Gule Gule


Vai ai contenuti

Resoconto viaggio 2010-2011

Viaggi > Libia

LIBIA - 18 dicembre 2010 / 9 gennaio 2011



18/12/2010
L'idea di andare in Libia per la quinta volta non riesce ad emozionarmi. Nella mia mente continuo a pensare ai disagi legati al dormire in tenda nel deserto in inverno. Anche se siamo in Africa, di notte la temperatura può andare anche sotto zero e se poi al tramonto si mette a tirare il vento, diventa anche sgradevole cenare, non ci si può fare la doccia per giorni... Questa volta non c'è l'emozione di vedere cose nuove a controbilanciare i disagi. Ora che sono a bordo del Defender, sto percorrendo l'autostrada che ci porterà al porto di Genova dove prenderemo il traghetto per Tunisi e guardando fuori dal finestrino vedo scorrere i campi coperti di galaverna, mentre un pallido sole fa capolino a tratti facendosi faticosamente strada tra la nebbia, guardo il termometro sul cruscotto che indica una temperatura di -6 gradi alle 10,30 del mattino, mi viene da pensare Africa, sto arrivando!

Ma il viaggio si preannuncia travagliato. Infatti all'altezza di Masone troviamo circa 5 Km di coda per un incidente e noi abbiamo il tempo contato. La coda inizia proprio all'altezza dell'uscita che imbocchiamo senza esitare per ritrovarci a percorrere, sempre in coda, il passo del Turchino ancora coperto di neve. Nonostante la velocità ridotta, si procede per cui riusciamo ad arrivare al porto in tempo per il check-in e le pratiche doganali.
Siamo in navigazione da poco più di un'ora che ci rendiamo conto di avere la cabina piena di fumo, oltre a sentire un forte odore di plastica bruciata, che a pensarci bene, era presente anche al nostro arrivo. Usciamo dalla cabina in contemporanea agli altri passeggeri mentre arrivano alcuni uomini dell'equipaggio per fare uscire tutti e mandarci al ponte 6: tutto il ponte 5 infatti pieno di fumo dall'odore acre.
Passiamo sul ponte 6 tutta la serata prima di poter ritornare alle cabine ed il mare è anche mosso. Il fumo non c'è più ma l'odore permane insistente e ci accompagnerà per tutta la traversata. La versione ufficiale che si trattato di un cortocircuito in una cabina che ha dato fuoco al coibente.

19/12/2010
Arriviamo al porto di Tunisi che sono le 15,15: bentornati in Africa! Ci sono 18,5 gradi e c'è il sole... tutto un altro mondo, ma i contrattempi non sono finiti.

Quando al porto di Genova Carlo ha tolto il cb dalla macchina per nasconderlo (in Tunisia non è consentito usarlo), ha dimenticato di togliere l'antenna. Quando se ne rende conto ormai siamo nella zona dei controlli doganali e il doganiere che si avvicina proprio la prima cosa che nota. Per cui siamo costretti a tirarlo fuori e sprechiamo un'ora di tempo per la compilazione di moduli e per ottenere timbri. Alla fine il cb viene messo in una busta di nylon con un sigillo, potremo farcelo aprire alla frontiera con la Libia.
Usciamo dalla zona portuale che sono le 17,00 e arriviamo a Gabes che sono le 23,45, dopo esserci fermati a mangiare lungo la strada. Qui andiamo al solito hotel (Chems 38 dinari a persona con la colazione).

20/12/2010
Partiamo alle 9,30 e arriviamo alla frontiera tunisina che sono le 13,00. Grazie alla discutibile pratica della bustarella, cosa che personalmente mi rifiuto di praticare, alle 14,30 siamo in Libia. Perdiamo un ora a causa del differente fuso orario, la Libia è più ad est.

Qui ci aspettano il nostro amico Laktar, Abdallah, l'addetto dell'agenzia per le pratiche di frontiera ea all'uomo della Polizia Turistica che ci accompagnerà nostro malgrado. In Libia è ancora obbligatorio avere questo “angelo custode” oltre alla guida...
Arriviamo a Garyat a mezzanotte dopo esserci fermati a mangiare lungo la strada e facciamo campo vicino la grande area di servizio con albergo che abbiamo conosciuto l'anno passato. La temperatura continua ad essere mite, infatti fino a questo momento è stata tra i 22 e i 25 gradi.
Lo sportello del cambio pare essere particolarmente inefficiente, tanto che Laktar perde la pazienza e ci dice di andare, ci anticiperà lui un po' di soldi e cambieremo il resto a Sabha.

21/12/2010
Il mattino dopo partiamo che sono le 9,30., Irrinunciabile la sosta a Shwarif per un “Nescafè Cream”, l'unico modo qui di bere un caffè per un kebab. Proseguiamo senza fretta, ma dopo uno dei tanti posti di controllo della polizia, la macchina di Miko stenta a camminare: Carlo diagnostica subito un guasto alla pompa gasolio! “No problema!”, Granpasso un officina ambulante e das una dalle 1000 valigette di roba inutile con la quale Carlo ama sovraccaricarci ecco che spunta una pompa di ricambio. Pigra subisce un intervento nel deserto ed in paio d'ore è di nuovo efficiente. Arriviamo a Sabha alle 17,30. è tardi per far timbrare i passaporti e cambiare i soldi, lo faremo domani mattina. Laktar ci porta nei sobborghi della città dove suo cugino Mohamed ha un terreno, dormiremo lì. È una zona coltivata e nel terreno c'è una costruzione bassa adibita a locale di ritrovo: arredamento... assente, in perfetto stile arabo. Moquette e cuscini, essenziale ma piacevole ed accogliente.

Poco dopo il nostro arrivo, arriva anche Mohamed con la cena, adana kebak, riso e meschuia direttamente da un ristorante turco di Sabha. La globalizzazione è arrivata anche il Libia! Ceniamo assieme, poi Laktar va via con suo cugino per prendere la macchina da deserto, un pik-up 4x4 Toyota. È la macchina di Lamine, un amico di famiglia. Domani si parte finalmente per il deserto.

22/12/2010
La mattina andiamo a Sabha e mentre Laktar va dalla polizia con i nostri passaporti, noi parcheggiamo davanti un market dove facciamo la spesa. I tempi d'attesa per i timbri si prolungano per cui Gabriella ed io andiamo alla ricerca di panini da mangiare al volo, visto che l'ora di pranzo si sta avvicinando inesorabilmente. Sulla stessa via del market troviamo un bugigattolo dove fanno i panini con le falafel (polpette a base di ceci e versure). Mentre aspettiamo il signore che fa i panini inizia a parlare e scopriamo che viene dalla Siria (ecco perché fa solo falafel!). Quando gli dico che anni fa ho visitato la Siria suscito subito la sua simpatia.

Arriviamo al villaggio di Murzuq verso metà pomeriggio dopo 180 km di asfalto e abbiamo il tempo di visitare il forte ottomano che sovrasta l'oasi. Poi ci addentriamo nel deserto di altri 20 km circa riprendendo confidenza con la sabbia. Immancabilmente, puntuali come degli orologi svizzeri facciamo il primo campo tra le dune alle 17,30 in punto. Siamo tutti euforici e di ottimo umore, la sabbia del deserto evoca subito sensazioni piacevoli e cominciamo ad assaporare l'essenza di un viaggio itinerante in Africa.
Dopo cena abbiamo modo di conoscere Lamine, il proprietario della macchina che abbiamo visto di sfuggita a Sabha. È un giovane tuareg che ha la famiglia divisa tra Libia, Algeria e Mali. Scopriamo che l'altro Lamine che conosciamo, la guida algerina del viaggio del Tadreart del 2008, è un amico di suo fratello che abita a Djanet.
Mentre beviamo il primo di una lunga serie di thè intorno al fuoco, Lamine prende la chitarra (che questa mattina era stata data a Maurizio da mettere in macchina) e inizia a suonare. Capiamo subito che non un dilettante e infatti ci dice che suona con un gruppo a feste e matrimoni.

23/12/2010
Il mattino dopo partiamo verso le 9,00. Ci attendono quattro giorni di quelle che sono le dune più alte ed imponenti del Sahara, un percorso di quasi 400 km impegnativo ma di bellezza impareggiabile. La temperatura sale rapidamente fino ad arrivare intorno i 32 gradi e anche la minima della notte precedente è stata sorprendentemente alta per questa stagione (10 gradi!). Ma è un caldo secco e c'è sempre un po' di brezza che lo rende estremamente piacevole, specialmente se si pensa al gelo lasciato in Italia.

Abbiamo percorso circa 180 Km e sono circa le 13,00 quando accade quello che da anni disturba il mio entusiasmo per le dune... La macchina di Maurizio e famiglia si ribalta su di un fianco!
Arriviamo che il fatto è già avvenuto, Marta è già sulla duna a destra e piange disperata, Gabriella, Maurizio e il cane sono ancora nell'auto coricata sul lato destro.

Lo spavento di tutti è veramente grande ma per fortuna nessuno si è fatto male e a prima vista anche la macchina non sembra avere riportato danni seri. I pensieri vanno immancabilmente a cadere sulla possibilità di proseguire o su come terminare il viaggio se non si dovesse riuscire nel recupero del mezzo.
Dopo aver vuotato la macchina del bagaglio, gli uomini si danno da fare per cercare di raddrizzarla e i loro sforzi saranno premiati tre ore dopo. Ma il lavoro non e finito, il motore deve essere ripulito dell'olio che in tre ore di ribaltamento ha avuto modo di infilarsi attraverso il condotto del recupero vapori olio nei posti più impensati e per fare questo saranno necessarie altre tre ore di paziente smontaggio e rimontaggio. Fortunatamente Carlo conosce la Land come le sue tasche e Laktar è un ottimo meccanico, con il pregio di riuscire ad improvvisare come sa fare solo chi abituato ad arrangiarsi con il poco che ha. Dopo altre 3 ore di lavoro Pigra viene rimessa in moto in un nuvolone di fumo azzurro dovuto all'olio ancora presente nella turbina.

Facciamo campo sul luogo dell'incidente e ovviamente il morale piuttosto basso nonostante il successo del recupero del veicolo, che non è neppure molto danneggiato, solo qualche ammaccatura sulla fiancata destra, nessun vetro rotto.
Si discute della dinamica dell'incidente: un errore banale di valutazione, Laktar era fermo in una conca, Maurizio ha inspiegabilmente tentato di superarlo passando sui bordi inclinati, la velocità era bassa, la sabbia molle... Ma come sempre è inutile recriminare, poco importa perché è successo.

24/12/2010
Partiamo che sono già le 10,00 con l'umore non al massimo. Ma con il passare delle ore, lo spettacolo delle dune che si presenta ai nostri occhi, fa si che l'umore migliori. Inoltre ci sforziamo di trasmettere sicurezza e positività anche a Maurizio ed a Gabriella. Marta viaggia con noi riuscendo a distrarsi grazie alla compagnia di Erica ed Irene.

Laktar sceglie un percorso non troppo impegnativo, facendoci percorrere quando possibile i gassi (corridoi interdunali) ma le dune del Murzuk sono impegnative, questo lo sapevamo anche prima di partire. Idhan significa mare di sabbia, qualcosa di più di un semplice Erg. Qui le dune arrivano ad essere alta centinaia di metri, passiamo più volte sopra i 1000 metri mentre in genere questi territori si attestano attorno a 7~800 m di quota.
Le dune si susseguono alternandosi agli enormi gassi: salite, lunghi percorsi in cresta e lunghe ed impegnative discese ripidissime, conche profonde con ripide risalite... i “buchi neri”, che compaiono improvvisamente di fronte e sembrano ostacoli insormontabili. Vinco la mia paura per le discese, sono troppe e troppe frequenti per poterle scendere a piedi, anche se pure Lamine spesso abbandona il mezzo per proseguire a piedi. La macchina è sua ma lui non è capace a guidarla nel deserto ed ha paura.
Facciamo campo come sempre alle 17,30 in punto in un posto veramente spettacolare e dopo cena ci scambiamo i regali Natale.

25/12/2010
Altra giornata passata immersi nelle dune del Murzuk. Il percorso diventa ancora più impegnativo, ma con le difficoltà aumenta anche la bellezza dei paesaggi. Maurizio continua ad essere bloccato e nei traversi su sabbia molle spesso si impressiona. L'incidente ha lasciato il segno, essere in grado di guidare ancora in queste condizioni non è certo uno scherzo, ma riusciamo comunque ad avanzare. Siamo spesso costretti a scendere dalla macchina per superare le salite più ripide con sabbia molle: Granpasso è generoso ma con il carico cinque persone ed il cane sono troppe. Spesso occorre superare dune con la cresta molto affilata, dove occorre arrivare alla velocità giusta per riuscire a superarle senza che la macchina spanci sulla cresta ma senza esagerare per evitare pericolosi salti. Le discese sono ripidissime e la macchina scende lentamente ed inarrestabile, occorre un allineamento perfetto sulla linea di massima pendenza, altrimenti il rischio di ribaltarsi è grande. Scendendo, la sabbia spinta in avanti dal mezzo produce un rombo ritmico che sembra il motore di una moto, un effetto acustico curioso ed impressionante. Verso sera facciamo campo a 8 Km dal Col d'Anaj prima che l'erg lasci del tutto il posto all'hammada del Mssak Mallat.


26/12/2010
Arriviamo Col d'Anaj prima delle 10. Un posto spettacolare che si affaccia sull'Algeria.

Qui il Mssak (altopiano piatto) è interrotto da profonde valli scavate da imponenti processi di erosione in epoche remote. All'orizzonte si staglia una fetta di altopiano, in mezzo alla valle svettano montagnole coniche, la sabbia arancione contrasta il nero della roccia rendendo i paesaggi davvero maestosi. Dopo le doverose foto dall'alto, seguiamo Laktar che ci fa scendere, fino ad arrivare al rottame di un 4x4 Mitzubishi abbandonato durante un'edizione della Parigi/Dakar di non so quale anno. Qualche foto e via, siamo in territorio algerino e non vorremmo essere intercettati da qualche pattuglia di militari!
Ci dirigiamo verso un insediamento militare per chiedere se è possibile percorrere una pista che corre lungo il confine con l'Algeria e che porta direttamente nell'Acacus percorrendo una zona paesaggisticamente interessante. I militari si dimostrano irremovibili, la pista non si può percorrere e secondo gli ordini dei militari noi non dovremmo neppure essere lì perché il colle e le zone limitrofe sono state chiuse ai turisti qualche giorno prima. Naturalmente ne' Laktar ne' il poliziotto potevano saperlo, visto che arrivavamo da quattro giorni di deserto.
Non fanno storie per il fatto che siamo lì ma dobbiamo tornare indietro e arrivare nell'Acacus per la via più noiosa. Questi avamposti delle zone desertiche sono impressionanti, piccole costruzioni, una cisterna di acqua, un pollaio. I militari sono quasi tutti neri, abbastanza trasandati ed abbandonati a se stessi. Uno dei militi ci chiede se abbiamo qualche antibiotico per gli occhi, gli diamo quello che possiamo e riprendiamo il viaggio.
Facciamo sosta pranzo in una specie di oasi deserta caratterizzata da qualche cespuglio verde e qualche albero di acacia africana con il tipico ombrello.
Arriviamo all'inizio dell'Acacus in tempo per fare campo e Lamine ci prepara il pane cotto nella sabbia che mangeremo in una chorba (minestra) a base di verdure. La temperatura decisamente scesa e soffia uno sgradevole vento.

27/12/2010
Rieccoci nel Djebel (montagna) Acacus, per noi è la terza visita. Si tratta di una vasta area rocciosa con il fondo di sabbia, dove l'altopiano è stato eroso in profondità da antichi corsi d'acqua, generando canaloni e profonde valli con le pareti strapiombanti (wadi). L'area è ricca di antiche testimonianze di vita come graffiti e pitture rupestri che risalgono fino a 5000 anni fa conservati grazie al clima ed alla conformazione delle rocce a strapiombo. Stupendo anche il paesaggio, determinato dalle rocce dalle forme bizzarre e dalle dune di sabbia che si accumulano sulle pareti rocciose producendo magnifici contrasti di colore. Non mancano neanche cespugli ed alberi d'acacia a colorare il paesaggio. Passiamo la giornata in giro per l'Acacus ad ammirare i dipinti, incisioni e archi naturali. L'atmosfera è sempre bellissima e magica e non ci si annoia mai. Inoltre quest'anno ci sono meno turisti del solito, cosa che permette di visitare meglio questi luoghi: scopriremo che il minor afflusso di turisti è dovuto alla neve che ha bloccato i principali areoporti europei. Incontriamo anche un nomade che oltre ad offrirci in thè ci vende del formaggio di capra, delle formine schiacciate e rinsecchite che però hanno un buon sapore.

Di sera il vento si fa più forte rendendo impossibile stare intorno al fuoco, quindi ci ritiriamo in tenda presto.

28/12/2010
La giornata si preannuncia fredda e il maledetto vento che ha tirato tutta la notte non accenna a diminuire.

Veniamo a sapere che anche la pista che da Idri va a Derji è stata chiusa per ragioni di sicurezza (parlano di contrabbando ma abbiamo il sospetto si tratti di predoni o di militanti nelle formazioni terroristiche). Chiusa anche la famosa pista Ghadames/Ghat, quindi non possiamo andare a Ghadames via hammada. Potremmo arrivarci solo via asfalto ma non ci sono strade dirette, servirebbe fare un giro lunghissimo ed assurdo. Poi siamo qui per fare deserto, quindi rinunciamo all'idea di andarci, per noi sarebbe comunque stata la terza volta.
Usciamo dall'Acacus per una via che non avevamo mai fatto e che ci permette di vedere delle pitture rupestri molto belle. Incontriamo un fuoristrada con dei conoscenti di Laktar che gli comunicano suo zio (il fratello del padre) morto qualche giorno prima. Laktar se lo aspettava, infatti ci aveva detto che era molto malato.
Arriviamo a Sardeles per mangiare, fare gasolio e un po' di spesa e in men che non si dica diventano le 17,30, mentre due fuoristrada della polizia girano ripetutamente per il paese.
A quel punto Laktar ci dice che la polizia ci ha individuato (siamo gli unici stranieri in paese!) e che essendo ormai le 17,30 pensa non sia il caso di andarsene, quindi ci fermiamo in uno dei due campeggi che ci sono in paese.
Arriviamo che il campeggio vuoto ma nel giro di poco arriva un gruppo di quattro macchine italiane. Molti hanno bambini e Marta ed Irene giocano con loro. Pensiamo a come rimodulare l'itinerario per tener conto del divieto su Ghadames e decidiamo di visitare Wadi Aramat, Wadi Maghidet, Ghat ed il Mssak Mettendush.

29/12/2010
Ripartiamo alla volta del Wadi Aramat, una valle alluvionale abbastanza verde che si inerpica sulle montagne che in Algeria vengono chiamate Tassili N'Adjer, la zona che abbiamo attraversato qualche anno fa per raggiungere Djanet ed il Tadrart. La pista che si addentra nel wadi è piuttosto stretta e tortuosa e reca i segni di recenti inondazioni ma ne vale la pena perché le pitture rupesti che nasconde sono tra le più belle che abbia mai visto. Il wadi è ricco di vegetazione e vediamo un pozzo d'acqua e diversi capanni dove i locali si nascondono quando vengono a cacciare ma gli unici animali che riusciamo a vedere sono due cornacchie nel tentativo di scacciare un'aquila.

Ci allontaniamo da Wadi Aramat e facciamo campo a pochi chilometri da Wadi Maghidet.

30/12/2010
Arriviamo presto a Wadi Maghidet. Si tratta del Tassili libico, un sito veramente particolare, una vasta area di pinnacoli rocciosi scuri di origine vulcanica dalle forme bizzarre che spuntano da un terreno a fondo sabbioso. Sembra di camminare tra i ruderi di viali di un'antica città perduta nel deserto. Facciamo un giro a piedi, solo una piccola parte è accessibile alle macchina perché dove il rilievo si abbassa ed i pinnacoli diventano più imponenti il fondo sabbioso diventa troppo poco compatto per poterci transitare con un auto. La temperatura è piacevole e il posto stupendo come lo ricordavo ma un po' più trafficato: si scorgono ovunque impronte di piedi umani, cammelli, fuoristrada... Decidiamo di fermarci tutto il giorno e di dormire lì. Mangiamo, beviamo il thè , Marta e Irene fanno un po' di compiti e si scatenano in arrampicate e salti da circo, Lamine suona la chitarra e canta, regalando sensazioni davvero magiche.

Una giornata di relax, dove incrociamo anche un gruppo di Avventure nel Mondo con qualche problema di comunicazione con la loro guida. Dopo qualche chiacchiera Laktar si offre per appianare le incomprensioni. Questa sosta ci voleva e ci permette di recuperare un po' di forze: anche se nella dinamica del viaggio non ce ne rendiamo conto, viaggiare sempre stanca.

31/12/2010
Il programma prevede di arrivare a Ghat, antica oasi carovaniera. Per raggiungerla, si può percorrere l'hammada o prendere la strada asfaltata che lo attraversa. La strada è disastrata, un asfalto solcato da migliaia di spaccature orizzontali e longitudinali dovute al caldo. Percorrerla è una sofferenza.

Arriviamo a Ghat verso le 14,00. il paese sembra deserto ma ci ricordiamo subito il motivo, è venerdì e sono tutti a pregare alla moschea. Aspettiamo che la preghiera termini e mangiamo un mezzo pollo a testa in un ristorantino. Poi andiamo a fare il giro della vecchia medina (3 dinari a persona) dove, alla fine del giro, incontriamo Salem il “terrorista”, uno dei libici che lo scorso anno accompagnava i due inglesi che lo scorso inverno hanno viaggiato con noi nel viaggio verso il Jebel Al Awainat e che aveva costantemente paura che gli rubassero la macchina. Ora accompagna un gruppo di turisti tedeschi.
Facciamo campo protetti da una grande duna pochi chilometri fuori Ghat, vicino al Castello del Diavolo, una montagna dalla forma di cattedrale dove secondo le leggende Tuareg vivono i djinn (spiritelli malefici). Siamo a poca distanza da una piccola oasi nota per essere una sorgente termale usata dai locali.
Dopo cena festeggiamo il capodanno alle 22,00 (come sempre) intorno al fuoco, bevendo thè e ascoltando Lamine che suona la chitarra e canta. Non mancano neanche i fuochi d'artificio che Carlo si porta dietro ogni anno per quest'occasione.

01/01/2011
Al mattino Laktar ci comunica che il poliziotto non vuole sentir ragione, per andare a Wadi Mettendush ci toccherà fare un assurdo giro fino a Germa invece che raggiungerlo tramite hammada. Non era in programma e quindi pretende che si passi prima dalla cittadina in modo tale da avvertire i militari della variazione. Sprecheremo una giornata, ma purtroppo non abbiamo scelta, anche le doti diplomatiche di Laktar falliscono.

Partiamo, e visitiamo rapidamente l'oasi termale: sarebbe un gioiellino, ma purtroppo è un vero immondezzaio! Ci sono due costruzioni, una per il bagno degli uomini ed una per le donne. Ma è tutto sporco e trascurato. Riprendiamo (imprecando) la strada d'asfalto distrutto già percorsa in senso opposto per arrivare a Ghat e la percorriamo fino ad arrivare a Germa, appena in tempo per visitare il museo prima della chiusura.
Andiamo a fare campo tra le le dune dell'erg Awbari.

02/01/2011
La pista per arrivare a Wadi Mettendush si snoda sul Mssak omonimo ed è abbastanza monotona e noiosa, tutto perfettamente piatto per chilometri e chilometri, qualche collinetta da aggirare, poca sabbia, l'orizzonte piatto lontano, i miraggi dovuti al sole. Costeggiamo ancora una volta l'Idhan Murzuk. Arriviamo al wadi ad ora di pranzo. Ora per accedere al sito bisogna pagare un biglietto d'ingresso (6 dinari a persona). Visitare il sito di pomeriggio non il momento migliore per la luce, ma è stato comunque piacevole rivederlo dopo cinque anni. Il sito noto per le incisioni rupestri, realizzate con tecniche uniche. Si tratta di numerose figure di animali da savana incise profondamente nelle rocce del wadi.

Facciamo campo tra le dune del Murzuk nonostante le proteste del poliziotto che vorrebbe ritornare a Germa. Ma è tardi per percorrere tutta la strada che ci separa dall'oasi.

03/01/2011
Arriviamo all'erg Awbari alla base del percorso che porta ai laghi e ci fermiamo nel campeggio più piccolo dove, mentre noi mangiamo, Laktar torna a Awbari per fare la benzina che non aveva fatto due giorni prima a causa dell'interminabile coda.

Mentre aspettiamo, qualcuno si fa la doccia. Scambiamo due parole con due italiani che fanno parte di un altro gruppo di Avventure nel Mondo.
Verso le 15,30 attacchiamo le dune e nel giro di poco vediamo il lago ormai secco di Mandara ed Hum el Maa. Facciamo campo poco distante dal lago Truna e nella notte vengono a visitare il nostro campo, sciacalli e topolini.

04/01/2011
Dopo una veloce visita a Truna, nel quale mettiamo a mollo i piedi. Truna è in realtà ormai solo una grande pozzanghera di acqua talmente salata da avere assunto una colorazione rossa. Qui anticamente gli abitanti della zona prendevano il sale che poi usavano per mummificare i morti.

Vediamo poi Hum Lassan, che non avevamo mai visto e pur essendo grande sembra essere tagliato fuori dal giro dei turisti perché meno accessibile essendo necessario superare alcuni grandi cordoni di dune per arrivare a visitarlo.
Proseguiamo scavalcando altre catene di dune, che sembrano non finire mai, lungo una via inventata da Laktar per evitare la pista principale molto frequentata e con sabbia molle piena di tracce di 4x4.
Arriviamo a Ma Fu, dove troviamo il solito mercatino Tuareg ed infine giungiamo a Gabron che sono già le 17,00.
Visto l'ora dovremmo fermarci ma secondo la tabella di marcia dovremmo anche essere a Sabha dove Lamine avrebbe organizzato con il suo gruppo musicale un concerto di musica Tuareg per noi.
Laktar decide di guidare la macchina di Miko, mentre un suo amico prende la guida del Toyota di Lamine e una terza macchia (un Toyota con a bordo altre tre persone) si unisce a noi. Ci dicono che è importante sbrigarsi in modo da arrivare alla fine delle dune prima che faccia buio.
Anche se la parte più difficile delle dune riusciamo a farla con un minimo di luce, l'ultimo pezzo prima di arrivare alla pista quasi pianeggiante abbiamo il “piacere” di doverlo fare al buio, dopo aver visto uno dei tramonti più belli che abbia mai visto in vita mia. Arrivati in prossimità dell'asfalto a circa venti chilometri da Sabha, l'amico di Laktar torna sul Toyota e ci saluta mentre Laktar riprende la guida della macchina di Lamine. Più tardi ci dirà che il signore era un colonnello della polizia che per lavoro percorre la pista Sabha/Gabron e ritorno tre volte a settimana.
Sono ormai le 21,00 quando andiamo a cenare al ristorante turco in città prima di tornare alla casa del cugino di Laktar che ci ospiterà come all'andata. Laktar andrà invece a casa sua per fare le condoglianze per la morte dello zio.

05/01/2011
Quando Laktar torna, Lamine e il poliziotto vanno via, mentre noi andiamo con Laktar a casa sua dove rivediamo la madre e un certo numero di cugini e fratelli già conosciuti qualche anno fa.
Dopo aver bevuto thè e karkade mangiato datteri, salutiamo e ripartiamo. Sono le 11,30, facciamo gasolio e una spesa veloce e Lamine ci raggiunge per salutarci e portarci un regalo. A Carlo e Miko da i pantaloni tuareg che loro volevano comprare , mentre per me e per Gabriella c'è un vestito.
Laktar prende a bordo della sua macchina da strada il poliziotto e partiamo. Ci fermiamo a mangiare nello stesso posto in cui ci siamo fermati all'andata e per dormire ci fermiamo lungo la strada a circa 50 Km da Sabrata a mezzanotte passata.

06/01/2011
Arriviamo poco dopo Tripoli che sono le 10,30. Laktar ci saluta, dice che l'agenzia gli ha telefonato dicendo che deve tornare a Tripoli, noi possiamo proseguire da soli fino in frontiera, ci raggiungeranno Abdallah e il poliziotto per le pratiche di frontiera.

Arriviamo in frontiera alle 12,15 ed infatti troviamo i due ad aspettarci, che ad un certo punto ci hanno superato ma che noi non abbiamo riconosciuto.
Arriviamo a Gabes che sono le 18,00 e andiamo al solito albergo Chems per la notte (28 dinari la camera + 19 dinari la cena a persona).
Sul canale BBC sentiamo parlare di disordini nella Tunisia dell'ovest.

07/01/2011
Partiamo con calma e andiamo a visitare l'anfiteatro romano di El Jem (8 dinari + 1 dinaro a macchina fotografica). Ne vale la pena, l'anfiteatro di poco più piccolo del Colosseo ma decisamente meglio conservato.

Sentiamo al telefono Giuseppe e famiglia, anche loro in Tunisia per cercare di incontrarci la sera, ma loro hanno già un albergo prenotato e non riusciamo a combinare.
Arriviamo ad Hammamet alle 17,30 e andiamo a dormire al Green Golf (31 dinari a persona cena compresa).

08/01/2011
Arriviamo al porto de La Goulette che sono le 10,30. facciamo subito il chek-in ed inizia una noiosa attesa. Alle 12,00 andiamo al paese de La Goulette per prendere qualcosa da mangiare e incontriamo Giuseppe, Paola e Ratha, anche loro in attesa d'imbarcarsi sul traghetto che alle 15,00. Mangiamo insieme poi alle 13,30 loro si avviano al porto. In realtà il loro traghetto partirà solo alle 17,00 mentre noi stiamo facendo i controlli doganali. La nostra nave che avrebbe dovuto partire alle 16,00 partirà invece alle 19,00. Mentre aspettiamo mi arriva un sms della farnesina che avvisa di tenersi lontano dagli assembramenti e parla di proteste dilaganti per il paese.

Sfortuna vuole che ci diano la cabina sul ponte 5 vicino a quella dell'andata dove si continua a sentire puzza di plastica bruciata.

09/01/2011
Traversata tranquilla e nave stracarica di gente. Sbarchiamo alle 19,00 e arriviamo a casa verso le 21,30.



Prima di partire non ero entusiasta di tornare in Libia per la quinta volta e molte persone che mi conoscono mi hanno sentito dire “Basta Libia!” e la cosa mi ha anche fatto guadagnare il soprannome di “Cassandra”, visto quello che sta accadendo mentre scrivo e mi sto chiedendo con tristezza quando e se riuscirà a tornarci. Perché devo dire che questo forse stato il viaggio più bello e in parte sono convinta sia dovuto proprio al fatto che era la quinta volta che ci andavo. Dopo tre viaggi con Laktar ormai possiamo dire di essere amici e le serate attorno al fuoco sono state veramente speciali. Vedere che sia Laktar che Lamine si sentivano a loro agio in nostra compagnia, (Lamine continuava a fotografarci con il suo cellulare) è stata una bella esperienza. Perché loro, i mitici Tuareg sono delle persone speciali e guadagnarsi la loro amicizia da un tocco speciale al viaggio.


“Si possono percorrere milioni di chilometri in una sola vita, senza mai scalfire la superficie dei luoghi e imparare nulla della gente appena sfiorate. Il senso del viaggio sta nel fermarsi ad ascoltare chiunque abbia una storia da raccontare.“
Piero Cacucci.














Torna ai contenuti | Torna al menu