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TURCHIA 31-07-2010 / 25-08-2010
Partenza alle 9,30. Secondo gli organi d'informazione, questa è una giornata da bollino nero per il traffico ma tutto fila liscio, senza particolari intoppi.
Perché a ogni partenza si accompagna la sensazione di avere dimenticato a casa qualcosa d'importante? Forse perché a volte è effettivamente così ma fortunatamente non sembra essere questo il caso.
Questa volta abbiamo deciso di arrivare in Turchia via strada, è dal 2005 che non lo facciamo e allora c'erano ancora dei tratti di autostrada non ultimati ma secondo le nostre informazioni ora non è più così.
Arriviamo alla frontiera con la Slovenia alle 16,30 e anche qui non troviamo neanche l'ombra di una coda. Ci fermiamo prima di passare la frontiera per comprare l'abbonamento per l'autostrada e paghiamo 15€ per una settimana anche se lo utilizzeremo solo per due giorni, ma non esiste altra possibilità.
Arriviamo per dormire a Otoçek dove sappiamo esserci un campeggio (già visitato in occasione del viaggio del 2005). L'aria è fredda e c'è molta umidità e scopriamo anche che il costo del campeggio è notevolmente aumentato (30€ per 4 persone per un campeggio che non offre assolutamente nulla tranne dei servizi igenici appena decenti).
Partiamo prima delle 9,00 e varchiamo la frontiera con la Croazia che sono le 12,00 e due ore dopo quella con la Serbia. Il traffico è scarso e la temperatura si aggira intorno i 26 gradi. Alle 20,30 arriviamo alla frontiera con la Macedonia dove facciamo circa ½ ora di coda. Una volta in Macedonia troviamo difficoltà a trovare un posto dove fermarci per dormire. Proviamo a chiedere e ci indicano un campeggio che non esiste, allora proviamo a chiedere se possiamo dormire presso un distributore di carburante e ci rispondono che non sono dei motel. Alla fine ci fermiamo a un centinaio dalla frontiera con la Grecia nel parcheggio davanti ad un motel abbandonato, dove c'è già un camper parcheggiato.
Sono le 24,00 passate il posto è rumorosissimo e a stento si riesce a dormire. Ci svegliamo alle 7,00 del mattino senza difficoltà e un ora dopo siamo pronti per partire per arrivare alle 9,30 alla frontiera con la Grecia dove troviamo coda.
Dopo più di un ora durante la quale avanziamo di pochi metri, improvvisamente la situazione si sblocca e cominciano a fare passare tutti senza neanche controllare i passaporti. Dopo essere arrivati a Tessaloniki prendiamo l'autostrada e alle 17,50 (ora greca, 18,50 ora turca) siamo alla frontiera con la Turchia dove troviamo il deserto e in pochi minuti siamo in Turchia. Anche qui abbiamo difficoltà a trovare un posto dove fermarci a dormire e alla fine ci fermiamo a circa un centinaio di Km da Istambul in un posto che chiamare campeggio è un'esagerazione, ma la mezzanotte è passata da un pezzo e siamo troppo stanche per fare gli schifignosi per cui paghiamo 30Lt a macchina (circa 15€) per accamparci in un prato e usufruire di servizi igenici a di poco fatiscenti tanto che rinunciamo a fare la tanto agognata doccia tanto fanno schifo.
La mattina partiamo diretti a Istambul dove arriviamo dopo circa 1 ora e ½ . Entriamo in città dopo aver telefonato ad Enrico (un amico conosciuto in Cappadocia, in occasione del viaggio del 2005 e incontrato poi le volte successive). Su sua indicazione parcheggiamo dietro a Topkapi e da lì andiamo a piedi verso la fermata di Sultanahmet dove Enrico lavora. Facciamo due chiacchiere e beviamo il nostro primo çai (the nero) della vacanza.
Riprendiamo la macchina e decidiamo di prendere il traghetto per passare il Bosforo invece del ponte (paghiamo 10,70 Lt macchina e 4 persone).
Una volta dall'altra parte scopriamo che per prendere l'autostrada bisogna comprare una tessera prepagata del valore di 50Lt e decidiamo di rinunciare e percorrere la statale che costeggia l'autostrada. Ma la scelta non si rivela una scelta felice, si avanza lentamente e questa zona della Turchia è ancora molto abitata per cui abbiamo difficoltà a trovare un posto per la notte, che troviamo nel parcheggio di un ristorante in riva ad un piccolo lago, dove ci permettono di dormire in cambio della cena che consumiamo su di una specie di palafitta sull'acqua. Il posto è carino e un po' considerando dove ci troviamo.
Il giorno dopo arriviamo verso ora di pranzo a Safranbolu piccolo villaggio situato a nord est, dove le antiche case in stile ottomano sono state restaurate e beneficio di un turismo locale. La temperatura si aggira intorno ai 37 gradi, mangiamo velocemente per la strada e ci precipitiamo a fare un giro per il paese che ancora non è invaso dai turisti visto l'ora.
Veniamo subito avvicinati da un signore che ci invita ad entrare in una casa in stile ottomano perfettamente restaurata. Si tratta di una pensione e ci dice che possiamo visitarla senza problemi. Entriamo lasciando le scarpe fuori dalla porta secondo l'uso locale e ci ritroviamo in una fresca stanza dai soffitti alti e il pavimento in pietra ricoperto da tappeti. Una grande scala in legno porta al piano superiore dove ci sono le stanze da letto e una grande sala dove troviamo una coppia di Milano. Qui i pavimenti sono in legno e anche qui ci sono tappeti ovunque. Proseguiamo il giro del paese dove troviamo un piccolo suk per turisti dove rimaniamo colpiti da una giovane donna turca vestita con gli abiti tradizionali e il velo in testa, ma con ai piedi un paio di scarpe “All Star”.
Sulla piazza principale possiamo ammirare le cupole recentemente ristrutturate dell'hammam degli uomini.
Verso le 18,00 partiamo per cercare un posto dove accamparci per la notte e lo troviamo nei pressi di Eski Pazar.
Il giorno dopo ci fermiamo a visitare Amasya. Non era una visita programmata ma leggendo sulla guida Lonely Planet che si tratta di una cittadina in stile ottomano adagiata lungo le rive di un fiume, con un castello arroccato sulla montagna che domina la valle, decidiamo di fermarci per una breve visita.
Per la notte ci accampiamo sul cucuzzolo di una collina nei pressi di Erbaa.
Il mattino dopo ci dirigiamo verso Erzican dove arriviamo verso le 15,00 e ci fermiamo a fare la spessa nello stesso supermercato (decisamente grande e ben fornito) cove ci eravamo già fermati nel viaggio del 2008. Non è stata una scelta ma dopo giorni di viaggio verso est è il primo posto abbastanza grosso che s'incontra. Fatta la spesa proseguiamo verso Erzerum e cerchiamo un posto per fermarci subito all'inizio della valle di Tortum. In modo del tutto casuale troviamo una strada sterrata che sale sul lato destro della vale, la seguiamo e questa ci porta ad un grande forte militare abbandonato. Il posto è bello anche se spettrale.
Il mattino dopo iniziamo a percorrere la valle di Tortum, una delle valli georgiane. La strada si snoda lungo il fondo valle fiancheggiano il torrente omonimo. Deviamo dalla strada principale due volte, la prima per vedere il monastero di Habo, la veconda per la chiesa di Ork Vank. Entrambi i monumenti georgiani sono in pessime condizioni e per il secondo ci chiedono ben 15 Lt (circa 7,5 €) per parcheggiare la macchina pochi minuti, giusto il tempo di scattare qualche foto. Sinceramente non ritengo valgano la pena le deviazioni fatte per vedere le due chiese.
Più avanti nella valle visitiamo le cascate di Tortum (Tortum ?alalesi) che hanno un salto ci circa 400 m anche se in questa stagione l'acqua scarseggia, sono comunque un bello spettacolo. A Velliköy deviamo nuovamente dalla strada principale e ci ritroviamo a percorre strade sterrate che attraversano villaggi dove le case sono in legno tipo le nostre baite trentine. Qui il paesaggio è di tipo alpino, la valle è molto larga, ci sono pascoli verdi e boschi di conifere altissime. Raggiungiamo il Sahara Milli Parki che sta facendo buio. Si tratta un parco naturale con un lago in mezzo ai boschi. Il posto è molto bello e sempra di essere in Austria più che in Turchia. Sulle rive del lago c'è una specie di rifugio dove è possibile mangiare e campeggiare (paghiamo 22 Lt a macchina).
Le valli georgiane sono belle ma la gente è poco ospitale e in alcuni casi abbiamo incontrato persone veramente scortesi, li abbiamo trovati molto diversi dai turchi che siamo sempre stati abituati ad incontrare.
Proseguiamo verso le valli armene e dopo un passo a 2500 m di quota, il paesaggio cambia radicalmente. I pascoli verdi e i boschi di conifere lasciano il posto alla steppa.
Gli alberi sono completamente assenti e l'erba è rada e gialla. Mandrie di mucche e pecore pascolano libere e c'è qualche tenda e i pastori si muovono a cavallo. Per un attimo ho l'impressione di essere arrivata in Mongolia.
Arriviamo ad Ardahan, una cittadina con una strana atmosfera, adagiata su di un grande altopiano stepposo. La città in se non è degna di nota ma il luogo in cui sorge lo trovo suggestivo. Ci fermiamo brevemente per visitare un una fortezza ai margini del villaggio.
Proseguiamo quindi verso il lago Çildir e verso sera arriviamo a Kars dove ci fermiamo a fare un po' di spesa, per poi proseguire verso Ani. Ci fermiamo per dormire a circa 10 Km da Ani, nel parcheggio di un ristorante dove in cambio ceniamo per 20Lt a testa. Il posto è squallido e il cibo scarso, insomma una scelta infelice ma qui non c'è molta alternativa visto che ci troviamo su di un altipiano a 2000 m dove tra un villaggio e l'altro ci sono solo campi coltivati.
La mattina ci svegliamo presto e alle 7,15 siamo davanti i cancelli del sito. Peccato che però apre alle 8,00. A questo non avevamo pensato e mentre ci guardiamo intorno e scattiamo qualche foto alle possenti mura, inavvertitamente suono il clacson della macchina e in pochi minuti arriva il custode, ancora in pigiama che ci apre i cancelli (5 Lt a testa). Ovviamente siamo gli unici ad aggirarci per le rovine e solo a metà mattinata, quando ormai siamo in uscita cominciamo a vedere i primi gruppi di turisti arrivare.
Proseguiamo verso il Monte Ararat e a Igdir, facciamo una deviazione per vedere un karavansaray indicato da un cartello turistico. Dopo una stretta strada che s'inerpica tra le rocce, arriviamo davanti a un caravanserraglio ristrutturato circondato da una recinzione con il cancello chiuso. Chiediamo informazioni a un signore sul lato opposto della strada in attesa di un pulman, che ci dice che bisogna rivolgersi alla vicina caserma di militari di Okulu che si vede alla sinistra della costruzione. Andiamo a chiedere e arrivano in quattro. Quello più alto in grado ci apre cancello e posta mente due rimangono fuori, kalashnikov in spalla a sorvegliare le macchine. Visitiamo la costruzione e il militare ci dice che è tutt'ora a disposizione dei viaggiatori.
Torniamo a Igdir e proseguiamo prendendo una strada che si trasforma subito in strada sterrata che parte a destra del Monte Ararat. Ci inerpichiamo sulle montagne passando in mezzo a villaggi di pastori dove un paio di volte dobbiamo chiedere informazioni visto che la strada principale si dirama in altre piste. Lo spettacolo del Monte Ararat al tramonto vale la pena di fare la deviazione. Arriviamo a Do?ubayazit che è già buio. Andiamo al campeggio di Murat che si trova ai piedi del palazzo di Ishak Pa?a e grazie al vento fortissimo che tira, siamo costretti a mangiare al ristorante del campeggio.
Il mattino dopo visitiamo il palazzo. Per noi è la seconda volta ma nel 2008 gran parte del sito era inaccessibile. Arriviamo troppo presto e dobbiamo aspettare più di un'ora per l'apertura. Così possiamo inorridire vedendo da fuori il discutibile lavoro che hanno fatto, coprendo gran parte della costruzione con una copertura in vetro che rovina l'estetica del palazzo. In compenso da dentro queste coperture non disturbano più di tanto e lo spettacolo offerto dal restauro dell'harem è veramente notevole. (il biglietto d'ingresso è di 5 Lt a testa bambini esclusi). Finita la visita facciamo la spesa a Do?ubayazit e ci fermiamo a mangiare alle cascate di Muradye. Arriviamo sul lago Van che sono le 18,00 e proseguiamo verso Ho?ap ma non ci arriviamo e ci fermiamo a dormire vicino a un distributore di benzina.
Il mattino dopo visitiamo il castello di Ho?ap dove incontriamo una coppia di Milano con un Toyota 78 per proseguire lungo una strada che porta prima ad una delle frontiere con l'Iran per poi proseguire lungo la frontiera con l'Iraq. Siamo in pieno territorio Kurdo e incontriamo chek point militari ogni 20-25 Km. Ad ogni chek point i militari si premurano di dirci di non fermarci a dormire nella zona ma di arrivare fino a Mardin.
In uno di questi chek point incontriamo una coppia con bambino di svizzeri diretti in India via Iran e Pakistan. É la terza volta che ci vanno e hanno cinque mesi per farlo.
La strada passa in mezzo a paesini e a gole rocciose, il paesaggio è bello anche se si avanza lentamente trattandosi di una strada di montagna. La gente che incrociamo è sorridente e quando ci fermiamo a mangiare all'ombra di un albero in un agglomerato di case a prima vista deserto, veniamo avvicinati da un ragazzo, seguito da un gruppo di bambini che a prima vista si direbbero fratelli visto la somiglianza. Il ragazzo non parla inglese ma è ansioso di comunicare in un modo o nell'altro e ci offre dell'acqua.
Fa comunque una certa impressione incrociare un gregge di pecore di ritorno dai pascoli portate in giro da un pastore con un kalashnikov in spalla.
Il tentativo di arrivare a Mardin per dormire fallisce, anche perché la strada che imbocchiamo ad un certo punto è quella che costeggia la frontiera con la Siria è molto trafficata, per cui è mezzanotte passata quando decidiamo di fermarci a dormire in un area di servizio dopo avere chiesto il permesso a un signore che fa in guardiamo notturno nella stazione a circa 70 Km da Mardin.
Arriviamo a Mardin in mattinata, facciamo un breve giro del paese e del suk. Partiamo dopo aver pranzato in un ristorante nella via principale alla volta del Nemrut Da?i (quello della tomba di re Antioco). Prendiamo una strada che solo una volta arrivati ci accorgiamo che finisce sulla riva di una delle ramificazione dell'immenso lago formato dalla diga Ataturk, per attraversarlo è necessario prendere un battello che parte ad orari e arriviamo in tempo per prendere l'ultimo.
Sono le 20,30 quando arriviamo ad un campeggio situato all'inizio della strada che porta al Nemrut dove paghiamo 5 Lt a testa e ci facciamo fregare ancora una volta con la cena (7 Lt a testa per riso e circa ½ pollo da spartire in 7).
Risveglio al rallentatore, doccia, bucato e partenza alle 9,45 visita al sito, pranzo. Ci fermiamo a dormire nelle vicinanze di Malatya.
Partiamo diretti a Uçisar ma prima di arrivare, a Karatai vediamo passando sulla strada un caravanserraglio molto grande perfettamente restaurato circondato dalle casette un po' cadenti del villaggio. Il posto sembra chiuso ma ci fermiamo per scattare qualche foto da fuori. Mentre parcheggiamo arriva un vecchietto seguito da un bambino che lentamente attraversano la strada e si dirigono verso il grande portone del caravanserraglio con delle enormi chiavi in mano. Il vecchietto apre il portone e aspetta che entriamo. Comincia a parlare in turco illustrando i vari locali. Il posto è veramente bello, c'è l'immancabile moschea, l'hammam e le stanze private destinate ai viaggiatori più ricchi, un ampio cortile con porticato e una grande stanza dove venivano alloggiato sia gli animali che le persone.
Arriviamo a Uçisar nel tardo pomeriggio e andiamo subito al negozio di Faruk, dove troviamo lo stesso Faruk e Hasan il quale telefona subito a casa e nel giro di poco arriva anche Meryem (una ragazzina dell'età di Irene che la volta scorsa aveva legato con Erica) che ci porta a casa dove troviamo Rabia e Kerim e come spesso capita da queste parti ci invitano per cena. Raggiungiamo quindi Fabio Lucia e Giuseppe che nel frattempo sono andati a cercare un posto in campeggio a Goreme (Kaya Camping 30 Lt per 4 persone).
Mentre veniamo via da Uçisar incontriamo anche Marco e Claudia, due ragazzi che abbiamo conosciuto nel 2008. Arrivati in campeggio, abbiamo solo il tempo di una doccia prima di ritornare a Uçisar per la cena.
Il giorno dopo passiamo la mattinata ad oziare mentre Erica e Irene si sfogano nella piscina del campeggio. Nel pomeriggio riceviamo un sms da Federica e Stefano, anche lor o sono a Uçisar e alloggeranno a Kale Konak, la guesthouse diretta da Hasan.
Arrivati al solito punto di ritrovo (Galerie Faruk) troviamo oltre a Faruk Mehmet (il socio di Faruk) anche Hasan, Marco, Claudia e abbiamo modo di conoscere anche Davide e Franca, una coppia di Milano con i quali scopriamo di avere amici in comune. Ci diamo appuntamenti tutti all'Orient, il migliore ristorante di Goreme e andiamo a Kale Konak per salutare Federica e Stefano prima di andare a cena.
Partiamo dalla Kapadokya dopo essere passati per i saluti da Uçisar e ci dirigiamo a Hattu?a dove arriviamo nel pomeriggio per fare un breve giro del sito che in realtà richiederebbe parecchie ore vista la sua vastità, anche se a dire il vero non è rimasto molto in piedi dell'antica civiltà ittita. Ci fermiamo a dormire nelle vicinanze di Kirikkale.
La mattina partiamo presto e prendiamo l'autostrada poco prima di Ankara e arriviamo a Istambul verso ora di pranzo, questa volta percorriamo il ponte autostradale per attraversare il Bosforo e tornare in Europa. Verso le 19.00 passiamo la frontiera turca e poco dopo siamo in coda a quella greca, dove dobbiamo aspettare circa un'ora con il caldo umido e le zanzare che ci tormentano per poi arrivare davanti al poliziotto che non prende neanche in mano i passaporti per controllarli. Arriviamo al campeggio municipale di Alexandropuli poco prima delle 22.00.
il mattino ci svegliamo tardi e partiamo ancora più tardi (sono circa le 11,00) dopo aver conosciuto tre coppie di sud africani in viaggio da tre mesi e diretti in Giordania per poi ritornare a casa via Egitto e Africa orientale. Arriviamo al campeggio delle Meteore verso le 19,00 e le bambine hanno ancora il tempo di fare un breve bagno nella piscina del campeggio prima di andare a cena al ristorante.
Il mattino dopo accompagnamo Giuseppe a Igoumenitia a fare il chek-in per il traghetto che dovrà prendere a mezzanotte e proseguiamo per Mitika dove ci aspetta il padre di Lucia. Alle 18,00 Giuseppe ci saluta e noi rimaniamo lì per 5 giorni a fare un po di mare.
Il 24 agosto andiamo a Igoumenitia per vedere se troviamo un traghetto ad un prezzo decente per il ritorno, nessuno di noi ha voglia di rifare i Balcani per tornare indietro e troviamo due posti auto e sei passaggi ponte con la Super Fast (305 € per 4 persone passaggio ponte e auto) con partenza alle 20,00. Arriviamo ad Ancona verso le 13,00 e dopo circa sei ore di autostrada siamo a casa.