto in tempo perché Miko e Marco piantino le loro... Figuraccia ma pazienza.
le dune e procediamo. Arriveremo al waypoint delle conchiglie fossili verso ora di pranzo. Il posto è incantevole come ce lo ricordavamo, ed anche gli inglesi al seguito sembrano contenti e rilassati, gli offro un caffè, si chiacchiera. Immaginando il problema, offo a John la possibilità di ricaricare macchina fotografica o altro tramite il mio inverter 12-220V. Ringraziano di cuore, gli abbiamo tolto un bel problema perché come mi immaginavo non erano attrezzati per questo e temevano di doversi limitare a poche fotografie. ragazze ed i cani intanto si sfogano sulle vicine dune arrampicandosi, saltando, facendo evoluzioni sulla sabbia, Miko scatta delle belle foto.
pranzo, si riparte: ora sono i libici a far strada, dato che siamo di nuovo su una pista a loro nota.stile di guida del Terrorista è sempre quello, va sempre troppo forte per i miei gusti. Ma il terreno è quasi sempre duro e la pista abbastanza facile.ancora piuttosto piatti, niente di rilevante.ù avanti, si lascia la pista, ogni tanto correggo via radio la direzione che punta un po' troppo a sud.verso le 17 nella zona di Tazerbu, caratterizzata dalla presenza di belle e facili dunette addobbate da piccoli cespugli verdi. Anche questa zona l'avevamo attraversata nel precedente viaggio, ma è bella e la guida è divertente. Solo in certi punti vi sono zone con sabbia un po' molle con molte tracce, per il resto si procede spediti.fermiamo a 20 km dal paese: sarebbe poco utile arrivarci ora, meglio fare campo qui rilassandosi un po' e godendo delle possibilità offerte dalla conformazione della zona, che offre riparo e la possibilità di godere di servizi igienici adeguatamente puliti e discreti. una notte caratterizzata da temperature miti e poco vento. Stasera ciorba e pane nella sabbia offerti dal cuoco degli inglesi.328 km in totale, tutti fuoripista.


/12/2009: rifornimenti a Tazerbu- Buzemah - verso Kufra.

Si parte attorno alle 8,30. Breve percorso verso Tazerbu, dove si fa rifornimento di carburanti, acqua, frutta e verdura e pane. Rispetto alla nostra ultima visita nel 2006, Tazerbu è cambiata un po', ora la via principale del paese è asfaltata e la vecchia stazione di rifornimento in paese è stata abbandonata per una nuova in periferia. e Maurizio cerchiamo un locale dove prendere un caffè: Laktar ci indirizza verso un localino che sembra abbandonato, vuoto, un solo piccolo tavolo in un cantuccio, due sedie. Pensiamo si sia sbagliato e usciamo, ma “il bar” è proprio quello. In effetti oltre alla stanza principale c'è un piccolissimo locale che capiamo essere una piccola cucina. Chiediamo se può farci due caffè e l'omino annuisce. Due Nescafè orribilmente dolci, ma intanto abbiamo assaporato questo stile tipicamente africano.riprende la marcia che sono quasi le 10. La pista che esce dal paese è su sabbia molle: all'inizio la pista è moto battuta ma nonostante i tanti canali delle innumerevoli tracce si procede bene. Poi la pista si confonde un po' e la velocità aumenta. O almeno potrebbe aumentare, dipende dalla potenza del mezzo a disposizione... Le Toyota, grazie all'esuberante motore a benzina da 4500 cc sembrano non fare nessuna fatica, i Defender arrancano un po' per tenerne il passo ma seguono, il Nissan di Marco perde invece terreno e surriscalda. Anche io mollo la presa, avanzare “passo del Toyota” non è naturale neppure per un Td5 rimappato, la temperatura dell'acqua sale e il mio termometro dei gas di scarico tocca i 700 gradi, mai visti prima...rallentare un po' per risolvere il problema e per non perdere proprio di vista il povero Marco. Rallento fino a farmi raggiungere e viaggio accanto a lui.la prima monotona e noiosissima parte, ecco le prime morbide dune bianche dell'Erg Rebianah. Uno spettacolo. La sabbia è compatta, le dune si percorrono quasi senza sforzo a buona andatura. La guida diventa più divertente, pur non essendo molto tecnica.in questo caso le guide la prendono un po' alla larga, probabilmente cercando passaggi più facili: dirigono prima a sud, poi svoltano di improvvisamente a 90 gradi ad est correggendo la rotta.'è spazio per ammirare i paesaggi e ci si ferma più volte a scattare foto.volta è il Toyota di Salem terroristaa piantarsi brutalmente in piano su un breve pezzo di sabbia molle invisibile. La macchina è ben piantata, spingendo si muove di qualche metro ma si riblocca sempre più in profondità. Ricorriamo alle mie piastre in alluminio per tirarla fuori e procedere.passaggi tra le alte dune ed i gassi (corridoi interdunari) ed ecco spuntare le rocce e l'oasi di Buzemah, uno spettacolo che resta per sempre nei ricordi. Ci si ferma per le foto di rito e ci si rimette in marcia per scendere dalla lieve pendenza che porta al livello dell'oasi abbandonata.nostra precedente visita, c'era gente che lavorava al cantiere di un “campeggio” (???): sì, un campeggio. Ora il cantiere non c'è più, ma il campeggio... neanche. O meglio, diciamo che qualcosa c'è ma è rimasto ancora tanto da fare e direi che le energie di chi ci lavorava sono esaurite da tempo. C'è un locale semicoperto e ci sono delle capanne di paglia e foglie di palma, ma i servizi igienici sono rimasti com'erano, incompleti e non utilizzabili. Come allora, anche adesso nella struttura ci sono dei Senegalesi immigrati, ma mi pare che non ci sia stato un “boom turistico” tale ga giustificare la presenza di questo manufatto. Il cortile, protetto da una recinzione di canne per difenderlo dalla sabbia, è ben curato, ci sono dei bei fiori rossi e molte piante amorevolmente innaffiate. Un pozzo d'acqua (il pozzo pneumatico, dato che è realizzato tramite dei copertoni) consente questo piccolo miracolo.'oasi attorno è ancora abbastanza prospera, le numerose palme celano alla vista il grande lago azzurro. E dietro al lago il Djebel dell'oasi, scuro ed austero.al sacco nel “campeggio”. pranzo, prima di partire alla volta di Kufra vedo che AbSalem tira fuori il compressore e comincia a gonfiare le gomme. Capisco cosa vuole fare e non mi piace, parlo con Laktar dicendogli che l'intenzione nostra è quella di raggiungere Kufra dalle dune, non tramite la pista. Laktar parla con Salem e mi dice che la sabbia è molle, le macchine consumano troppo. “Ramla Ramla”, gesticolano tra loro. Capisco al volo il significato delle parole... Questa volta però non lo accetto, abbiamo fatto rifornimento solo da 180 km! Mi impunto: voglio guidare sulle dune, non su una stupida e massacrante pista dura piena di tole ondule o con asfalto sfasciato. verità è che non si fidano della guida con il GPS, ma sono disposto a piantare una grana per non farmi rovinare il viaggio.riesce a strappare un consenso a Salem e si riparte verso le dune. Dopo alcuni km, mi sembra sia meglio invitare Laktar a salire sulla mia macchina in modo da avere il suo consiglio nei passaggi sulle dune: mi piacerebbe di più arrangiarmi ma ritengo che sia meglio evitare critiche da parte dei due driver libici che non aspetterebbero altro che un mio errore per screditarmi come apripista e riprendere in mano la situazione.cordoni di dune sono belli e non proprio banali. Qualche piantata non manca neppure seguendo i suggerimenti di Laktar. Ma alla prima spanciata seria decido di sgonfiare ed il problema si risolve quasi del tutto. Alcuni scollinamenti sono anche abbastanza tecnici e terminano con delle ripide ma brevi discese. Così ripide che stupisce il fatto che senza accelerare con decisione la macchina non scende proprio! La sabbia è così molle che arresta il mezzo nonostante la pendenza da brivido, quasi verticale.la macchina di Marco si pianta malamente su un pianoro dopo una discesa ed il gioco per oggi termina con il grande lavoro necessario a liberare la sua macchina dalla morsa della sabbia: si decide di fare campo direttamente lì, il posto è bello ed adatto alla sistemazione dei mezzi e sono già quasi le 18.volta liberato il mezzo, Marco decide di provare a regolare le barre di torsione anteriori per alzare un po' il mezzo.aver montato il necessario per il campo, mi dedico anch'io ad un po' di manutenzione: smonto la ruota posteriore sinistra di Granpasso e controlla la pinza freno perché per tutta la giornata ho sentito in fischio che a momenti compare. In qualche momento ho sentito il pedale diventare molle, segno di surriscaldamento. Smonto le pastiglie freno e con il compressore elimino sabbia e pietrisco che sono riusciti a depositarsi ovunque negli anfratti della pinza.giornata finisce così. Percorsi 248 km, quasi tutti su sabbia e dune.


/12/2009: arrivo a Kufra, e la caccia al rifornimento di caburanti.

Si riparte sulle dune: oggi faccio guidare Laktar, mi spiace non vederlo vederlo a suo agio ad annoiarsi sul sedile passeggero, ormai per noi è un amico di famiglia.conforta vedere che anche con lui alla guida ogni tanto la macchina si pianta sulle molli sabbie dell'Erg Rebianah.va avanti così per un'ora, poi come d'incanto si apre uno spettacolo meraviglioso: l'ultima duna scende morbidamente su un vallone roccioso. Uno spettacolo bellissimo. Ci fermiamo per una sosta e per cercare di immortalare con le foto questo paesaggio incantevole: purtroppo abbiamo il sole in posizione sfavorevole e le foto deluderanno come spesso capita.il viaggio scendendo nel vallone. Buffo trovarsi proiettati nel sogno, nello scenario già visto grazie alle ricostruzioni 3d di Google Earth e dalle poche foto georeferenziate che si trovano su Panoramio: spesso nella definizione dell'itinerario e del programma di viaggio ci siamo avvalsi di questi strumenti ed ora “viviamo” nella realtà la ricostruzione virtuale. Non restiamo delusi, il paesaggio è abbatanza simile a come ce lo eravamo immaginati. la sabbia è a tratti molle ma si marcia ancora bene, il percorso si svolge nel fondovalle a fianco di formazioni rocciose piramidali di origini vulcaniche. nei pressi di Kufra verso le 10,30 del mattino. L'ingresso all'oasi passa a lato di un rigoglioso palmeto un po' distante dalla cittadina.in città, come consuetudine si cerca di fare rifornimento di carburante, ma troviamo tutti i distributori chiusi... Andiamo verso il centro abitato e Laktar parcheggia a lato strada per chiedere informazioni. che non ci sia gasolio ne' benzina: forse nel pomeriggio, forse in serata... forse...di cominciare a sbrigare le formalità burocratiche, dato che per andare a sud di Kufra occorre avere dei permessi dalla polizia. ne occupa Lacktar che va al posto di polizia. Serviranno delle foto tessera e delle fotocopie dei passaporti. Ma Marco e Fabiola per sfruttare al meglio i tempi morti sono andati in paese a dare un'occhiata. Cominciamo ad andare noi dal fotografo, AbSalem attenderà il ritorno degli altri.i documenti e torniamo al punto di incontro dove troviamo Marco e Fabiola arrabbiati con terroristache li ha sgridati. Pazienza, facciamo i documenti anche per loro ed un po' di spesa alimentare. Poi raggiungiamo gli altri due Toyota che si sono spostati in periferia. Li troviamo accampati a lato strada sotto degli alberi e dietro ad un frangi vento in canne, mezzi nascosti. la benzina non si trovi e non vogliono muoversi di lì. Vorremmo sfruttare il tempo per tornare in paese, girare e mangiare qualcosa in un ristorantino, Laktar ce lo sconsiglia ed i Libici non ne vogliono sapere di tornare in paese, l'oasi è prevalentemente abitata da emigrati neri ed hanno paura di essere derubati. Miko non ha voglia di visitare Kufra. quindi solo noi e Marco, in macchina da noi c'è anche Marta. (pensiamo) che il poliziotto a che cavolo serve se poi non ci accompagna dove (secondo loro) è “”andare? faremo la solita attenzione nel lasciare incustodite le macchine cariche, ma nella nostra c'è Kira l'antifurto: l'unico problema è che non si mettano ad indispettirla i ragazzini. noi non sembra che il posto sia pericoloso e d'altro canto se non ci fossero piaciuti gli africani... non saremmo venuti in Africa! E visto che siamo qui siamo intenzionati a visitare anche Kufra, tanto più che facendo il primo giro esplorativo non ci è sembrato di percepire ostilità nei nostri confronti ma la solita curiosità e la solita voglia di comunicare che caratterizza tutti gli abitanti del sud della Libia.e mangiamo in un ristorantino gestito da un egiziano. Si mangia bene ma si spende parecchio, prezzi molto al di sopra della media anche contrattando. Poi ci spostiamo e visitiamo il paese. Kufra gli emigrati dal Sudan, dal Tchad e dal Niger sono la maggioranza. I tratti somatici, ed i costumi sono da Africa nera. Ma le persone sembrano amichevoli, solo alcuni ragazzotti fanno qualche battutina, ma non ci stupisce e non disturba più che tanto. Facciamo un giro in un mercato all'aperto, ci sono solo colonne in cemento ma niente tetto. Sotto, sono accampati diversi mercanti. La merce in vendita è piuttosto povera. Si spostiamo in un vicolo di negozietti, tra i quali spiccano le sartorie. Producono tessuti e fanno vestiti. Uno spettacolo insolito. negozi di spezie e qualche ragazzina che vende bigiotteria seduta ai bordi della strada. Di sicuro non è un posto turistico, ma è proprio questa l'Africa che cercavamo.scattare foto alle persone in queste condizioni non ci fa sentire tanto a nostro agio.però capire che per i libici la situazione sia differente: loro vivono l'immigrazioneLibia esattamente come viene vissuta dalla maggioranza di noi in Europa, con disprezzo, paura, diffidenza. Ed il comportamento che ha il governo libico e la brutalità con la quale polizia ed esercito esercitano il potere ed onorano gli accordi internazionali sul blocco del flusso dell'immigrazione, di sicuro non aiuta ad instaurare un buon rapporto tra libici e immigrati. con alcuni uomini che si avvicinano a noi: la gente è curiosa ed ha voglia di comunicare. Uno in particolare mi chiede come ci troviamo nella loro realtà e come si vive in Italia. Gli dico che non è tutto oro, che per essendoci ancora un benessere diffuso le cose stanno cambiando anche da noi. Lo squilibrio è immenso: qui la gente vorrebbe lavorare per avere di che vivere, da noi abbiamo tutto ma siamo avvelenati dalla frenesia del fare e non riusciamo a godere dell'indubbia ricchezza che non ci basta mai...la visita, torniamo dagli altri incolumi, con la pancia piena e soddisfatti di non aver fatto gli struzzi. Non ci è sembrato ne' sgradevole ne' pericoloso, ed il cibo era di buona qualità e molto abbondante come sempre in Libia.
situazione però non è cambiata, la benzina non arriva ed è un pasticcio, non abbiamo molto tempo a disposizione per aspettare. Laktar è via con AbSalem in cerca di benzina al mercato nero. Tornerà dopo un ora con 200 litri di benzina pagata 200 dinari contro i 15 cent/l del prezzo ufficiale. Gasolio niente, ma calcoliamo che ne abbiamo abbastanza sfruttando la riserva di 240 litri del peek-up.riparte, ma sono le 17,30 e sappiamo che ci fermeremo a breve. Uscire da Kufra e trovare l'ingresso della pista non è proprio banale a causa di alcuni terreni recintati ed all'aereoporto, ma ci riusciamo, anche se ormai il sole sta calando ed è quindi il momento di cercare un posto dove fare campo. Sono le 18,10 ed è buio, ma la luna illumina il deserto con una luce spettacolare.la pista e ci dirigiamo verso un piccolo Djebel distante circa 40 km da Kufra per fare campo. Percorsi 157 km dal bivacco della sera precedente, tra sabbia e piste.


/12/2009: dai pressi di Kufra al Djebel Arkanu

Partiamoabbastanza presto, alle 8,10 con me alla guida di GranPasso e del gruppo. Mi sento il fiato sul collo, AbSalem terroristacontinua a chiamare Laktar alla radio: pur non capendo l'arabo intuisco il significato, continua a chiedere di andare verso la pista. Chiedo a Laktar che sorride, conferma la mia intuizione: Salem dice che con la sabbia molle consuma troppo, Laktar dice che ha paura. In effetti pista o non pista, la sabbia molle c'è comunque.queste piste è noto che sono battute dai camion degli immigranti le cui ruote, con il carico che portano, scavano profondi solchi nella sabbia rendendo le piste poco praticabili da mezzi “piccoli” e “bassi” come i nostri.ogni caso punto in direzione della pista, ma l'indicazione della mia mappa non è poi così precisa, la scala è grande. Ci vuole un po' per intercettarla ma la troviamo: in realtà viaggiamo paralleli ad essa perché si viaggia meglio, ma tanto basta a far stare bravo Salem... La pista è la vecchia pista militare italiana segnata da balise molto evidenti, un palo alto circa 4 metri con due triangoli incrociati saldati alla cima che si possono vedere da ogni direzione anche a distanza perché spiccano al disopra della linea dell'orizzonte anche in presenza di piccoli rilievi: un indicazione a terra non si vedrebbe. a viaggiare così, a volte sulla pista a volte fuori, incrociano spesso orme di grandi carovane di dromedari, un pistone largo più di 30 metri indice di centinaia di animali in transito! Passando sulla pista dei cammelli il terreno è compattato dalla mandria ma piuttosto sconnesso e non rappresenta quindi una valida alternativa ai percorsi fuoripista, che pur se di sabbia non compatta sono più lisci e si viaggia meglio.terreno resta molto variabile, tratti duri si alternano a tratti di sabbia molle.però i guai: il Toyota bianco di Adrakman inizia a fermarsi ad intervalli sempre più frequenti. Le prime volte i libici aprono il cofano, staccano il tubo del carburante, parzializzano l'aria staccando il manicotto di aspirazione, riavviano il mezzo in una nube di benzina incombusta. Poi richiudono e via. Dopo un po' di volte, gli interventi diventano più complessi: è Salem che fa il meccanico e non sembra molto ben disposto a condividere con me il problema. Lo lascio fare. Comincia ad insinuarsi il dubbio che la benzina procurata a Kufra sia annacquata, anche se a me sembra che il problema non sia quello, ma non conosco quei mezzi e mi astengo dal commentare...è la volta di un piccolo problema anche al Defender di Miko: si insabbia e mentre lo spingo fuori sento odore di gasolio. Vedo che gocciola dal filtro gasolio. Capisco subito che perde dalla vite di spurgo della condensa che è rotta. Cambio in pochi minuti il filtro risolvendo il problema, ma gli altri si sono messi comodi per mangiare.ripartiamo fa parecchio caldo, un caldo che trovo piacevole, secco e non eccessivo. Il termometro indica una temperatura tra i 26 ed i 28 gradi.in molti scheletri di dromedari morti per disidratazione: qui il deserto non scherza, e le carovane di animali non hanno una vita facile.macchina di Adrakman si ferma però sempre più spesso rallentando non poco la marcia. La cosa comincia a preoccuparmi, anche John e la moglie sono sempre più perplessi. Ma gli arabi procedono senza batter ciglio, sembrano imperturbabili, anche se si percepisce un po' di apprensione. Certo è che se la macchina fosse la mia non so se procederei ancora verso il sud addentrandomi sempre di più nel deserto. Salem ed Adrakman iniziano a sfogarsi con Laktar: secondo loro ha preso la benzina schifosa. Adrakman continua ad agitarsi, parla in arabo alla velocità della luce ma si sente spesso la parola “” che in libico (come da noi a Firenze) vuol dire “carburatori”. Altro segno della presenza italiana in Libia, dove molti termini tecnici del mondo automobilistico usati correntemente sono italiani. a svuotare il serbatoio caricandogli una tanica di benzina non sospetta avanzata da Tazerbu, ma il problema non si risolve. Poi provano a smontare e pulire il carburatore, perdiamo più di un ora, ma anche questo tentativo si dimostra inefficace.frattempo Miko e Marco sono andati avanti da soli seguendo la pista su suggerimento di Laktar.Maurizio ma poco dopo ci perdiamo Marco che tra l'altro è solo in auto. Giro la macchina e torniamo indietro a cercarlo. Lo vede Laktar, un bel po' distante e fuori dalla pista. Avvicinandoci vediamo che è insabbiato a fianco di un relitto di autocarro. Ha deviato per andare a vederlo ed è rimasto bloccato...lo aiuta a liberare il mezzo e si riparte. Ancora problemi con il Toyota bianco. Arriviamo ad un posto di controllo della polizia
(23° 1,5570 N Long. 24° 11,0454 E): discorsi tra le guide ed i militari, poi misteriosi scambi di qualcosa tra le guide ed i militari. Chiedo a Laktar e dice “problema, scaricata acqua”. ò solo poi che “scaricare” per Laktar vuol dire “caricare”... Vabbè.
tanto un cordone di dune trasversale taglia la monotonia del paesaggio: passaggi semplici ma a volte impegnativi per la scarsa consistenza della sabbia. Ci chiediamo come possano passare i camion degli immigranti... Ma probabilmente cercano passaggi più semplici e meno diretti.una panne del Toyota e l'altra arriviamo in vista di due massicci rocciosi e l'umore migliora nonostante la preoccupazione e l'incertezza dei guasti della macchina libica.erroneamente che il primo massiccio sia Arkanu ed il secondo Al Awaynat. In realtà avvicinandoci il GPS indica che non è così, il primo massiccio è in realtà solo una serie di piramidi che trae in inganno. Ma il secondo gruppo è Arkanu.cordoni di dune ed il terreno si ripetono in modo molto regolare, si marcia abbastanza agevolmente.dirigiamo verso il massiccio ma comincia ad essere tardi, il sole cala e decidiamo di fare campo sulle dune ad una ventina di km dal massiccio. La macchina di Adrakman continua a fare le bizze con frequenza preoccupante: mancano circa 20 km al Djebel ma decidiamo di fare il campo, sono già le 18. sera mi decido a risolvere in modo definitivo il problema ai freni posteriori del mio 110: a destra resta frenato ed il pedale freno diventa molle, segno di surriscaldamento. Questa volta individuo e risolvo il problema: smonto le pastiglie e mi accorgo che il pietrisco di ferma tra la pastiglia del freno e la lamina inox antivibrazione posta tra pastiglia e pistoncino. Ciò accade perché la pastiglia non originale non è liscia dietro e la lamina si deforma un po' causando deposito di piccoli sassolini che bloccano in freno.la lamina inox e rimonto risolvendo il problema. Mi resterà solo il freno rumoroso, fischia come un tram anni '70 ad ogni azionamento ma pazienza...i libici hanno fatto qualcos'altro sul Toyota, ma non so cosa.
cena, al rito del the davanti al fuoco ci si rilassa e pian piano i rapporti con i due driver libici migliorano un po'. Maurizio comincia a prendere il giro Adrakman dicendo che nella benzina di Kufra ci avevano messo la ciorba. i due scherzano, uno parla in italiano, l'altro in arabo, si capiscono solo sulle keywords “Ciorba carbratori”, o anche “Ciorba makkroni carbratori”... ma sembrano comprendersi a vicenda. Uno spettacolo esilarante, roba da cabaret televisivo.questa giornata abbiamo percorso (nonostante il Toyota bianco...) 248 km tra piste, sabbia e qualche scavalcamento di cordoni di dune.

/12/2009: visita al Djebel Arkanu, campo ad Al Awaynat
Partiamo presto ed alle 9,30 circa siamo all'ingresso del Djebel. Individuiamo subito l'albero di acacia che segna l'ingresso del grande vallone che si incunea all'interno del massiccio. Subito dopo si scorge il relitto del blindato Francese
(22° 12,8454 N Long. 24° 39,9144 E) sembra proteggere l'ingresso del Karku (o wadi). Si tratta di un blindato Panhard abbandonato probabilmente durante la recente guerra tra Tchad e Libia nel 1987. Anche di questo avevamo avuto un'anteprima su Internet.la storia della contesa, non si capisce bene come andarono le cose e soprattutto non mi è chiaro come laguerra sia arrivata fino a qui, dato che risulta furono i libici ad invadere il Tchad che fu poi aiutato dai Francesi con truppe della Legione Straniera. Probabilmente i libici avrebbero voluto impossessarsi delle miniere di uranio site nella parte del Tibesti del Tchad, ma toccarono gli interessi dei francesi...relitto del blindato attrae e spinge un po' tutti a giocarci sopra, grandi e bambini.
all'interno, sperando dalle tracce di riuscire ad individuare pitture rupestri. Non abbiamo punti GPS, ma nella documentazione stampata di John vengono descritte. poco, in compenso è facile incappare in residuati bellici che potrebbero anche essere pericolosi: si trovano katiusha, alcuni sembrano pericolosamente intatti, e munizioni di cannoni. Le numerose impronte di ruote ed il terreno duro rassicurano invece sulla non presenza di mine, mai segnalate in questa zona.accanto ad i resti di una cucina da campo di fabbricazione tedesca. Più ci si addentra nel karkur più la pista diventa dissestata e dal fondo pietroso. Il paesaggio è brullo, pochi alberi e cespugli, rocce molto diroccate e sfasciumi.il consiglio di Laktar di seguire le tracce più evidenti vicino alle pareti, eseguiamo frequenti ispezioni delle rocce e John scorge un sito di graffiti raffiguranti animali
(22° 15,3132 N, Long. 24° 39,8820 E). ben vedere c'era pure una targhetta metallica appoggiata alle rocce sotto, ma non era semplice lo stesso individuarle.

Arrivati ad un certo punto il passaggio in auto non è più agevole.una piccola discussione tra chi vorrebbe fermare un paio d'ore e chi vorrebbe proseguire subito per Al Awaynat: per me è indifferente, anche se da quello che abbiamo visto la speranza di trovare qualcosa di interessante è piccola. Il massiccio è grande e le rocce diroccate rendono difficili le escursioni anche a piedi. Alla fine si decide di fermarsi. e John si allontanano per un escursione a piedi. Io parto un po' dopo e vado per conto mio perché non ho visto da che parte sono andati. Mi arrampico un po' sulle roccette e raggiungo un punto più elevato. Il sole picchia forte ma all'ombra fa freschino. Vedo che il wadi prosegue dall'altro lato e scendo a visitarlo. Cerco di guardare con molta attenzione dove metto i piedi, dato che non è improbabile incocciare in serpenti e farsi mordere in un posto così remoto non dev'essere una bella esperienza. si trova granché come minerali, le rocce sembrano smussate e levigate dall'acqua, il fondo è come quello di torrenti in secca. Molte tracce di gazzelle ed altri piccoli animali. Tracce anche di un felino di taglia medio piccola.alle auto senza riattraversare le rocce: è mezzogiorno e gli altri hanno già mangiato. aver mangiato qualcosa tutti si riparte. Anche oggi è molto caldo, ma non fastidioso.anche il relitto di una vecchi Land Rover, probabilmente un 109 telonato 6 cilindri benzina militare, ma resta poco della povera auto. È armata con un tubo lanciarazzi con ancora un razzo in canna.
il Djebel Arkanu alla volta di Al Awaynat che dovrebbe offrire più cose da visitare.il solito ripetersi periodico e regolare di dune e terreni più duri.Awaynat è in vista, lo raggiungeremo attorno alle 16,00. L'aspetto del massiccio roccioso è davvero imponente, con i suoi 1930 m. Si tratta di un complesso roccioso su più livelli, con parti molto diroccate ma complessivamente di roccia più compatta di quella del Djebel Arkanu. dirigiamo verso il Karkur Idriss, quello più vicino, posto a nord. Addentrandoci, troviamo un primo sito di pitture rupestri molto belle, segnalate da un bidone rosso: i manufatti sono sulle pareti e sul soffitto di una specie di grotta
(21° 59,7822 N Long. 24° 52,6170 E).
un serpente che si aggira tra le rocce, ma a tutti, guide comprese, sembra una biscia. Niente di preoccupante, tranne che per il fatto che si ha la prova cera del fato che il clima mite rende possibile la veglia invernale degli animali a sangue freddo e che quindi occorrerà prestare attenzione ad altri rettili più pericolosi. altre tracce, ma non troviamo molto. Siamo tutti contenti di essere arrivati alla meta del viaggio, ci attardiamo a girovagare, scattare foto, parlare con allegria. Troviamo anche le tracce di un pozzo, forse il segno di un tentativo di carotaggio petrolifero. Poi cerchiamo un posto idoneo ad accamparci: tira un po' di vento, specie se ci si sofferma nei corridoi rocciosi. Alla fine troviamo un posto abbastanza riparato addossati ad una parete rocciosa. di cena, facciamo rifornimento di gasolio dal bidone della macchina di AbSalem. Partendo da Tazerbu, il mio Defender è arrivato fino a qui con un pieno.cena festeggiamo il raggiungimento della mitica meta del nostro viaggio. Beviamo e sotterriamo una bottiglia di vino di quelle di Giuseppe dopo averci messo dentro un messaggio per lui. Ma … ci scordiamo di prendere il punto GPS esatto!

Discutiamo anche sul programma di viaggio: valutiamo di nuovo se riprendere in considerazione la possibilità di tornare per un altra strada più ad ovest, recuperando la prevista visita al Djebel Sherif, dove si trovano i resti di una colonna militare del Range Desert Groupinglese (incursori che arrivavano dall'Egitto) attaccata e distrutta dall'aviazione italiana durante la seconda guerra, nel 1941.deviazione comporta però un allungamento non trascurabile del tragitto di ritorno, circa 140 km: valutiamo con Laktar che però le due Toyota, non avrebbero abbastanza autonomia, senza contare le noie che persistono anche se più raramente nella macchina di Adrakman. A malincuore rinunciamo e malediciamo di aver accettato questo compromesso, ma ormai è fatta.abbiamo percorso solo 70 km, la giornata è stata dedicata più alle visite che agli spostamenti.

/12/2009: visita al Djebel Al Awaynat
Partiamo alle 8,30 e proseguiamo con l'esplorazione del Idriss. Lo spettacolo dovuto ai giochi di luce che sfumano su diversi piani i vari fronti rocciosi in funzione della loro distanza è veramente degno di nota. il lentamente soffermandoci molto per fare foto e cercare altre pitture nei posti che sembrano più favorevoli. sono diverse piste all'interno e ci si muove senza difficoltà, tranne alcuni passaggi più delicati su pietraia. I paesaggi sono belli ma molto severi, addolciti qua e la dalla presenza di qualche cespuglio ed albero di acacia.sempre seguendo tracce di pista, Laktar trova un secondo sito di pitture, posto su un masso isolato tipo isola
(21° 57,6732 N Long. 24° 56,4480 E). si tratta del cosiddetto “Marchesi”.il Idrissper imboccare il Ibrahim: le due valli si uniscono all'interno in una “V” che solca il massiccio roccioso permettendo di entrare da una parte del massiccio roccioso ed uscire dall'altra.secondo vallone è caratterizzato dalla presenza di molti più alberi d'acacia, con una particolarità: sembrano bagnate di rugiada a causa di una copiosa secrezione resinosa. Sia i rami che la terra sotto sembrano bagnati, ma è resina. Non sappiamo se si tratta di un parassita o di una malattia delle piante, fatto sta che è un fenomeno strano che non avevamo mai visto. Addirittura sotto un albero c'è una carcassa di cammello “glassata” da questa resina
(21° 56,3190 N Long. 24° 53,0898 E).un terzo ed ultimo sito di pitture, posto su rocce alte
(21° 56,1462 N Long. 24° 53,1732 E).belli anche i grossi massi levigati che si trovano sul lato sud del karkur.di uscire dal Djebel verso mezzogiorno per proseguire costeggiando il massiccio verso sud per recarci al posto di controllo di polizia
(21° 52,4178 N Long. 24° 48,1374 E) chiedere di farci visitare i siti di pitture rupestri e la sorgente d'acqua Douaposti di quel versante del massiccio, così come suggerisce anche la guida Planet
al posto di controllo in un oretta. I militari ci accolgono abbastanza cordialmente, ma cominciano a discutere con Laktar. Inizia un va e vieni dal posto di controllo dove ci hanno fatti fermare e le baracche del campo. Non si capisce niente come sempre.mettiamo a mangiare qualcosa, è ora di pranzo. un po' nel vai e vieni sentiamo qualcuno urlare. Pare sia il comandante che parla alla radio. Chiediamo a Laktar e pare che il problema sia che secondo loro avremmo dovuto passare da loro prima di entrare ad Al Awaynat. Ora ci propongono solo di visitare la sorgente d'acqua posta dietro al sito di polizia, un paio d'ore di cammino.nessuno muore dalla voglia, fa caldo ed i poliziotti ora sembrano irritati e non molto ben disposti perché hanno avuto da ridire a causa nostra con i militari che hanno base più avanti. D'altro canto noi non sapevamo niente di questa “usanza” ne' ci era stato detto a Kufra quando abbiamo chiesto ed ottenuto i permessi per proseguire il viaggio fin qui,fine la polizia ci accompagnerà solo a vedere le pitture poste prima del posto di controllo scortati da un peek-up della polizia: sul cassone un pittoresco militare con il kalashnikov appoggiato alla gamba.
indietro qualche km ed arriviamo al sito
(21° 54,4248 N Long. 24° 47,4468 E), da una cisterna bianca abbandonata e da un relitto di autocarro
(21° 54,3774 N Long. 24° 47,4264 E) qualche decina di metri dalla parete rocciosa. pitture non sarebbero male, ma il miliare che ci accompagna è uno zoticone, per evidenziarle le bagna con l'acqua... Con questa prassi, rovineranno in fretta un patrimonio archeologico, ma vaglielo a spiegare....il sito e ci congediamo dai militari che si dirigono verso il posto di controllo.puntiamo invece a sud ovest in direzione del relitto di due relitti di aereo Savoia Marchetti SM79 dei tempi della seconda guerra.relitti degli aerei italiani ancora presenti ai piedi del Jebel dal mese di Marzo del 1941, testimoniano drammaticamente l'estremo tentativo di rifornimento agli ultimi disperati difensori dell'Africa Orientale. origine i bombardieri inviati dall'Italia erano 6, ne arrivarono a destinazione solo 4Questi aerei erano normalmente utilizzati come motosiluranti. Il soprannome di “Gobbo”, o meglio "Gobbo Maledetto" (Hunchback), gli venne dato dai piloti britannici della RAF,che avevano non poche difficoltà nell'attaccarlo di coda a causa dell'arma montata sulla gobba dorsale e rivolta all'indietro.
Prima di arrivare in vista del relitto, siamo però intercettati dal peek-up della polizia che ci aveva scortati: si sono accorti che non tornavamo indietro e ci hanno seguito. Ci chiedono che intenzioni abbiamo, glielo diciamo, ci scortano loro.il primo relitto
(21° 52,4472 N Long. 24° 44,5422 E), 'è molto poco da vedere ma si può vedere i resti di uno dei tre motori stellari (o radiali) 9 cilindri Alfa Romeo RC.34 da 750 cv ciascuno che equipaggiavano questi velivoli.una targhetta del velivolo si legge una “data consegna” del 2/4/1940.l'attraversamento di una pista di atterraggio
(21° 52,1802 N Long. 24° 44,1102 E), solo da pietre. ripartiamo verso il secondo relitto
(21° 52,0542 N Long. 24° 43,2516 E), si vede qualcosa di più, lo scheletro della fusoliera che lascia intendere la sagoma dell'aereo costruito da un telaio era tubolare ed un rivestimento misto, pannelli in lega davanti, compensato e lamiera in coda e tela per i fianchi. In legno le grandi ali e gli alettoni. militari ci osservano ancora, si vede che non aspettano altro che ce ne andiamo prendendo la direzione “giusta”, cioè per allontanarsi dalla loro zona.aver fatto foto ripartiamo. Marco resta un momento in più per fare foto senza persone attorno, cosa che si rivelerà un grosso errore. I militari vedendolo solo lo pressano, gli fanno domande, vogliono una tangente in denaro. Lui fa finta di non capire e dopo un po' lo lasciano andare, ma la situazione non è stata piacevole... Noi non ci accorgiamo di niente, solo del fatto che Marco ritarda e dobbiamo aspettarlo.fortuna la cosa si è risolta, ma non è certo un bel segnale, che mina la nostra convinzione che in Libia i turisti possano viaggiare tranquilli anche grazie al forte presidio militare. Ma si sa che le zone di confine sono sempre delicate, specie quelle più remote e con paesi disastrati come il Sudan.procediamo decisamente fuori pista, incuranti delle lamentele si AbSalem. Un ghigno satanico sulla bocca di Laktar mi fa capire che ora farà a modo suo. tra i gassi e le dune con celerità, trovando un terreno mediamente migliore di quello trovato nel viaggio di andata da Kufra passando vicino alla vecchia pista italiana, a la sabbia è a volta molto insidiosa, tanto che metto a segno la miglior piantata del mezzo della mia carriera.è nervoso e si vede che è decisamente alterato, ma non può che sopportare. Affari suoi, noi non abbiamo chiesto noi la sua presenza.sera ci fermiamo alle 17,30 in un posto splendido, la luna fa capolino quando il sole deve ancora tramontare ed è quasi piena. Siamo su un cordone di dune ai piedi di una piccola formazione rocciosa quasi completamente coperta dalla sabbia. Ancora una volta per Marta ed Irene è una grande festa, le dune sono un meraviglioso parco giochi per chi ha tanta energia da spendere. poco più in su di Arkanuma spostati più ad ovest, a breve distanza da un piccolo cratere vulcanico immerso in un mare di sabbia dal quale ci separa solo il cordone di dune che stiamo valicando ed un pianoro piatto di fondo misto, pietre e sassi. pressi del campo, troviamo molti cristalli semplicemente arrampicandoci sulla sommità della montagnetta.

i Km percorsi oggi.

/12/2009: ritorno a Kufra, capodanno
Al mattino partiamo alle 8,10 e decidiamo di fare una piccola deviazione per raggiungere il cratere vulcanico posto ad ovest del nostro campo. un cordone di dune, un insabbiamento della macchina di Miko mi permette di rilevare una perdita d'olio motore non trascurabile sulla sua Pigra. Sembra che lo faccio apposta, ogni volta che spingo la macchina Pigra mi accorgo che il territorioSi tratta di un'altra fesseria, il filtro olio è allentato e tutto si risolve appena riusciamo a trovare la chiave giusta per svitarlo, dato che il motore è bollente.
dopo raggiungiamo e visitiamo il cratere vulcanico, ma non è nulla di speciale, tutto sommato vale molto di più la vista d'insieme della visita. L'interno è brullo e non si trovano minerali o formazioni rocciose degne di nota.continuando un percorso il più diretto possibile ignorando la ricerca della pista. Il paesaggio è analogo a quello dell'andata ma un po' più movimentato dall'attraversamento dei cordoni di dune senza necessariamente cercare il punto più favorevole. Anche il terrorista smette di cercare di richiamare Laktar e la macchina di Adrakman pare aver quasi del tutto risolto i problemi dei giorni precedenti. Ci scherziamo su, ci mancava solo un Toyota allergico ad Al Awaynat... alterneremo alla guida io e Laktar.metà mattina incontriamo un camion di immigranti, il primo e l'unico. Lo spettacolo è indescrivibile: il pur grosso automezzo scompare sotto al carico composto da pacchi, bidoni ed umanità che colano da tutte le parti. Il camion si muove appena. Noi siamo fermi, guardiamo silenziosamente, il camion lentamente oscilla e scarta sulle profonde tracce della pista di sabbia ma procede inesorabile. Laktar ci dice che sono lavoratori del Sudan che dopo un periodo di lavoro vengono respinti dal governo libico o che decidono di tornare perché non riescono ad uscire dalla Libia per proseguire verso l'Europa. Hanno seguito quella che i tuareg chiamano , una traccia che porta al nulla...ciò lascia a bocca aperta e ci fa capire quanto poca sia il valore delle vite umane in questa remota regione del mondo: non è difficile che il camion si ribalti facendo una strage, senza contare il fatto che le probabilità che un mezzo così giunga a destinazione senza problemi non credo sia alta...attorno ci si rende conto della severità del deserto: il nulla totale a perdita d'occhio, un banale guasto può trasformarsi in tragedia, anche se tutto sommato deve esserci un certo traffico di automezzi in questa zona. 'altra considerazione è che anche in Africa c'è il razzismo: la Libia è una Svizzera a confronto con paesi come il Sudan, il Tchad o il Niger. I libici ne sono consapevoli e trattano gli emigranti con disprezzo, diffidenza e razzismo. Tutto il mondo è paese insomma quando in gioco ci sono gli interessi di chi sta bene e vuole conservare questo status.il camion arriva all'altezza delle nostre auto il conducente e le persone ammassate salutano: noi ricambiamo il gesto e ripartiamo lentamente.
sosta di pranzo mi accorgo di avere un piccolo problema ad uno dei due ammortizzatori anteriori lato passeggero: il gommino inferiore era un po' piccolo ed il dado arrivava a fondo corsa senza serrare bene l'ammortizzatore, che rimaneva pertanto leggermente lasco. Questo gioco, nel circa 1500 km di deserto percorsi, aveva “lavorato” prima i due scodellini di contenimento del gommino stesso, poi lo stelo dell'attacco inferiore dell'ammortizzatore ed infine ed infine il foro della sede dell'attacco inferiore... Mi riprometto di sistemare il guaio la sera.fila liscio e senza intoppi, precorriamo molta più strada che non all'andata, tanto che arriviamo a Kufra prima alle 16,00. Ora, alla luce del sole, vediamo quello che lasciando il paese al buio non avevamo potuto apprezzare, come le magiche apparizioni delle grandi chiazze verdi circolari costituite dalle coltivazioni di cereali ottenute grazie all'utilizzo di enormi tralicci motorizzati che sostengono i tubi dell'irrigazione delle colture. Tra l'altro questi impianti sono italiani.una rapida spesa di pane, acqua e qualcos'altro, ci fiondiamo subito come di consueto al primo distributore: sembra di nuovo chiuso ma... ci fanno passare dietro alla catenella. I Toyota vengono dissetati, le nostre macchine a gasolio attendono davanti alle pompe chiuse. Inizia una lunga discussione tra Laktar, AbSalem ed alcuni individui, tra cui un benzinaio, un militare ed un “agente segreto” che con fare molto professionale brandeggia una specie di registro ed una penna. La discussione è animata come solo gli arabi possono fare, le prime volte che ci era capitato di assistervi eravamo preoccupati, ora sappiamo che di solito si tratta di una grana ma non così grave...rinunciare a capire, non preoccuparsi ed aspettare, cosa fattibile quando si ha qualcuno che gestisce la cosa per te.dopo un po' la situazione si sblocca e viene messa a disposizione una pompa per riempire i nostri mezzi. Riempiamo serbatoi e taniche, in Africa meglio fare le formichine, raccogliere sempre tutto per avere una scorta abbondante.molta fretta, cosa che non capiamo: arriva un grosso camion che aspetta impaziente e ci fanno ulteriore fretta: un conto unico per tutti, con gasolio spruzzato fuori da serbatoi e taniche perché la pompa ha una pressione mostruosa!fretta, a momenti mi ammazzo scendendo dal tetto: le suole dei sandali sono unte quando salto sulle piastrelle dell'isola dove sono montate le pompe...poi il motivo della discussione: pare che il distributore abbia il gasolio “prenotato” da una associazione che deve portare aiuti umanitari in Sudan. Tuttavia a loro servono 4000 litri di carburante, a noi ne servono circa 400 per cui si sono convinti a darceli.l'incubo finisce. Ed usciamo dal distributore. Saranno le cinque del pomeriggio, attraversiamo la strada per entrare nel cortile di uno stabilimento dove imbottigliano acqua per fare rifornimento dell'acqua nei serbatoi. si avvina a noi e ci chiede timidamente se ci va bene fare campo lì. Lo guardiamo increduli, il posto fa schifo, non sapremmo dove fare i bisogni e vorremmo passare il capodanno in un posto un po' bello per fare un minimo di festa... Laktar ci spiega che la richiesta viene da AbSalam il poliziotto: dice che vuole farsi una doccia in caserma. Non siamo molto ben disposti verso questa richiesta. Concordiamo di fare campo fuori paese per dar modo ad poliziotto di poter essere riaccompagnato in paese da AbSalem.dalla città al tramonto (circa le 18) e ci dirigiamo verso delle formazioni rocciose con fondo sabbioso attaccate al paese. Tutto sommato non è male come posto, vediamo la luna piena con uno spicchio oscurato: una eclissi parziale. Prepariamo il campo ed il “cenone” di capodanno. Laktar 'Incendiarioci fa preparare due bottiglie di gasolio che unite ad altrettante di benzina in una sapiente ricetta, costituiranno l'ormai usuale spettacolo pirotecnico di fine anno come nel 2007. Qui, vicino al paese, non potremo infatti far brillare i nostri fuochi d'artificio.di cena sistemo il problema dell'ammortizzatore riscontrato a pranzo: cambio gli scodellini ed aggiungo una rondella in modo da mettere in compressione il gommino. Problema risolto, anche se dovrò poi sostituire l'ammortizzatore e sistemare il foro inferiore asolato: in fin dei conti questo è anche il viaggio di sperimentazione della modifica fatta da me e Marcello, il raddoppio degli ammortizzatori.e consumiamo la cena, stappiamo una delle bottiglie di Giuseppe non facendoci notare troppo dai libici. Solo a Laktar allunghiamo discretamente un bicchiere, ma in sede separata. Sappiamo che lui appezza ma sappiamo anche che in pubblico non si mostrerebbe a bere.Laktar, AbSalam e AbSalem si danno da fare a preparare lo spettacolo: scrivono una frase augurale nella sabbia, la impregnano di combustibile e gli danno fuoco creando così uno spettacolo notturno. tre sono stati molto carini e collaborativi, si vede che in ogni libico c'è l'animo di un ragazzino incendiario...alle ragazze le stelline pirotecniche, Irene e Marta si divertono un mondo e restano occupate per quasi tutta la sera, non si daranno pace fino a che non le avranno bruciate tutte. ci mettiamo tutti le chesh e ci facciamo qualche foto ricordo. Io la sera la uso ormai per abitudine nei campi, di giorno non la sopporto ma mi piace.fine anche questa giornata volge al termine, ma mentre si chiacchiera davanti al fuoco, ecco comparire due fennec, le piccole volpi del deserto. Si avvicinano curiose ed affamate, ma restano a debita distanza. I libici lanciano del cibo ed una delle due più coraggiosa si avvicina. ancora un po' a chiacchierare, Marco si congeda per andare a dormire. ed Adrackman scherzano sul nostro gruppo, “egipto mia mia” (sembra un egiziano al 100 per cento, a causa del suo vestito arabo bianco che arriva proprio dall'egitto), lo prendono in giro bonariamente perché raccatta tutto, schizza veloce da tutte le parti e gira sempre con il riscaldamento al massimo per non surriscaldare la macchina, Io vinco il premio come “Al Awaynat” e per il fatto che ora che ho preso il sole ho quasi il colorito di una Arabo. à quante altre cose si racconteranno alle nostre spalle!andiamo a dormire. Quando mi infilo in macchina e mi sdraio. Poi sistemandomi guardo fuori e vedo il fennec vicino alla macchina di Miko. Sta frugando qualcosa nella sabbia e si impegna molto. Lo guardo affascinato, non ne avevamo mai visto uno così vicino. Poi viene addirittura vicinissimo alla mia macchina. Peccato non poter fare una foto, ma se mi muovessi scapperebbe.
268 km tra dune e piste sabbiose.

/01/2010: l'oasi di Rebianah ed il Duna Park della pista per Tazerbu
Al mattino un nuovo piccolo inconveniente ci rallenta: la tenda “Maggiolina” di Maurizio non ne vuole sapere di chiudersi, una delle due viti senza fine scarrucola. Ci tocca smontare e fare qualche tentativo per rimetterla in sincronia con l'altra.il problema, partiamo alla volta dell'oasi di Rebiana, oggi guido io Granpasso. Fabiola è in auto con Musefi. Ripassiamo vicino alla pista dell'andata, poi però invece di deviare proseguiamo verso nord ovest. Pista di sabbia molle e rocce, poi le prime dune che sembrano belle e non proprio banali. Si tratta di una pista sulle dune non molto battuta.resta indietro, la macchina scalda e comunque non riesce a tenere il passo delle altre. M fermo ad aspettarlo ogni tanto, poi Laktar decide di andare con lui. Fabiola risale da me e proseguiamo con AbSalem terroristain testa.l'esperienza di Laktar serve a migliorare le performance del Nissan...un passaggio dove serviva fare un traverso e girare per prendere una salita, sbaglio le quote e non riesco ad impostare la curva in tempo, con il risultato che non riesco a raggiungere la cima della salita, resto fermo e devo fare retro. Non vedendo nulla dietro vado a finire su una cunetta che mi mette di traverso la macchina, un grave errore di manovra. L'auto è inclinata, la sabbia molle, cercando di andare avanti le ruote scavano un po' e l'auto si inclina pericolosamente a sinistra. Le femmine di bordo schiamazzano e pretendono di abbandonare la nave, cosa che mi infastidisce più di tutto il resto. Arrivano Laktar e gli altri, mi danno una mano a spostarla macchina bilanciando per quanto è possibile. La raddrizzo, ma la sabbia è molle e sono in un catino. Laktar mi dice di lasciargli la guida, mi scoccia, rifiuto l'invito. Lui insiste più volte e cedo la guida (scocciato). Con qualche manovra e molte spinte drizza la macchina e tenta la salita ma lo slancio è poco e non riesce a salire la ripida parete: riscende e con un paio di manovre ben assestate riesce a girare e tornare indietro per un po': poi tenta una manovra che in effetti devo dire non avrei mai tentato e riesce a salire con la seconda ridotta ed il motore a palla. Salgo un po' avvilito, avrei preferito uscirne da solo, ce la potevo fare.per il pranzo sulla cima della duna.
si riparte Laktar abbandona la macchina di Musefi e va con AbSalem. Ancora poche dune e si arriva sul pianoro che porta a Rebianah. Ci arriviamo da sud-est, l'altra volta, nel 2006, ci eravamo arrivati da nord. Il paesaggio visto da qui è un po' diverso, arrivando si passa accanto ad alcune colline a forma di cono e per vedere il palmeto ed il paese occorre girare attorno al Djebel.nel paese costituito da casette misere ma decorose, ognuna con un piccolo giardino protetto da un basso riparo di foglie di palma per riparare dall'avanzare della sabbia. Non c'è nessuna strada, solo piste nella sabbia, le palme sono belle.si ripete la situazione di Kufra: terroristae quindi anche l'altro autista non si vogliono fermare per paura. Si spostano subito fuori dal paese, ci di ferma solo per dare un'occhiata alle fondo del lago salato prosciugato che nel primo tratto si presenta come un campo arato da un grosso trattore, zolle solide rotte e rivoltate. “Paura di che?” chiedo io. Laktar dice che hanno paura della gente perché rubano le macchine e dei bambini perché tirano pietre...ricordo situazioni spiacevoli dal precedente viaggio e la gente incrociata fin'ora o saluta o è restata indifferente, sinceramente non capiamo tutta questa diffidenza. Marco è furioso, suggerisce a Salem di cambiare mestiere. Vorrebbe visitare il paese, dice giustamente che di gente nel deserto se ne incontra poca e che ha piacere di sfruttare questa rara occasione per incontrare qualcuno. Io e Fabiola condividiamo, anche se essendoci già stati non sentiamo particolari necessità, ma ci va bene assecondare questa richiesta. Miko non si esprime. Alla fine puntiamo a visitare almeno la vecchia medina, il vecchio paese abbandonato. Sono poche case sotto al Djebel più alto dell'oasi e lì vicino ci sono ancora delle case abitate, con davanti bambini che al nostro arrivo smettono di giocare e ci guardano. Parcheggiamo ed i “pericolosissimi” bambini ci guardano incuriositi ma da distanza. Io, Marco e Fabiola e poi anche John ci addentriamo (che temerari!) tra le ultime case abitate del paese, chiediamo permesso ad alcune persone sedute che ce lo accordano con estrema gentilezza ed entriamo nel borgo. c'è molto, ma i costumi indossati da uomini e donne sono già di per se una buona ragione per la visita. Troviamo alcuni rottami di vecchie auto militari di origine inglese, John avvicinandosi al Djebel trova un elmetto militare americano. Scattiamo con discrezione qualche foto salutiamo ed usciamo. Nessun altro si è mosso dalle auto, ma intanto i bambini si sono avvicinati con educazione e discrezione, osservano le ragazze ed i mezzi ma sono educati e gentili.che ciò sarebbe sufficiente a vincere le resistenze dei driver libici, ma mi accorgo che l'astio e la diffidenza deve avere a che fare con un sentimento razzista e di superiorità nei confronti delle etnie degli immigrati che anche qui come a Kufra sono in maggioranza.risale in macchina, ci eravamo detti di passare a vedere il letto del lago salato prosciugato dell'oasi ma i libici puntano con decisione verso l'uscita dal paese, un insidiosa distesa di qualche centinaio di metri di sabbia molle ed una salita lieve sul dolce declivio di una morbida duna bianca.si pianta e deve sgonfiare, sgonfio anche io per precauzione. Poi Maurizio e le due auto libiche prendono il largo e spariscono, nonostante si fosse concordato un giro attorno al lago.è in auto con me, ed io e Marco stizziti, torniamo verso il paese per cercare la pista che costeggia il lago, che vadano pure, ci aspetteranno. Mi spiace solo per Maurizio che quando si è liberato dalla sabbia ha seguito i due Toyota. Anche in quest'occasione la mancanza della possibilità di comunicare via radio ha creato problemi e disagio. in paese vedimo un assembramento di uomini anziani, tutti vestiti di bianco. Forse si tratta di un assemblea degli anziani del paese. Imbocco la pista lungo il bordo del lago ma man mano che la si percorre diventa più stretta ed impervia. Non si può neppure fare dietro front, la vegetazione si chiude e non c'è spazio di manovra.fondo è sabbioso e la pista si snoda molto tortuosa con curve e saliscendi ripidi e sabbiosi, talvolta pure con pendenza laterale. A peggiorare il tutto i rami delle palme che si chiudono ull'auto. Ma siamo qui e vado avanti. La vegetazione sulla strada impedisce di valutare il fondo. Prendo una brutta buca... Poi finalmente di vede il fondo della pista ma si deve uscire da una ripidissima rampetta sabbiosa di una decina di metri. Al secondo tentativo riesco a passare, Marco mi segue. Siamo fuori dall'oasi, sul plateau sabbioso. Il giro è andato male ma la pista è stata anche divertente, sembrava un safari nella savana...questo punto lasciamo perdere, ci siamo sfogati, abbiamo forse fatto capire ai due driver il concetto, decidiamo di raggiungere gli altri che si aspettano sulla sommità del pendio della duna.il resto del gruppo ripartiamo verso Tazerbu imboccando la velocissima pista che cavalca le dune per gran parte della distanza che separa le due località.percorso è bello e divertente nella guida, sono dune di sabbia quasi sempre dura e ben raccordata che si percorrono a velocità tra i 70 ed i 100 km/h. Ogni tanto si rallenta per superare un pendio particolarmente ripido in discesa.un tratto di una sessantina di km, al tramonto del sole, si fa campo sulle belle dune. sera davanti al fuoco l'atmosfera è festosa: i libici si sentono di nuovo a casa loro, le paure sono dimenticate ed intonano filastrocche sotto il ritmo di un tamburo improvvisato con una tanica vuota percosso da AbSalem. La filastrocca recita complimenti alle Land Rover che non hanno avuto problemi, a “”il trovarobe, a Carlo “Kufra”.via di mezzo tra il gioco e la presa in giro, ma ci si diverte come si può.Miko ed Adrakman continuano il loro cabaret: il libico spiega che a lui piacciono solo Brak (dove abita), Sebha, Gabron (zona laghi vicino a Sebha), l'Akakus, il Methendush, il Murzuq. Miko replica disegnando una mappa rudimentale sulla sabbia e spiega facendo con le mani il segno del cofano aperto che con il Toyota bianco l'unico Murzuq possibile è Murzuq city. Adrakman ride, insegna a Miko che “buono” di dice e “cattivo” Dunque Akakus (più “a” ci sono più il posto è bello), Al Awaynat Miko ridisegna la mappa della Libia di Adrakman: ridotta alla sola zona centro-ovest , la costa , da Rebiana in già !

Oggi abbiamo percorso 221 km, parte pista e parte dune. Mancano circa 120 km a Tazerbu.

/01/2010: ritorno a Tazerbu, la pista per Zilla
Ricomincia la navigazione sulle belle dune della pista per Tazerbu. I km scorrono velocemente e non sembra neppure di viaggiare su sabbia. Miko si diverte a correre dietro ai Toyota, io rallento e sto quasi sempre dietro Musefi. Poi le dune ed il divertimento finiscono e ci si ritrova sul piatto deserto che caratterizza i dintorni di Tazerbu dove arriviamo circa alle 10.paese ci si rifornisce di combustibile, acqua e viveri. Ripartiamo verso le 11,30 diretti verso Tazerbu. Davanti c'è il peek-up con AbSalem e Laktar.attraversa ancora la zona di basse dunette e cespugli. La giornata è splendida e fa caldo. Ci si ferma a pranzo prima di uscire da questa zona per addentrarci nella parte piatta del deserto.ripartiamo, la macchina delle guide procede decisa verso ovest. Guardando la mappa, mi pare che la direzione sia sbagliata ma penso che sia voluto per evitare le zone di ramla rambla che circondano Tazerbu e procedere su terreno migliore. Invece dopo un po' la macchina si ferma, Laktar scende e viene da me a chiedere se la direzione è giusta. Gli faccio vedere sulla mappa la situazione dicendogli che secondo me occorrerebbe correggere puntando verso nord-ovest. Laktar annuisce e si riparte. A questo punto mi sento libero di dire la mia e correggo più volta la rotta avvisandoli via radio. Poi taglio la testa al toro e mi metto io alla testa del gruppo.nuova rotta prevede una serie di attraversamenti di cordoni di dune: prima del codone AbSalem passa in testa e sceglie i punti migliori per scavalcare il cordone. La loro abilità è indiscutibile, facciamo dei passaggi molto divertenti.qualche insabbiamento, anche del peek-up.alternano lunghi gassi dal fondo quasi sempre compatto di ghiaino fine e sabbia con poche rocce a bianchi e sottili cordoni di dune di sabbia fine. A tratti, il fondo ha delle zone di roccia biancastra abbastanza liscio.accampiamo su una duna molto bella: è un po' presto (sono le 17,10), ma dalla mappa satellitare che ho sul mio PC possiamo vedere che questa è l'ultima duna cui segue un'ampia distesa quasi piatta poco adatta ad accamparsi.
totale abbiamo percorso 350 km tra dune, sabbia, piste.

/01/2010: visita al relitto areo “Antonov An-24”, Gleb El Barut, campo vicino Zilla
Al mattino partiamo alle 8,20 ed imbocchiamo il vasto plateau piatto e noioso che avevamo visto sulla mappa satellitare. La guida è noiosa e non ammette distrazioni: nonostante il terreno sembri uniformemente piatto, in realtà a tratti si posso incontrare improvvise insidie come gradini, dossi o piccoli wadi che si riescono ad individuare solo all'ultimo momento. Il rischio è quello di prenderli a velocità eccessiva con conseguenze facilmente immaginabili. L'unica è quindi moderare la velocità, anche se la media chilometrica ne risente. Ma almeno si è certi di non fare danni. Sono sempre io che faccio strada affidandomi alle indicazioni del GPS.tratti il terreno diventa pesante, ghiaino fine che sprofonda rallentando la marcia. In questi tratti Marco si distanzia dal gruppo perché la sua auto fa un po' più fatica delle altre ed ogni tanto mi fermo per permettergli di raggiungerci agevolmente.alcuni tratti è lui alla testa del gruppo, anche se la direzione è data dal muso del mio 110. Ad un certo punto vedo che Marco si ferma nei pressi di un albero di acacia solitario: io e Miko proseguiamo lentamente convinti che abbia visto qualcosa di suo interesse. Dopo un po' però mi accorgo che gli altri non ci seguono e mi fermo in un posto ben in vista ad attenderli, cosa abituale nelle zone dove le macchine sollevano tanta polvere ed il gruppo si sfilaccia per evitare di marciare nella polvere dei veicoli che li precedono. Aspettiamo un po' poi col binocolo vedo che le auto si avvicinano. ci raggiungono, scopriremo che il gruppo si era fermato accanto a Marco e che guardandosi in giro John ha trovato accanto ad un albero d'acacia spezzato una buca con una cassa di munizioni ancora presenti.
metà mattina incrociamo però finalmente la vera pista per el Barut(la montagna nera conica) posta a nord-est della zona vulcanica di HarujDa Tazerbu avremmo dovuto seguire questa pista, ma la lunga deviazione iniziale dovuta all'errore delle guide ci aveva portato fino ad ora a viaggiare ben distanti da questa.pista ci porta a circumnavigare la grande e relativamente recente colata vulcanica. Attraversiamo un wadi dove spiccano cespuglietti bassi e sferici molto verdi e fioriti. Ci fermiamo a fotografarli.la pista diventa più polverosa e piena di tracce di veicoli pesanti, infine si biforca. Scegliamo la pista che passa più vicino alla zona vulcanica e che passa accanto a diverse postazioni petrolifere recenti ed in uso., proprio accanto ad una di queste postazioni, ecco comparire il relitto dell'aereo che volevamo vedere. Si tratta di un bimotore turboelica che ha fatto un atterraggio d'emergenza qualche anno fa (non ho trovato una data precisa) ma ancora relativamente integro. Probabilmente l'equipaggio ed i passeggeri si saranno salvati, anzi stupisce il fatto che l'aereo sia stato abbandonato, dato che è danneggiato ma quasi intero.alle nostre aspettative, il relitto si trova accanto alla pista e molto vicino al campo base degli adiacenti impianti petroliferi: nella nostra immaginazione credevamo che la zona dell'incidente fosse desertica e lontana dalle piste. Un Toyota della compagnia petrolifera ci raggiunge proprio mentre arriviamo. Laktar sgrida me e Miko perché ci siamo avvicinat all'aereo attraversando un tubo metallico degli impianti, gli spiego che lo abbiamo fatto dove altre tracce indicavano chiaramente il passaggio di diversi altri mezzi anche pesanti. Laktar si avvicina al Toyota della compagnia e parla con il conducente, poi ci dice che per tornare alla pista dovremo seguire la macchina della compagnia petrolifera che ci indicherà il punto di attraversamento “ufficiale” del tubo.il relitto e facciamo un po' di foto. Poi ci allontaniamo scortati dalla macchina della compagnia petrolifera che ci lascia dopo aver scavalcato il famoso tubo in un punto “speciale” (… che a noi sembra del tutto analogo a dove lo avevamo attraversato prima...) e si allontana poco dopo. fermiamo pochi chilometri più avanti per mangiare: la pista è molto larga ma è infernale, in questo tratto è polverosissima ed il fondo è tole ondulè dei peggiori. qualche minuto ritorna il fuoristrada della compagnia e lascia ai libici un paio di pacchi: ci hanno seguito per portarci un pacco di latte e biscotti! L'ospitalità di queste postazioni l'avevamo già sperimentata nel precedente viaggio, dove ci avevano offerto gasolio, pane e merendine per le ragazze.il viaggio dopo pranzo, la pista migliora molto come fondo ma resta molto polverosa. La geografia della zona è cambiata parecchio dalla nostra precedente visita: prima queste piste non esistevano proprio e Zilla si raggiungeva tramite una tortuosa pista su rocce, sabbia e fesh fesh.accanto a El Barut, un piccolo Djebel conico che ha perso completamente il suo fascino come punto di orientamento geografico della zona: con la pistona di adesso non viene neppure voglia di fermasi e di avvicinarsi.la pista è tutta così, pensiamo, presto saremo a Zilla, che dista circa 170 km.realtà queste specie di Highwaynon è proprio completa, in tre punti ci sono interruzioni e cantieri (working in progress...) immersi nella sabbia molle e nel fesh fesh.proprio in una di queste interruzioni della pista che Marco sperimenta quanto il fesh fesh possa essere infido: invece di seguire gli altri che deviano a monte per evitare un passaggio in un impalpabile tappetone di polvere bianco-grigiastra solcata profondamente dai camion, ci si infila dentro restando completamente bloccato con le ruote che girano a vuoto... Mi devo fermare io, scendere nello strato di più di trenta centimetri di polvere (a piedi nudi... che senso!) ad aiutarlo. Agganciamo la Nissan alla mia con la cinghia di traino ed in due tentativi lo tiro fuori e si può proseguire, impolverati come mai...riprende la bella pista, sulla quale si viaggia veloci e molto distanziati uno dall'altro per evitare il muro di polvere.
rendiamo anche conto che poco per volta ci siamo spostati ad ovest in modo rilevante, il sole qui tramonta più di mezz'ora prima. Ci fermiamo alle 18 nella zona delle gole di Zilla ad una ventina di km dal paese. Per fare campo scendiamo in uno dei wadi che portano in basso dentro alle gole. Il fondovalle è sabbioso e le pareti rocciose sono anch'esse ricoperte parzialmente di sabbia.colline adiacenti al nostro campo, si trovano facilmente molti minerali interessanti e tantissime conchiglie fossili.il campo John ed Utroa ci dicono che al mattino dopo partiranno più presto di noi con Adrakman ed Hassan perché hanno urgenza di tornare a Tripoli: si faranno accompagnare ad Hun dove prenderanno un taxi o un bus.notizia mi fa tornare alla triste realtà: il viaggio volge al termine...saluti ed indirizzi.
totale abbiamo percorso ben 370 km su piste e deserto piatto.

/01/2010: le gole di Zilla, trasferiento stradale a Gariyat
Come da programma, Adrakman e gli inglesi partono prima di noi dopo gli ultimi saluti. Il driver ed il cuoco li ritroveremo ancora ad più ardi perché viaggeranno assieme ad AbSalem con il peek-up fino al bivio dove poi ci lasceranno entrambi proseguendo per Sebha mentre noi, Laktar ed AbSalem proseguiremo verso il confine.dal wadi, attraversiamo la strada e riscendiamo al fondovalle un po' più indietro con l'intenzione di visitare un pezzo di queste gole. Il paesaggio è lunare, simile a quello del punto dove abbiamo fatto campo. wadi sono scavati nelle rocce e la presenza di conchiglie denota il fatto che questa terra era sommersa. Riesce difficile immaginarsi la storia remota di questi territori, ci accontentiamo di godere dei paesaggi. Alcune “isolette” di roccia erosa spiccano in mezzo ai wadi, il fondo è sempre sabbioso.questa zona è destinata sarà probabilmente devastata dagli impianti relativi all'estrazione del petrolio, lo si deduce facilmente dalla presenza di picchetti in legno che segnano un percorso probabile per tubazioni.un certo punto vediamo Laktar scendere dalla macchina del terrorista, che parte velocemente e sparisce: ha deciso che si è stufato, ci lascia Laktar e raggiunge gli altri partiti al mattino. L'abitato di è vicino, c si vedrà ra poco. spazio all'amico e proseguiamo il nostro giro con lui a bordo. panorama è molto bello e verrebbe voglia di girare a lungo in questi valloni i cui paesaggi varia continuamente. Ma dobbiamo pensare che oggi ci aspettano ancora tanti chilometri di asfalto e che a ci aspettano Adrakman ed Hassan e lo scorbutico.quindi sulle colline riprendendo l'ampia pista che in breve ci porta a
in paese facciamo ancora una piccola deviazione per andare a visitare il forte costruito su una collina che domina il paesaggio. La costruzione non è niente di speciale ma il panorama è bello: si vedono le zone coltivate, il palmeto ed il centro abitato.il paese senza fermarci diretti ad , dove facciamo rifornimento di gasolio. Poco più avanti, a troviamo ad aspettarci gli altri. Siamo davanti ad un ristorantino e decidiamo di fermarci a mangiare lì offrendo il pranzo a tutti.bisogna mai avere fretta il questi posti e bisogna sempre essere pronti ad accettare immancabili variazioni del menù richiesto. In compenso ciò che viene proposto è sempre largamente abbondante e se si chiede un piatto non arriva mai solo ma sempre accompagnato da una ciorba, insalata e l'immancabile arissa. Nel caso specifico chiediamo cus cus e ad alcuni portano un piatto di maccheroni e pollo, ma va bene così...a mangiare tutto e Kira ci guadagna come sempre un lauto pasto di carne.
e percorriamo ancora i 170 km di asfalto che ci separano al bivio che porta a o a , bivio dove ci si ferma a salutare definitivamente gli equipaggi libici aggregati. Ci salutiamo cordialmente, dimenticandoci degli attriti del viaggio. Scattiamo le ultime foto ricordo ed Hassan ci consegna una lettera per una sua amica italiana che vive a Torino, conosciuta qualche tempo fa. si riparte, con Laktar sempre su Granpasso e AbSalem il poliziotto sul Nissan di Marco. Arriviamo a , la località dove già ci eravamo fermati all'andata. Ci fermiamo per prendere il solito, ottimo “Nescafè Cream”. Laktar sparisce per qualche minuto. Quando torna, ci comunica che andrà a Tripoli con uno che si è offerto di portarlo e che ci raggiungerà il giorno dopo a con l'auto di suo cugino per accompagnarci al confine. Viaggeremo comunque con il poliziotto. Lo salutiamo e proseguiamo soli.a verso le 19, al buio. rifornimento e decidiamo di fare ancora una volta campo senza sfruttare le stanze del “Motel” dole solo AbSalem alloggerà in una stanza, noi ci accampiamo da bravi zingari come all'andaa. Nei servizi degli uomini, c'è la possibilità di fare la doccia, io e Maurizio ne approfittiamo. AbSalem dopo un po' viene a cercarci e ci lascia il suo numero di telefono per ogni eventuale necessità, poi ci saluta. Noi mangiamo qualcosa delle nostre scorte, il pranzo è stato abbondante e non tutti hanno fame. Ne profittiamo per fare qualche operazione di manutenzione sulla macchina di Miko, cambio filtro aria e serraggio di due dadi della serratura del portellone, allentati sulle piste. Anche Marco cambia il filtro dell'aria. ci spostiamo fuori dal cortile della struttura e ci accampiamo.
fine della giornata abbiamo percorso ben 577 km, tutto asfalto da a

/01/2010: da Gariyat a Gabes
Al mattino tira un vento freddo molto fastidioso: non fa freddissimo, ci sono 4 gradi, ma in queste condizioni sembrano molto di meno. Si spostiamo in fretta dentro al cortile del motel ed andiamo a fare una rapida colazione nel bar. AbSalem e partiamo alle 8,30.di passare per la città di , città nota per le sue ceramiche e che dista circa 230 km. A Marco interessa dare un'occhiata ed anche a Fabiola non dispiace. Purtroppo così facendo perdiamo la possibilità di evitare la trafficata zona della periferia di Tripoli. Arrivati in zona attendiamo che i due facciano i loro acquisti, poi proseguiamo per la città di Aziziyah, dove Laktar ha detto telefonicamente al poliziotto che ci aspetterà. ci ritroviamo, riscopriamo un Laktar in “versione cittadina”, ripulito a nuovo e senza la da Guida Tuareg.per tornando un po' indietro e svoltiamo per Il traffico è di nuovo allucinante, ed ancora una volta ringraziamo Allah per esserne usciti interi.immancabile a :anche questa volta ci aspetta il ristorantino dove è ormai tradizione per noi fermarsi a mangiare un ottimo pollo arrosto. Arrivati sul posto, quasi non riconosciamo il locale perché è stato rifatto a nuovo recentemente.pollo è sempre ottimo, servito con del riso, insalata e patate fritte.facciamo gli ultimi chilometri in terra libica fermandoci solo per riempire serbatoi e taniche fino all'orlo.in frontiera alle 16,30 ed in un mezz'ora Laktar sbriga le pratiche e ci saluta calorosamente. Ci mancherà, ma ci si rivedrà, inshallah...un'altra mezz'ora superiamo anche il confine tunisino. Ci riportiamo all'ora di Greenwetch guadagnando quindi un'ora. Sono di nuovo le 16,30, ma sta per fare buio.lentamente in terra tunisina, attraversando e dirigendoci verso , dove arriviamo attorno alle 21. La strada è molto trafficata e guidare con il buio non è piacevole a causa del fato che i tunisini hanno la cattivissima abitudine di abbagliare le auto che procedono in verso opposto. Molti i camion in entrambi i sensi di marcia.di nuovo al solito albergo, il dormirà in macchina nel cortile dell'albergo e ci comunica che dopo qualche ora di sonno proseguirà per incontrare un gruppo di suoi amici con i quali passerà ancora una settimana in Tunisia. Ci salutiamo ed andiamo a lavarci ed a dormire.una doccia comoda dopo tanti giorni è un vero sollievo!
abbiamo percorso un sacco di strada, 688 km di asfalto.

/01/2010: da Gabes a Kairuan ad Hammameth
Partiamo con comodo dopo le 9 diretti a Kairuan, la quarta città santa dell'Islam. Abbiamo intenzione di visitarla, dato che ci siamo sempre passai di corsa senza praticamente fermarci.strada interna è molto meno trafficata e si procede bene. Arriviamo verso le 13 ed entriamo in città alla ricerca del centro storico. Il caos è grande e siamo impacciati nella ricerca. Un tunisino in motorino se ne approfitta subito, ci aggancia e ci accompagna lui nella medina facendoci pacheggiare proprio dietro alla Moschea. Immaginiamo sia la solita “guida anonima”, anche se subito non vuole mancia ne'altro. Ci chiede se vogliamo visitare la città, parla un buon italiano. Si propone subito come guida, naturalmente gratuita e disinteressata... Ma intanto ci ha fatto parcheggiare in un punto “sorvegliato”, piantonato da gente che lui conosce. Lo seguiamo nell'eslplorazione della medina. Ci porta a vedere la scuola coranica, il suk poi ci accompagna a mangiare un boccone. Prendeparte anche lui al pasto, poi ci porta a vedere alcuni negozi dove vendono stoffe e tovaglie. Segue una visita al pozzo del cammello, dove un dromedario fa girare una ruota che aziona un ingegnoso meccanismo per tirare su acqua da un pozzo. Infine tornando indietro ci vuol fare vedere la moschea da un terrazzo: guarda caso la casa che attraversiamo è di un venditore di tappeti. Dopo la visita al terrazzo, dove la vista non è poi granché, i fa invitae alla show room del negozio.manfrina dei tappeti, ma Miko e Gabriella sono interessati. Io tornoall'auto, a liberare un po' Kira. Dopo un bel po' di tempo mi raggiungono gli altri: Miko ha preso un tappeto. nostra guida improvvisata ci comunica che però ora è tardi per visitare la Moschea che chiude alle 14... Limmotacci sua, se non ci avesse deviato per negozi...chiede pure la mancia, così come i parcheggiatori. Come da copione insomma.e Irene spariscono per negozietti, noi le aspettiamo un po', poi passo a cercarle. loro hanno fatto piccoli acquisti.in auto e ci dirigiamo per l'ultima tappa prima dell'imbarco, verso Hammameth.verso le 20,30 ed alloggiamo all'albergo Green Golf.percorsi: 217 da Gabes a Kairuan, 150 per Hammameth.

/01/2010: da Hammameth a Tunisi
Ultimo giorno. Percorriamo l'autostrada che porta a Tunisi. Sulla strada sorpassiamo un camion cassonato che porta dentro un motocoltivatore ed una numerosa famiglia (uomini, donne, bambini ed anziani). Uno spettacolo.al porto saluto alcune conoscenze, altri viaggiatori conosciuti nei forum o nei viaggi, facciamo il check in ed usciamo dal porto. breve passeggiata sulla spiaggia di La Goulette, poi torniamo a Tunisi a prendere dei kebab in attesa dell'imbarco.porto, ritrovo altre conocenze ed il tempo passa in fretta.imbarchiamo con un po' di ritardo ma niente di grave, con GNV eravamo preparati a ben altro. 77 km.


Ora possiamo proprio mettere la parola fine del bel viaggio, una bella esperienza, diversa dal solito.Miko e famiglia e Marco, come anche i più sfortunati che hanno dovuto ritirarsi per le ragioni già dette, Fabio, Lucia, Franco, Marine, Giuseppe e famiglia.
fine posso dire di aver fatto un buon lavoro di pianificazione, supportato anche molto da Miko che però non aveva la necessaria esperienza per valutare la lunghezza delle tappe. Ma la sua caparbia volontà di far tornare i conti è stato il motore che ha portato ad intestardirsi cercando la quadra che permettesse di fare questo lungo giro in terra libica.le sue spinte forse avrei rinunciato, ma ciò che ha consentito di effettuare il viaggio è stato il maggior tempo disponibile, senza i due giorni in più avremmo potuto goderci molto meno il viaggio e lo avremmo vissuto con la preoccupazione di non poter perdere neppure mezza giornata.che l'ideale sarebbe fare un percorso analogo con qualche giorno ancora in più, in modo da poter dedicare alla meta finale più tempo e potersi dedicare più a lungo all'esplorazione del massiccio di Al Awaynat oppure per aggiungere la visita alla “Crater Oasis” celata dall'eruzione vulcanica di Al Haruy.sappiamo che in ogni viaggio c'è sempre qualcosa che si sarebbe potuto fare in altro modo...una volta abbiamo goduto della compagnia dell'ottimo Laktar ed abbiamo potuto scherzarci assieme apprezzandone la simpatia. questo viaggio, il percorso non era molto noto ed al di fuori dalle rotte turistiche “standard” anche di chi fa questo genere di viaggio. Non abbiamo esplorato niente di nuovo ma neppure percorso piste note o trafficate.siamo resi un po' più conto dei dubbi e dei rischi che si possono correre in viaggi che cominciano ad essere fuori dalla norma, cosa che aumenta il bagaglio di esperienza necessario a trasformare un turista in viaggiatore, anche se la strada è ancora lunga ed il mondo sempre vasto come prima e più di prima...
di Carlo Giardina

della spedizione:
“Kufra”, Erica, Irene Giardina e Fabiola Giulianisu “GranPasso”, Land Rover Defender 110 Td5;
”makroni”,
Marta Montanari e Gabriella Palearisu “Pigra”, Land Rover Defender 110 Td5 ;
Scofet“” su Nissan King Cab;
(guida libica tuareg), “terrorista” (driver libico) su Toyota 4500 EFI;
“carbratori” (driver libico), “” (cuoco), e (gli aggregati inglesi)su Toyota HDJ80 trasformato in 4500 benzina;
(poliziotto turistico libico).




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